Ogni nazione del mondo dovrebbe rifiutare l'assurdo e pericoloso "consiglio della pace" di Donald Trump
di Jeffrey Sachs e Sybyl Fares - 24/01/2026

Fonte: Giubbe rosse
Il rifiuto di aderirvi sarà un atto di rispetto verso la propria nazione. L’ordine internazionale basato sull’ONU, per quanto imperfetto, dovrebbe essere migliorato tramite la legge e la cooperazione, non sostituito da una caricatura dorata.
Il cosiddetto “Bord of Peace” [Consiglio per la Pace] creato dal Presidente Donald Trump è profondamente degradante per il perseguimento della pace e per qualsiasi nazione che voglia legittimarlo. È un cavallo di Troia per smantellare le Nazioni Unite. Dovrebbe essere categoricamente rifiutato da ogni nazione invitata a farne parte.
Nel suo Statuto, il Board of Peace (BoP) afferma di essere una “organizzazione internazionale che mira a promuovere la stabilità, ripristinare una governance affidabile e legittima e garantire una pace duratura nelle aree colpite o minacciate da conflitti”. Se questo vi suona familiare, è perché è proprio questo il mandato delle Nazioni Unite. Create all’indomani della Seconda guerra mondiale, le Nazioni Unite hanno come missione principale il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali. Non è un segreto che Trump nutra un aperto disprezzo per il diritto internazionale e L’ONU. Lo ha dichiarato lui stesso nel suo discorso del settembre 2025 all’Assemblea Generale e infatti si è recentemente ritirato da 31 entità delle Nazioni Unite. Seguendo una lunga tradizione di politica estera statunitense, ha costantemente violato il diritto internazionale, incluso il bombardamento di sette paesi nell’ultimo anno, nessuno dei quali autorizzato dal Consiglio di Sicurezza e nessuno dei quali intrapreso per legittima difesa ai sensi della Carta (Iran, Iraq, Nigeria, Somalia, Siria, Yemen e Venezuela). Ora rivendica la Groenlandia, con sfacciata e aperta ostilità nei confronti degli alleati degli Stati Uniti in Europa.
E allora, che possiamo dire di questo Consiglio della Pace?
In parole povere, si tratta di un giuramento di fedeltà a Trump, che aspira al ruolo di presidente e arbitro supremo del mondo. Il BoP avrà come Consiglio Esecutivo nientemeno che i donatori politici, i familiari e i cortigiani di Trump. I leader delle nazioni che aderiranno potranno confrontarsi e ricevere ordini da Marco Rubio, Steve Witkoff, Jared Kushner e Tony Blair. Anche Marc Rowan, proprietario di un hedge fund e mega-donatore del Partito Repubblicano, potrà partecipare. Inoltre, e ancora più concretamente, qualsiasi decisione presa dal BoP sarà soggetta all’approvazione di Trump.
Come se la farsa dei rappresentanti non bastasse, le nazioni dovranno pagare 1 miliardo di dollari per un “seggio permanente” nel Consiglio. Qualsiasi nazione che partecipi dovrebbe sapere cosa sta “comprando”. Sicuramente non sta comprando la pace o una soluzione per il popolo palestinese (dato che il denaro dovrebbe presumibilmente andare alla ricostruzione di Gaza). Sta comprando un apparente accesso a Trump finché servirà ai suoi interessi. Sta comprando l’illusione di un’influenza momentanea in un sistema in cui le regole di Trump sono imposte dal capriccio personale.
La proposta è assurda, non da ultimo perché pretende di “risolvere” un problema che ha già una soluzione globale vecchia di 80 anni. Le Nazioni Unite esistono proprio per impedire la personalizzazione della guerra e della pace. Sono state concepite dopo le macerie di due guerre mondiali per fondare la pace globale su regole collettive e sul diritto internazionale. L’autorità delle Nazioni Unite, giustamente, deriva dalla Carta delle Nazioni Unite ratificata da 193 Stati membri (inclusi gli Stati Uniti, ratificata dal Senato degli Stati Uniti nel luglio 1945) e fondata sul diritto internazionale. Se gli Stati Uniti non vogliono rispettare la Carta, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dovrebbe sospendere le credenziali statunitensi, come fece un tempo con il Sudafrica dell’apartheid.
Il “Board of Peace” di Trump è un palese ripudio delle Nazioni Unite. Trump lo ha reso esplicito, dichiarando di recente che il Board of Peace “potrebbe” effettivamente sostituire le Nazioni Unite. Questa affermazione da sola dovrebbe porre fine alla conversazione per qualsiasi leader nazionale serio. Partecipare dopo una simile dichiarazione è una decisione consapevole di subordinare il proprio Paese all’autorità globale personalizzata di Trump. Significa accettare, in anticipo, che la pace non è più governata dalla Carta delle Nazioni Unite, ma da Trump.
Tuttavia, alcune nazioni, desiderose di ingraziarsi gli Stati Uniti, potrebbero abboccare all’esca. Dovrebbero ricordare le sagge parole pronunciate dal presidente John F. Kennedy nel suo discorso inaugurale: “Coloro che hanno cercato stupidamente il potere cavalcando la tigre, le sono finiti dentro”.
I fatti dimostrano che la lealtà verso Trump non è mai sufficiente a lenire il suo ego. Basta guardare la lunga sfilata di ex alleati, consiglieri e persone nominate da Trump che sono stati umiliati, scartati e attaccati da lui nel momento in cui hanno smesso di essergli utili.
Per qualsiasi nazione, partecipare al Board of Peace sarebbe strategicamente insensato. Aderire a questo organismo creerebbe un danno duraturo alla reputazione. Anche molto tempo dopo che Trump non sarà più Presidente, un’associazione passata con questa farsa rimarrà un segno di scarsa capacità di giudizio. Resterà come triste prova che, in un momento critico, un sistema politico nazionale ha scambiato un progetto vanitoso per abilità politica, sperperando nel processo 1 miliardo di dollari di fondi.
In definitiva, il rifiuto di aderire al “Board of Peace” sarà un atto di amor proprio nazionale. La pace è un bene pubblico globale. L’ordine internazionale basato sulle Nazioni Unite, per quanto imperfetto, dovrebbe essere migliorato attraverso il diritto e la cooperazione, non sostituito da una caricatura dorata. Qualsiasi nazione che abbia a cuore il diritto internazionale e il rispetto per le Nazioni Unite dovrebbe rifiutare immediatamente di essere associata a questa parodia del diritto internazionale.
scheerpost.com — Traduzione a cura di Old Hunter
