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Orban e il "lavoro sporco"

di Andrea Zhok - 13/04/2026

Orban e il "lavoro sporco"

Fonte: Andrea Zhok

Continuare ad attendersi che Orban facesse il "lavoro sporco" (così si chiama oggi il buon senso) impedendo a Ursula e Kaja di portarci allo scontro frontale con la Russia era comprensibile, ma stolido.
Se verranno meno i veti ungheresi alle politiche suicide della Commissione Europea, forse sarà il momento in cui qualcuno comincerà a muovere il culo senza usare il paravento del "cattivo Orban".
O forse no.
Sappiamo tutti che carriere come quelle di Ursula e Kaja si fanno non per meriti morali o intellettuali, ma in quanto burattini che danno garanzie a gruppi di potere operanti dietro le quinte.
E il meccanismo delle odierne società "liberaldemocratiche" è stato pensato per isolare il potere dalle volontà popolari.
Chi è più in basso nella catena alimentare subisce di più le conseguenze delle scelte idiote dei vertici, è più incazzato, ha meno da perdere, ma ha anche meno potere per farsi sentire al vertice.
Chi ha di più, come medie o grandi imprese, è comunque ricattabile, perché in un sistema altamente competitivo basta perdere una commessa o subire un controllo fiscale o essere oggetto di uno scandalo montato ad arte, per perdere quote di mercato.
Il sistema dunque è tale che chi non ha niente da perdere e rabbia a sufficienza, ha però potere zero e zero capacità di autoorganizzazione; al crescere del potere cresce sia la tolleranza per il sopruso che, in parte, la ricattabilità.
Il meccanismo è stato studiato bene e dunque, molto semplicemente, andremo a sbattere.
La condotta criminale di chi ha lavorato costantemente per svendere le nazioni europee a gruppi multinazionali e la politica europea ai desiderata israeloamericani non sta trovando ostacoli rilevanti.
Dunque, tolto di mezzo l'ostacolo Orban, il moto di collisione con l'iceberg accelererà, con energia razionata e a costi esorbitanti, con interi settori industriali fuori mercato, disoccupazione esplosiva, ulteriore compressione salariale, inflazione, e quel poco di margine economico impiegato in commesse militari (infatti, per fare favori a terzi ci siamo creati nemici che prima non avevamo, e ora, giustamente, dovremo difenderci.)
Vorrei dire che c'è una via d'uscita, ma gli unici eventi "salvifici" al momento possibili sono una imprevedibilmente rapida risoluzione delle crisi ucraina e medioorientale. Altrimenti, per quanto riguarda la nostra traiettoria di continente europeo legato all'istituzione UE, siamo destinati ad andare a sbattere.
C'era una vecchia battuta di Petrolini a teatro, che di fronte a un'offesa proveniente dal loggione volgeva lo sguardo in alto verso lo spettatore ostile, dicendogli con un sorriso:
"Tranquillo, io mica ce l'ho con te...
Ce l'ho con quello vicino a te, perché non ti butta di sotto."
Ecco, io non ce l'ho con le von der Leyen, le Kallas, la Commissione Europea.
Ce l'ho con quelli - poteri pubblici e privati - che verranno anch'essi travolti - che, pur potendo farlo, non le buttano di sotto.