Spaventapasseri
di Gianni Petrosillo - 22/03/2026

Fonte: Gianni Petrosillo
La politica nazionale si divide sulla riformetta della giustizia che non avrà alcuna incidenza sulla vita quotidiana dei cittadini, trascinando gruppi sparuti di militanti e fedeli al gesto inutile dell'urna. Scommettiamo sin da ora che l'affluenza al referendum sarà molto meno del 50 percento degli aventi diritto, a testimonianza della distanza tra popolo e baraccone politico. Ma quella stessa politica non si divide, lo fa a parole in ordine sparso, lasciando comunque inconseguenti dichiarazioni e atti, sulla politica estera, quella che, come affermava Carl Schmitt, è la politica tout court in determinati frangenti della storia. E sulla politica estera i nostri indegni rappresentanti del popolo la pensano tutti alla stessa maniera. Destra e sinistra sono un monoblocco di servilismo e indecenza epocale. Bisogna sanzionare la Russia perché ha aggredito l'Ucraina, anche dandosi la zappa sui piedi nei rapporti commerciali, che tuttavia sono solo il limine delle vere questioni della fase storica, ma non Usa e Israele che attaccano l'Iran.
Queste scelte di governo e Parlamento pesano come macigni sul futuro internazionale dell'Italia e anche sulla ricchezza della nazione, che prosegue la sua parabola decadente da decenni. Anche le più "evidenti evidenze" vengono rovesciate in narrazione pur di andare contro gli interessi nazionali e non intaccare la nostra subordinazione agli americani. L'Unione europea, di cui l'Italia fa parte, continua a versare soldi al dittatorello ucraino che ormai è al potere ben oltre il mandato popolare, senza nemmeno più la legittimazione della farsa elettorale. L'Ue sta elargendo armi e fondi a un oligarca, contravvenendo anche ai suoi fasulli principi e valori.
Ormai è chiaro al colto e all'inclita che finché ci sarà Zelensky lì non si potrà raggiungere alcun accordo, Zelensky è il miglior alleato dei russi che non hanno intenzione di chiudere la faccenda finché tutta l'Ucraina non sarà bonificata. E noi siamo così stolti da accoglierlo e abbracciarlo nelle nostre cancellerie, dimostrando di essere non solo scemi di guerra ma anche utili idioti per quelli che definiamo nemici o che abbiamo resi tali con la nostra cecità. D'altro canto si continua pure a sostenere, sempre con armamenti e assistenza, uno Stato canaglia, questo lo è davvero, come Israele, che non ha mai cercato un vero dialogo con i vicini e sostiene una confessionalità estremistica non distante da quella islamica, duramente criticata dai nostri liberali furbetti e doppiogiochisti.
Ma occorre guardare alle cose per quello che sono, ai rapporti di forza, senza ulteriori fronzoli. L'Italia sta perdendo consistenza e identità a rimorchio dell'Ue e soprattutto per la sua subordinazione agli Usa, che qualche sciocco chiama alleanza. Non esistono alleanze che non siano alla pari e soprattutto senza possibilità di svincolarsi. Noi non possiamo staccarci dagli Usa se non al prezzo gravoso di quello che gli Usa fanno pagare ad altri Paesi non allineati, di questo siamo consapevoli, ma si avvicina il momento in cui questo prezzo lo pagheremo comunque, e in parte già lo paghiamo, anche stando sotto l'ombrello della Nato.
Ma c'è una differenza sostanziale, quell'ombrello che qualcuno ritiene ci protegga è ormai un cappio al collo. Le traiettorie geopolitiche si sono disarticolate e anche la fantomatica protezione americana, per i suoi interessi, non per i nostri, non rende immune alla guerra e ai suoi disastri. Lo sta dimostrando l'Iran, che ha reagito all'aggressione con missili di ogni genere. Dietro l'Iran si staglia un nuovo mondo in cui l'ordine americano non è più garanzia di immunità. Cina e Russia non rientrano più nei canoni delle regole della globalizzazione, che era il paravento dietro cui gli Usa celavano il loro imperio.
A questo punto cosa facciamo, restiamo ancorati a un'idea che scompare dalla realtà oppure entriamo nella dimensione della vita per individuare un nostro percorso indipendente che sappiamo non sarà facile? Di fronte a questo mondo in subbuglio i nostri governanti ci distraggono con minuzie che non spostano di un millimetro l'asse dei problemi concreti, che cominciano ad essere troppi. Anzi, proprio lorsignori iniziano a instillare nella gente l'idea che dobbiamo andare a morire per la libertà e la democrazia, i due principali feticci che ci rendono schiavi degli stranieri. A morire prima o poi qualcuno ci andrà purtroppo, ma che avvenga in nome del suo Paese, non delle prerogative di un altro. E poi sappiamo che le guerre mettono in moto processi rivoluzionari e solo a questi noi siamo veramente interessati affinché si faccia tabula rasa di una classe politica di vili e corrotti che ci ha messo con le spalle al muro della Storia.
L'Italia è una repubblica guidata da spaventapasseri che ancora riescono a dividere il popolo in due campi sempre più vuoti di senso. Qualcuno non lo ha ancora capito ma abbiamo fiducia negli eventi e nei missili che ormai non cadono più solo sulle solite sventurate teste. L'epoca bussa alle porte e non riusciremo a fingere ancora a lungo di non essere in casa.
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Ultimatum di Trump: se l'Iran non riaprirà lo stretto di Hormuz entro 48 ore, gli Stati Uniti distruggeranno tutte le infrastrutture energetiche dell'Iran. L'Iran reagirà colpendo le infrastrutture energetiche dei Paesi del Golfo.
I Paesi del Golfo hanno ospitato le basi americane per essere protetti e avere stabilità. Ora scoprono che allearsi con gli Stati Uniti è una forma di autodistruzione.
Prima l'Italia chiuderà le basi americane sul proprio territorio, meglio sarà per il popolo italiano. Le basi americane in Italia non servono a proteggere l'Italia, come Giorgia Meloni afferma falsamente. Servono a proiettare la potenza degli Stati Uniti e d'Israele nel Mediterraneo (e non solo). La base di Sigonella serve a sfruttare l'Italia e gli italiani, non a proteggerli. Questo appare evidente in Medio Oriente. Le basi americane nei Paesi del Golfo non servono a proteggere i Paesi del Golfo, servono a proiettare la potenza degli Stati Uniti e d'Israele in Medio Oriente. La sicurezza del popolo italiano passa per la chiusura delle basi americane in Italia.
(A. Orsini)
