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Serve eccome il flusso continuo degli immigrati...

di Antonio Catalano - 14/02/2026

Serve eccome il flusso continuo degli immigrati...

Fonte: Antonio Catalano

Ieri sera ho seguito il dibattito su “4 di sera” di Rete4 con Del Debbio. Quelli di sinistra sdegnano questi programmi, a loro piacciono più quelli della Gruber o di Formigli, con la differenza che Del Debbio, rispetto al quale il sottoscritto è agli antipodi, almeno rispetta la logica liberale della par condicio (sempre nei limiti del bipolarismo istituzionale, s'intende) garantendo la presenza di ospiti di varie parti politiche mentre i conduttori di La7 non mostrano neanche queste attenzioni, essendo armati di intollerante totalitarismo illuminista.
Non volevo comunque parlare del solito doppiopesismo di questa sinistra perbenista sempre col ditino puntato, motivo per cui per essa io provi insofferenza (in aggiunta naturalmente alla più seria e profonda divergenza rispetto alla collocazione su questione cruciali). Non certo perché parteggi per la destra. Ma su questo devo essere sincero: questa almeno non è così ipocrita e moralista come l’altra. Ma passiamo all’intervento sul tema dell’immigrazione della parlamentare del Pd Paola De Micheli, imprenditrice e consulente in materia di agricoltura.
Nel suo intervento la De Micheli, come da copione, prima fa il solito discorsetto sui migranti che scappano dai propri Paesi per fame o perché perseguitati per vari motivi – cosa non vera perché in buona si tratta di immigrati “economici” – poi critica la destra che inventa l’emergenza per occultare la mancanza di una politica capace di affrontare altre e più decisive questioni.
Intermezzo. La degenerazione del dibattito politico bipolare produce “specializzazioni”. Nel caso dell’immigrazione la destra, almeno a parole, vuole limitarne i flussi, regolarli, e con la remigrazione mandare a casa quelli che delinquono. La sinistra, invece, critica la chiusura dei porti, predica accoglienza e inclusione e contesta la tesi che l’immigrazione comporti un problema di tenuta sociale, quindi di sicurezza. Con la differenza che la destra coglie la drammaticità di una situazione se non altro perché è vissuta come tale da buona parte della sua base elettorale; mentre la sinistra nega questa drammaticità in quanto la sua base elettorale è meno esposta (per collocazione di classe) alle conseguenze negative che l’impatto di flussi incontrollati produce.
Bisogna riconoscere che l’ingresso incontrollato di immigrati pone dei problemi seri di tenuta sociale. E sono i ceti popolari, non quelli dei quartieri alti, ad avvertire la difficoltà del vivere in quartieri con tassi di immigrazione elevati, spesso caratterizzati da una conflittualità inter-etnica che ha per oggetto il controllo del territorio al fine di coprire le proprie attività criminose (prostituzione, droga, controllo della forza-lavoro); per non parlare di quei tanti casi di immigrati sbandati, spaesati, spesso mentalmente disturbati che non di rado commettono violenze ai danni di persone e cose.
La De Michele fa discorsetti “buonisti” perché evidentemente non vive né tanto meno conosce le realtà sociali dove l’incidenza dell’immigrazione è alta. Ma la De Michele mostra bene di sapere come funziona il mercato e di quanto questo si alimenti di concorrenza spietata. Dice in sequenza: 1. «Dio solo sa quanti di questi immigrati noi abbiamo bisogno». 2. «Siamo infatti un Paese con una popolazione che continua a invecchiare». 3. «Abbiamo qualche decina di migliaia di posti non coperti dai lavoratori italiani».
Terminata quindi la retorica sull’accoglienza che favorisce l’arricchimento culturale e sociale la parlamentare pone questioni concrete, affrontate con il pragmatismo di un’imprenditrice dall’anima confindustriale.  
Ci sono lavori che gli italiani non vogliono più fare, dice la De Michele. Un ritornello che sentiamo da 40 anni. Ripetuto per convincerci della necessità dell’apertura totale delle frontiere per drasticamente ridimensionare il potere contrattuale dei lavoratori, della necessità di disporre di una continua offerta in eccesso di forza-lavoro a vantaggio della compressione del costo del lavoro. Niente di nuovo, un meccanismo noto e arcinoto.  
Gli italiani non fanno più certi lavori perché retribuzione e condizioni di questi lavori non sono compatibili con la vita di un cittadino che ha una serie di obblighi da osservare. Il lavoro è stato deregolamentato, precarizzato, deprezzato al punto che tutta una serie di mansioni sono più convenienti se affidate agli immigrati.
La De Michele non osa ricordare che è stata proprio la sua parte politica, dagli anni Novanta in poi, a darsi da fare affinché il lavoro perdesse le sue “rigidità”, perché si smantellasse la normativa legislativa che garantiva ai lavoratori un quadro di sicurezze sociali ed economiche. E queste “rigidità” potevano meglio essere superate se intanto si favorivano flussi migratori crescenti che un po’ alla volta, ma inesorabilmente, andavano a sostituire i lavoratori italiani in tutta una serie di comparti.
Gli italiani insomma non disertano certi lavori perché li schifano ma perché non possono competere con la forza-lavoro immigrata a buon mercato, su questo terreno sono perdenti. Riguarda i lavoratori italiani, ma anche gli stessi lavoratori immigrati quando questi sono costretti a misurarsi con le richieste più a buon mercato dei nuovi arrivati. Ecco perché molti immigrati di vecchia data vedono come minaccia i nuovi e irregolari flussi.
L’argomentazione della parlamentare Pd (durante il governo Draghi componente della Commissione Esteri e Finanze della Camera dei Deputati) è quindi una tipica argomentazione padronale, che vede la questione in termini di benefici economici che determinati ambienti ricavano dal surplus di flussi migratori. Che poi sorgano problemi reali di conflitto, di disagio, di sicurezza, di mancata (e spesso di impossibile) integrazione… un po’ di ideologia a buon mercato su accoglienza, inclusività e contro la cattiveria della destra fa sempre brodo, tanto di fessi che credono che gli asini volino ce ne sono tanti. Per la semplice ragione che non hanno mai visto un asino.