Tribuno catodico
di Gabriele Busti - 29/08/2026

Fonte: Gabriele Busti
1. L'infotainment militante, la narrazione ansiogena degli "skandali della kasta"
2. l'attesa spasmodica della rivelazione definitiva di una verità scandalosa che spazzerà via il potere [e invece è un epifenomeno narrativo del format della serialità]
3. La creazione del tribuno, lo spostamento libidico (progressivo e sistematico) dal contenuto della rivelazione alla "pienezza d'essere" del suo eroico latore alfieriano. Bruto che ammazza il tiranno, la spada della verità.
4. L'opposta creazione del "nemico fazioso", deontologicamente scorretto, che riceve soffiate dagli amici magistrati e si appoggia alla tribuna del servizio pubblico per colpire gli oppositori.
5. La cronaca giudiziaria che irrompe dentro al format che dovrebbe descriverla dall'esterno, il narratore che diventa protagonista nel suo stesso racconto, il parossismo di un teatrino che si autofagocita.
Vorrei dire ancora tre cose: la prima è che Ranucci è scarso, è palesemente inadeguato al ruolo che gli è stato cucito addosso, la sua trasmissione è fiacca, le sue inchieste hanno preso di mira personaggetti del sottomondo e ladri di galline, l'elenco dei decennali successi di Report è sconfortante, invito chi non mi crede a interrogare gli algoritmi a riguardo.
La seconda è presto detta: l'affaire Ranucci è la sbiaditissima copia della guerra mediatica occorsa all'inizio degli anni Duemila tra Santoro, Travaglio, Guzzanti, Luttazzi e Silvio Berlusconi. È un rinforzo della polarizzazione, un dispositivo narrativo basato sull'impossibilità di quel target televisivo (l'elettorato progressista) di accettare l'idea che il centrodestra italiano ("i fascisti") abbia una legittimità democratica, e sulla rabbia controreattiva degli opposti.
È tutto già successo, con attori molto più bravi e trame infinitamente più avvincenti e spettacolari. Totò Riina, Marcello Dell'Utri, Vittorio Mangano, Vito Ciancimino, Noemi Letizia, Giampy Tarantini, Marysthelle Polanco, Nicole Minetti, Ruby Rubacuori. Società dello spettacolo. E non ha portato a niente.
Mai spostato mezzo voto ad eccezione, forse, di un'infima parte di quello femminile che abbandonava un Silvio già in decadimento, eppure per affossarlo si dovettero sferrare la letterina di Draghi e la speculazione internazionale. L'affaire Ranucci dimostra quanto siano invecchiati male gli spettatori di questi teatri.
Ultimo, ma non ultimo: a instillare nel pubblico queste ansie palingenetiche giudiziarie è stata Mani Pulite, una rivoluzione colorata.
Abbiamo passato trent'anni a scandalizzarci per i ladri di galline nel mentre è stata legalizzata la privatizzazione della dimensione pubblica presa per intero. I privati si sono mangiati lo stato e lo hanno fatto a norma di legge, e nessuna inchiesta giornalistica ha mai potuto occuparsi di questo scalpo.
