"No border": ci fanno o ci sono?
di Andrea Zhok - 02/08/2026

Fonte: Andrea Zhok
Di fronte ai fatti di Ceuta sono riemerse, tra le altre, prospettive “no border”.
Con “no border” si intende una rosa di idee per cui abolire le frontiere tra gli stati sarebbe giusto, bello e una compensazione per lo sfruttamento coloniale dell’Occidente.
Si tratta di tre idee fallimentari.
1) Che l’abolizione delle frontiere possa accrescere la giustizia in qualche forma è insensato. Le frontiere tra stati nascono per definire le aree di giurisdizione su cui le LEGGI di uno stato sono in vigore. Senza frontiere non sapremmo se a Viterbo sia da applicare la legge italiana, cinese o sudanese.
Il risultato di un’abolizione delle frontiere sarebbe l’inapplicabilità della legge, ergo il prevalere della legge del più forte.
2) Qualcuno pensa l’abolizione delle frontiere come semplice permesso automatico di mobilità universale, ingresso libero in ogni paese. Ma ogni sistema di servizi pubblici (infrastrutture viarie, soccorso agli indigenti, servizi ospedalieri, scuola dell’obbligo, pulizia delle strade, servizi di sicurezza, ecc.) sono forniti sulla base di un fabbisogno pregresso, per una determinata quantità di persone (cittadinanza) e sulla base dei contributi nel tempo di quei cittadini (tasse). L’erogazione di questi servizi ha margini di elasticità, ma non infiniti. Spostamenti di popolazione che modifichino in maniera significativa il fabbisogno mandano in panne i servizi pubblici.
L’esito di una mobilità transfrontaliera illimitata sarebbe semplicemente l’estinzione dei servizi pubblici (la spinta alla loro privatizzazione).
3) Quanto all’idea di “compensazione per lo sfruttamento dell’Occidente”, si dimenticano due cose: che non tutti i paesi “occidentali” sono stati egualmente partecipi dello sfruttamento coloniale e soprattutto che la stragrande maggioranza della ricchezza accumulata da un paese NON è dovuta allo sfruttamento coloniale (passato o presente), ma allo sfruttamento della popolazione interna. Immaginare che i nipoti di contadini e operai di Eboli debbano sentirsi in colpa per il proprio privilegio perché i baronetti della Compagnia delle Indie hanno rubato risorse al Bengala è una stupidaggine astratta, giustamente percepita come tale.
