Non è tanto a Davos che bisogna guardare
di Matteo Martini - 24/01/2026

Fonte: Matteo Martini
Non è tanto a Davos che bisogna guardare, dove ad ogni buon conto si è svolto niente più che lo psicodramma collettivo dei leader occidentali in crisi di identità, quanto ad Abu Dhabi, negli Emirati, dove si svolge il primo trilaterale fra Russia Ucraina e Stati Uniti dal 2022.
Sorvoliamo sul fatto grottesco che il primo finanziatore della macchina bellica ucraina si presenta nella veste di mediatore, quasi fosse un paese neutrale - del resto è già stato detto e ridetto - e veniamo al punto cruciale.
È molto probabile che la Russia non sia molto interessata a chiudere un prematuro, e forse svantaggioso, accordo di pace. Dubito che i russi abbiano fretta.
Penso più che altro che l'incontro sia soprattutto una ennesima occasione per le due potenze per parlare di economia (l'unica cosa su cui sembrano interessate ad interagire, laddove, onestamente sarebbe assai più opportuno per la stabilità mondiale tornassero a parlare di limitazione degli arsenali strategici, ad esempio). Se se poi ci dovesse davvero scappare fuori qualcosa anche per l'Ucraina tanto meglio.
Questa convinzione mi è rafforzata anche dal fatto che vi è una new entry nella delegazione americana, oltre ai soliti Kushner e Witkoff, l'esperto di investimenti Josh Gruenbaum. [En passant: anch'egli di ascendenza askenazi, curiosa coincidenza...].
I russi stavolta hanno portato il comandante del GRU, il servizio segreto militare, probabilmente l'apparato più rappresentativo della "linea dura", Ammiraglio Kostyukov, che si aggiunge al già arruolato uomo d'affari Kirill Dmitrev.
È quest'ultimo il rappresentante del mondo russo degli affari di quel settore definito "liberale" della società e del mondo economico russo che ha forti legami con l'Occidente collettivo. In effetti, è stato il primo negoziatore russo nelle precedenti tornate di trattative e probabilmente colui che più di tutti ha lavorato per prepare il vertice in Alaska dello scorso anno. Putin deve avere evidentemente deciso di mandarlo avanti per vedere cosa si sarebbe potuto tirare fuori da questo canale.
Dmitrev rappresenta il settore più filo occidentale della società russa e, al tempo stesso, quello che guarda con maggiore sospetto l'avvicinamento strategico alla Cina. Lo guarda con sospetto ovviamente soprattutto per ragioni ideologiche: perché scegliendo il partenariato stretto con la Cina, la Russia si sposterà ancora di più, molto verosimilmente, verso una struttura a economia sociale di mercato come quella cinese.
E qui viene il punto della questione: non temo un arretramento tattico della Russia sull'Ucraina ma molto di più un arretramento sul piano strategico, nel possibile abbraccio mortale con l'Occidente. In questo senso, il riavvicinamento con l'Occidente e soprattutto con gli Stati Uniti e la loro finanza predatoria, può rappresentare un pericolo mortale per il progetto eurasiatista.
Putin, non dobbiamo scordare, è un centrista la cui forza è stata nel mediare fra opposte istanze e visioni politiche dei vari gruppi interni alla Russia. Da una parte il tentativo di apertura verso gli USA può rappresentare una scelta pragmatica di differenziare i propri partner e ridurre il rischio di dipendenza strategica dalla Cina, riconoscendo la natura triangolare del potere mondiale. Ma d'altra si può tradurre in una scelta fatale per la Russia, soprattutto se declinata in chiave strategica e ideologica.
Putin deve esserne consapevole. Ed è per questo che, mentre Trump ha inserito fra i negoziatori una figura proveniente dal mondo della finanza, deve aver deciso di far "sorvegliare" (qui il virgolettato è d'obbligo) il Dimitrev, accompagnandolo con il capo del GRU, in quanto figura di contrappeso.
Sullo sfondo, molto di più della guerra in Ucraina, ma il futuro del progetto di integrazione eurasiatica, l'alleanza strategica con la Cina e il progetto eurasiatista come alternativa antropologica e di civiltà al capitalismo marittimo-finanziario anglosassone. E la lotta per il dopo Putin, che deve essere già iniziata in Russia, e che deciderà da che parte inclinerà l'ago della bilancia in questo delicato gioco di equilibri.
Anche questo lo scopriremo d'altra parte.
