Solo il patriottismo popolare può opporsi alla guerra
di Riccardo Paccosi - 28/02/2026

Fonte: Riccardo Paccosi
Soltanto poche settimane fa, scrissi un intervento che concludeva pessimisticamente sull'allora imminente guerra USA-Iran e, immediatamente, mi ritrovai con numerosi commenti sostenenti che quest'ultima non sarebbe mai scoppiata.
Ebbene, ora che le bombe stanno invece piovendo su Teheran, mi domando: dinanzi a quest'unico conflitto geopolitico globale in cui l'Italia si trova suo malgrado immersa, riuscirà un giorno a emergere un punto di vista patriottico?
La domanda è lecita perché TUTTI i punti di vista sulla guerra che abbiano una rilevanza di massa, oggi corrispondono solo ed esclusivamente al tifo verso paesi stranieri coinvolti nel conflitto.
.
CORTOCIRCUITO N° 1: LA SINISTRA FILO-NAZISTA
Come tutti sapete, da dodici anni la sinistra cosiddetta "antifascista" - e che definisce "fascista" qualsiasi gruppo o individuo la contesti - è divenuta la principale sostenitrice dell'unico paese europeo dove sia sorto un sistema di potere rivendicante esplicita continuità col nazifascismo, vale a dire l'Ucraina. E questo rapporto non consta solo di una convergenza geopolitica dovuta all'ostilità verso la Russia, ma anche di frequentazione e collaborazione politica fra PD e forze neonaziste.
.
CORTOCIRCUITO N° 2: LA DESTRA FILO-SIONISTA
Per circa un decennio, la rete QAnon e la destra americana nel suo complesso hanno denunciato l'esistenza di una "cabala pedo-satanista" governante il mondo e sottolineando, altresì, come suddetta cabala avesse correlazioni con l'ideologia sionista.
Ora che gli Epstein file hanno rivelato la relativa fondatezza della denuncia qanonista e che, soprattutto, hanno rivelato come il sionismo più suprematista connoti tutte le figure coinvolte nella vicenda, molte persone di destra si pongono - ancora e incredibilmente - dalla parte d'un fronte occidentale e d'una guerra voluti da Netanyahu e dalla sua cerchia di estremisti.
Il motivo di tale posizione, in molti casi, è legato all'idea che si debba tifare Israele perché gli islamici starebbero tramite l'immigrazione invadendo il nostro paese: come se, a finanziare la costruzione di moschee in Europa, fossero gli sciiti persiani e non, come invece è, i sunniti del Qatar... ma lasciamo perdere che è meglio...
.
L'INTERESSE DELL'ITALIA
Oggi, un punto di vista italiano e patriottico non può che coincidere col riconoscimento del fatto che questo conflitto geopolitico globale non è, in alcuna sua parte, nell'interesse dell'Italia.
L'Italia non ha alcun interesse a combattere contro la Russia e ancor meno con la Cina: al contrario, interesse dell'Italia è avere con questi paesi scambi commerciali stretti e continuativi.
L'Italia non ha bisogno di un Mediterraneo gettato nel caos della guerra a causa delle ambizioni sioniste sulla Grande Israele, bensì essa può e deve aspirare a quello che è il suo ruolo da migliaia di anni: quello di paese-guida d'un Mediterraneo che sia zona di scambio economico, di incontro fra culture autonome e di cooperazione internazionale.
.
LA GUERRA COME LEVATRICE DI UNA NUOVA GENERAZIONE POLITICA, INTRISA DI PATRIOTTISMO POPOLARE
Gli obiettivi di cui sopra, non possono piovere dal cielo ed essere donati da un Presidente americano, tanto più se suddetto presidente risulta ricattato o comunque condizionato dai guerrafondai di Israele.
Dovrà emergere un patriottismo popolare, che liberi innanzitutto il pensiero da ogni condizionamento di sottomissione a un'Unione Europea volta alla guerra o a un'America eterodiretta dai sionisti e, pertanto, volta anch'essa alla guerra.
Accettare la guerra imposta dallo Straniero per interessi stranieri significa essere schiavi, significa essere incapaci di qualsivoglia pensiero che non sia di aprioristica subordinazione.
Rifiutare la guerra, al contrario, significa mettere al centro la sovranità e l'interesse nazionali, significa amare la Patria.
Purtroppo affinché un pensiero autonomo, popolare e patriottico possa materializzarsi e affinché una nuova generazione politica possa sorgere, sarà necessario passare - come tante altre volte nella storia - dal trauma della guerra.

