Tre porcellini (più uno)
di Marco Travaglio - 30/11/2025

Fonte: Il Fatto Quotidiano
Nella Tangentopoli ucraina che decapita, testa dopo testa, la cricca di Zelensky, stupisce solo lo stupore. Bastava leggere l’inchiesta internazionale del 2021 “Pandora Papers” (pubblicata qui dall’Espresso) per sapere che il presidente plebiscitato nel 2019 proprio perché prometteva lotta dura alla corruzione (oltre alla pace con Putin) è al vertice di una piramide corrotta. Il marchio Servitore del popolo della fiction e poi del partito è un’esclusiva del suo padrino, l’oligarca Ihor Kolomoyskyi, re dei metalli, banchiere, presidente del Dnipro calcio, terzo uomo più ricco d’Ucraina, finanziatore di bande paramilitari nere (Azov, Dnipro&C.), proprietario della tv “1+1” che lanciò Zelensky prima di finire ricercato per aver svaligiato la sua stessa banca, fuggire in Israele, tornare in patria e venire arrestato per riciclaggio. Nel 2003 Zelensky, tornato in Ucraina dopo i primi successi nelle tv russe, fonda la casa di produzione Kvartal 95 con due amici e soci: Mindich e Shefir, che posseggono con lui e la moglie Olena quattro società offshore e conti correnti in paradisi fiscali (Isole Vergini, Cipro e Belize). Degli affari legali di Kvartal si occupa l’amico avvocato e produttore Yermak. Shefir si fa diverse case a Londra. Zelensky compra per 3,8 milioni una villa a Forte dei Marmi, intestata a una società italiana controllata da una cipriota. Ma per le elezioni si scorda di dichiararla, come una delle offshore. Appena eletto presidente, Zelensky trasferisce la ditta nelle istituzioni. Il suo socio Shefir è il suo “primo assistente” (sarà licenziato nel 2024 in una delle tante purghe). Il suo legale Yermak è capo dell’Ufficio presidenziale. E intanto Mindich, il terzo porcellino, si butta sulle commesse energetiche e militari e fa affari d’oro.
A luglio le autorità anticorruzione Nabu e Sapo indagano in gran segreto su mega-tangenti nell’energia. E Zelensky vara in tutta fretta una legge per metterle sotto controllo del Pg, che dipende da lui. La piazza e l’Ue lo costringono a una mezza marcia indietro. E venti giorni fa si capisce tutto. Nabu e Sapo calano le carte dell’inchiesta “Midas”: 100 miliardi di mazzette a varie figure del governo e dell’inner circle di Zelensky, riciclati in società fittizie e ville a Kiev e in Svizzera. Il capobanda è Mindich. Gli trovano water, bidet, rubinetti d’oro e chili di contanti nelle credenze, ma sfugge all’arresto in Israele grazie a una soffiata. Intercettato, parlava con Shefir di una colletta da 2,5 milioni per la cauzione di un altro corrotto del giro: il vicepremier Chernyshov. L’altro porcellino, Yermak detto “Alì Babà”, l’hanno perquisito venerdì: stava negoziando la pace (e l’amnistia) con Usa e Ue, ma Zelensky l’ha cacciato. Ora il capo-negoziatore è Umerov, che è indagato da gennaio. Bisogna pur fare pulizia, no?

