Newsletter, Omaggi, Area acquisti e molto altro. Scopri la tua area riservata: Registrati Entra Scopri l'Area Riservata: Registrati Entra
Home / Articoli / L'America sta avanzando nella distruzione dei suoi alleati

L'America sta avanzando nella distruzione dei suoi alleati

di Emmanuel Todd - 21/07/2026

L'America sta avanzando nella distruzione dei suoi alleati

Fonte: Bunshum

L'attacco all'Iran da parte degli Stati Uniti e di Israele, iniziato il 28 febbraio di quest'anno, ha gettato l'economia globale nel caos. Sebbene inizialmente fosse stato concordato un cessate il fuoco temporaneo di 60 giorni, dopo la scadenza del cessate il 14 luglio, il presidente Trump riprese il blocco marittimo e l'Iran rispose ribloccando lo Stretto di Hormuz. L'esercito statunitense ha condotto sette notti consecutive di attacchi aerei contro infrastrutture, e l'Iran ha anche attaccato basi militari statunitensi in Giordania e Bahrain. Poi, il 18 luglio, il Comando Centrale degli Stati Uniti ha annunciato che due soldati statunitensi impegnati in operazioni in Giordania erano stati uccisi e uno era disperso dopo un attacco dall'Iran. La situazione in Medio Oriente sta tornando a diventare tesa.
Come dovrebbe rispondere il Giappone al tumulto mondiale in corso? Il demografo storico francese Emmanuel Todt ha parlato al numero di agosto (ora in vendita) della rivista mensile Bungeishunju, dove ha analizzato gli ultimi sviluppi globali e ha sottolineato la necessità di rivedere i rapporti tra Giappone e Stati Uniti.

Secondo Todd, quello a cui stiamo assistendo oggi non sono due crisi separate, ma un'unica guerra mondiale combattuta su due fronti collegati tra loro.
Da una parte c'è l'Ucraina, che Todd definisce il fronte settentrionale di questo conflitto allargato, aperto il 24 febbraio 2022. Dall'altra c'è l'Iran, diventato il fronte meridionale dopo l'attacco sferrato da Stati Uniti e Israele lo scorso 28 febbraio. Lo studioso ricorda di aver già anticipato questa lettura nel 2022, in un libro intitolato proprio "L'inizio della terza guerra mondiale": oggi, dice, quella tesi avrebbe trovato conferme sempre più concrete.
Sul fronte iraniano, Todd descrive un conflitto che si è rivelato molto più difficile del previsto per Washington. Nonostante la schiacciante superiorità militare, gli Stati Uniti si sono trovati messi alle strette da una strategia iraniana definita "asimmetrica", basata su droni economici prodotti in grande quantità e sul blocco dello stretto di Hormuz. Il risultato, come evidenzia lo storico, è stato quello di un memorandum d'intesa in 14 punti vantaggioso soprattutto per Teheran. Dopo una tregua di sessanta giorni scaduta il 14 luglio, la crisi è ripiombata nel caos con nuovi raid statunitensi sulle infrastrutture iraniane, attacchi iraniani contro basi statunitensi in Giordania e Bahrein, e la notizia, diffusa il 18 luglio dal Comando centrale USA, della morte di due soldati nordamericani e della scomparsa di un terzo militare.
Todd smonta poi con decisione l'idea diffusa che sia stato Israele a trascinare gli Stati Uniti in questa guerra facendo leva sulla propria influenza. Per lo storico si tratta di una lettura sbagliata: le decisioni, sostiene, sono sempre state prese a Washington, e i tentativi di Trump e del vicepresidente JD Vance di scaricare le colpe su Netanyahu e sul governo israeliano sarebbero solo un modo comodo per non assumersi le proprie responsabilità. Israele, spiega, è certamente un paese che secondo lui ha smarrito la propria bussola, spinto da pulsioni belliciste che ne hanno fatto quasi un fine in sé stesso, ma resterebbe comunque uno strumento nelle mani statunitensi, pronto a essere usato quando serve.
Un altro passaggio dell'intervista riguarda il parallelo, respinto da Todd, con la Seconda guerra mondiale. Allora i due fronti, quello europeo contro la Germania e quello del Pacifico contro il Giappone, restavano sostanzialmente slegati, nonostante l'alleanza formale tra Tokyo e Berlino. Todd racconta di vivere in Bretagna, vicino a Lorient, dove i tedeschi costruirono un'enorme base per sommergibili e dove sono ancora conservati siluri giapponesi dell'epoca: per lui quella cooperazione fu più che altro simbolica, uno scambio culturale più che una vera integrazione strategica. Oggi, al contrario, sostiene che i due fronti attuali siano molto più intrecciati, con conseguenze che vanno ben oltre le rispettive regioni: il blocco dello stretto di Hormuz, ricorda, ha scosso l'intera economia mondiale.
La parte più critica dell'intervista riguarda però il ruolo degli Stati Uniti verso i propri alleati. Todd sottolinea che Washington, consapevolmente o meno, stia di fatto logorando chi gli sta accanto: l'Europa sull'orlo del collasso, i paesi del Golfo davanti a una crisi enorme, le economie giapponese e sudcoreana messe a dura prova. L'unica eccezione sarebbe Taiwan, che vive un boom legato ai semiconduttori, ma che secondo Todd rischia di essere semplicemente un'altra pedina sacrificabile in un'eventuale futura contrapposizione con la Cina.
Lo storico legge in questo comportamento la logica di un'amministrazione USA che sente di aver perso terreno rispetto a Russia e Cina, e che per questo preferirebbe lasciare macerie piuttosto che cedere le proprie sfere di influenza in Europa e in Medio ed Estremo Oriente. Da europeo, Todd dice di percepire ogni giorno un atteggiamento ostile da parte della leadership statunitense verso il Vecchio Continente, arrivando a citare proprio Vance come esempio di chi, pur passando per figura "razionale", nutrirebbe una forte insofferenza verso gli europei.
Il messaggio finale rivolto al pubblico giapponese è netto: secondo Todd il Giappone dovrebbe liberarsi dell'idea, ormai radicata quasi come un dogma, che la propria sopravvivenza dipenda in tutto e per tutto dall'alleanza con Washington. La narrazione di una guerra ormai inevitabile in Asia orientale, conclude, servirebbe soprattutto a tenere in piedi la traballante egemonia globale statunitense.

L'America che distrugge i suoi alleati
Gli Stati Uniti, consapevolmente o meno, stanno spingendo una "politica di distruzione degli alleati." Ovvero, la distruzione dell'Europa, la distruzione degli stati del Golfo Persico e la distruzione delle economie giapponese e sudcoreana. Taiwan sta vivendo un insolito boom nella produzione di semiconduttori, ma rimane un persistente sospetto che il vero scenario immaginato dagli Stati Uniti rieda "usare Taiwan come pedina e scartarla in una guerra con la Cina."
Al centro dell'attuale amministrazione statunitense c'è un senso di "profonda disperazione". La mentalità è: "Se non abbiamo altra scelta che cedere le nostre basi di controllo in Eurasia—Europa, Medio Oriente e Estremo Oriente—distruggiamole tutte prima di andarcene," e "Se dobbiamo cadere nelle mani di Russia, Cina o Iran, trasformeremo i nostri alleati in una terra bruciata." Il vero scopo degli Stati Uniti non è più "fermare l'ascesa della Russia" o "scoraggiare l'ascesa della Cina"—perché la sconfitta degli Stati Uniti contro la Cina e la Russia è già evidente—se si tratta della stessa distruzione dell'Europa e del Giappone, allora l'obbedienza del Giappone agli Stati Uniti è suicida.
Come europeo, assisto ogni giorno all'insulto della leadership americana all'Europa. Gli Stati Uniti odiano l'Europa. Inoltre, coloro che ci odiano di più sono persone come il vicepresidente Vance, considerati i "più razionali" tra loro.
La teoria dell'"inevitabilità dell'alleanza Giappone-USA" — secondo cui il Giappone deve fare affidamento sugli Stati Uniti in mezzo all'aumento delle tensioni in Asia orientale — è ormai diventata una sorta di "fede", ma ciò di cui il Giappone ha bisogno ora è liberarsi dall'ossessione che "la guerra è inevitabile." L'argomento dell'"inevitabilità della guerra" non è altro che una narrazione affinché gli Stati Uniti dominino il mondo.