Newsletter, Omaggi, Area acquisti e molto altro. Scopri la tua area riservata: Registrati Entra Scopri l'Area Riservata: Registrati Entra
Home / Articoli / Sapore di sale

Sapore di sale

di Roberto Pecchioli - 25/03/2026

Sapore di sale

Fonte: EreticaMente

Sapore di sale nel giorno in cui muore Gino Paoli, il cantautore dei nostri anni ruggenti. Sapore di sale, sgradevole come sa chiunque abbia bevuto acqua di mare, per una sconfitta referendaria inaspettata. Come inaspettata è risultata l’alta partecipazione e la distanza di voti –   1.800.000 – tra i due schieramenti. Che qualcosa di troppo salato bollisse in pentola lo dimostrava, nelle ultime settimane, l’esposizione personale di Giorgia Meloni, che certo avrebbe evitato volentieri se le sensazioni fossero state migliori. Bisogna prendere atto una volta di più di alcuni elementi ormai permanenti: la capacità di mobilitazione della sinistra politica e mediatica, imparagonabile a quella dei partiti di governo; la trasformazione della magistratura associata in soggetto politico vero e proprio; l’imbarazzante livello di non pochi membri della maggioranza, autori di spettacolari autogol (il governo Niccolai, per ricordare lo sfortunato difensore del Cagliari anni Settanta) ; il riflesso sostanzialmente conservatore di una nazione estenuata, confusa, senza progetto, abile a bloccare ma incapace di costruire. Infine, la vittoria per k.o. della narrazione dominante – senza contraddittorio – tra i giovani, due terzi dei quali avrebbero votato no.

L’occasione è stata perduta e le conseguenze si vedranno presto. Poco è cambiato da quando, ragazzino, il vostro scrivano si affacciava alla politica. I magistrati napoletani cantano Bella Ciao, ribadendo una scelta di campo che rende un pezzo della nazione estraneo alla Repubblica Italiana. Tremiamo all’ idea di incontrare uno di questi/e signori/e sulla nostra strada. La dissonanza cognitiva degli elettori è confermata dal primo sondaggio post referendario, che lascerebbe indenni i partiti di governo e attribuirebbe un leggero calo al PD. Misteri degli umori elettorali di un popolo incomprensibile a sé stesso.

Gli esperti studieranno il caso di scuola delle azioni e dichiarazioni del centrodestra nelle ultime settimane: un fuoco di fila di autolesionismo, arroganza da bulletti di periferia, supponenza, incapacità di spiegare concretamente il quesito referendario. Specialmente da parte di un partito, Fratelli d’Italia, del quale il minimo che si possa dire è: sotto il vestito di Giorgia, niente. Un coacervo di mediocri senz’arte né parte, abili solo a farsi il vuoto attorno, la cui azione di governo ha deluso in primis i ceti di riferimento. Pensiamo alle vicende Mercosur e Bolkenstein, ai balbettii in sede europea, al sovranismo rinnegato, alle bollette che schizzano in alto mentre si continua a finanziare la guerra ucraina, alla politica migratoria opposta a quella richiesta dagli elettori.

Sicuramente ha nuociuto al voto – che solo in scarsa misura ha riguardato il merito – l’incomprensibile servilismo nei confronti del duo Usa-Israele, l’errore madornale di Giorgia di un impossibile equilibrismo per non dire ciò che la grande maggioranza pensa, ossia che Trump e Netanhyau hanno computo un’aggressione bellica proditoria dalle conseguenze incalcolabili. Vogliamo aggiungere lo strano caso di Crosetto ad Abu Dhabi allo scoppio del conflitto e lo sguardo perso nel vuoto dinanzi alle telecamere del buon Tajani, ministro degli Esteri? Potremmo continuare con la timida gestione dell’ordine pubblico, le improvvide spacconate anti-toghe del capo di gabinetto del ministro di Giustizia, Giusi Bartolozzi e i discutibili soci privati del sottosegretario dello stesso ministero, l’impresentabile Delmastro? Un manuale di tutto ciò che non si deve fare e dire proprio dal centro del vulcano! Ce l’hanno messa tutta per sprecare il credito ricevuto dagli italiani. L’esito referendario è la conseguenza di una catena di imperizia.

Archiviata per molti anni la possibilità di riformare la giustizia dimenticando che la separazione delle carriere era una bandiera della sinistra (!!!), nel campo del centrodestra restano macerie. L’ira della Meloni deve essere immensa e occorre darle atto di non avere perso tempo a regolare i conti. Ha cacciato Delmastro e la Bartolozzi e chiesto di fare fagotto a un’altra impresentabile, Daniela Garnero in arte Santanché, le cui vicende giudiziarie sono pesanti mentre debole è la gestione ministeriale di un settore chiave del’economia nazionale, il turismo.

Chi, come lo scrivente, appartiene all’area del dissenso, non ha tuttavia di che gioire. La (modesta) riforma saltata era un passo nella giusta direzione. L’indebolimento del governo – giustificatissimo – non può far dimenticare che la cura del centrosinistra è peggiore del male. Siamo in un collo di bottiglia, in cui le forze (ehm…) dissidenti non hanno toccato palla e dove non ci si può augurare il crollo del governo per l’incubo che lo sostituirebbe. Si può solo sperare che Giorgia Meloni e i pochi cervelli lucidi del centrodestra abbiano capito la lezione e sappiano cambiare direzione. Un’illusione, probabilmente, poiché la classe dirigente governativa è inadeguata e servile (Nato, UE, BCE, Usa, Medio Oriente). Ascoltare senza indugio la pancia della nazione, come sapeva fare Umberto Bossi per la sua Padania, sembra l’unica possibilità di Giorgia, che resta l’unico vero attivo del suo schieramento. Non la votammo né la voteremo, ma il centrodestra è lei. Tutto il resto è noia. E imbarazzo, e sconfitta. Sapore di sale sulle labbra di chi ha bevuto acqua di mare dopo un tuffo sconsiderato.