Oltre il materialismo
di Sa Su - 31/10/2026

Fonte: Sa Su
Stamattina non sono andata a manifestare e, ascoltando una conferenza del compianto Francesco Lamendola, mi sono ritrovata a riflettere su una questione che considero fondamentale: la necessità di recuperare una visione finalistica dell'esistenza.
Mi sembra che il pensiero contemporaneo, anche quando cerca di superare le contrapposizioni politiche tradizionali, rimanga prigioniero di un orizzonte prevalentemente materialistico.
Cambiano gli schieramenti, le parole d'ordine, i modelli economici, ma il terreno della discussione resta quasi sempre lo stesso: rapporti di forza, distribuzione della ricchezza, interessi finanziari, potere delle élite, organizzazione sociale.
Sono questioni importanti, ma non esauriscono la realtà umana.
L'uomo non è soltanto il prodotto delle condizioni materiali in cui vive. Non è soltanto un soggetto portatore di bisogni, interessi e necessità economiche. C'è una dimensione spirituale, morale e trascendente che non può essere ridotta a queste categorie.
Una società può essere economicamente efficiente, distribuire meglio le risorse, garantire benessere e sicurezza, e tuttavia aver smarrito completamente il senso della propria esistenza.
Perché il problema non è soltanto come vivere, ma perché vivere. Non soltanto quali condizioni rendano possibile la vita, ma quale significato le conferisca valore.
È qui che la prospettiva finalistica diventa decisiva: riconoscere che l'esistenza umana non si esaurisce nelle sue cause materiali, ma è orientata verso un fine.
E questo cambia radicalmente anche il modo di guardare alla politica, alla società, alla storia e alla civiltà.
Occorre recuperare una domanda più radicale: non soltanto come vogliamo organizzare il mondo, ma quale sia il fine della nostra esistenza.
Forse il vero superamento delle categorie politiche nelle quali siamo ancora imprigionati comincia proprio da qui.


