Un classismo estraneo al mondo della vita
di Antonio Catalano - 30/08/2026

Fonte: Antonio Catalano
IL MONDO DI BONACCINI NON SOLO DICHIARA DI ESSERE CLASSISTA MA DI ESSERE ESTRANEO AL MONDO DELLA VITA
L’esternazione di Stefano Bonaccini che senza filtri dichiara in una recente intervista che il voto vota a destra è di chi ha poco studiato, di chi vive nelle aree interne o nelle periferie delle città, di chi sta peggio economicamente… è la viva testimonianza di quanto la sinistra contemporanea sia la più organica espressione dello “spirito del tempo” modellato dal capitalismo a trazione finanziaria.
Uno spirito del tempo che modella le giovani generazioni a partire dalla scuola materna per arrivare all’università, una volta “tempio della Cultura”. È fondamentale quindi che l’individuo compia tutti i passaggi (step?) necessari perché assimili gradualmente, ma inesorabilmente, i canoni del pensiero globalista imposti tramite incontestabili tematiche, vuoi per caso negare i principi che non si deve essere razzisti, suprematisti, sessisti, bullisti…?
Eh, no, sarebbe come sbandierare la propria cattiveria, l’odio per il diverso declinato in tutte le sue sfaccettature. E così, grazie a una educazione cosiddetta inclusiva, un po’ alla volta, prima alle materne ed elementari attraverso i disegnini di girotondi intorno al mondo con bambini di tutti i colori, la piccola Greta che annuncia la fine del mondo se non si passa subito alla decarbonizzazione, le favole anti sessiste raccontate da oscene drag queen… per poi, con il proseguire del percorso scolastico, passare a contenuti via via sempre più “razionali” tendenti a promuovere lo standard del cittadino modello, riconoscendo crediti scolastici a chi frequenta associazioni impegnate sul terreno dei temi euro-globalisti… infine all’università, nella quale il percorso è sigillato dai sacerdoti della teologia globalista e guai a contraddirli, non solo si offendono e strillano come isteriche prèfiche, ma ti buttano fuori dal loro tempio pagano.
Ora, la sinistra è quella roba lì (direbbe Bersani) che, più e meglio della concorrenza di destra, è riuscita a sintetizzare lo spirito del tempo così come espresso dalle élite globaliste, quelle élite che grazie ai girotondi colorati contro il razzismo, grazie a un ecologismo irrazionale ed emotivo, grazie all’odio verso i confini e ai maledetti stati-nazione, grazie a un fascismo a-temporale al quale crocifiggere il cattivo di turno, grazie alla criminalizzazione del maschio e alla fobia per la naturale eterosessualità ha definito il cittadino modello, il più funzionale al suo mondo.
Il quale, naturalmente, più “studia” più è “acculturato”, assimilato cioè all’ideologia dominante di stampo capital-globalista. Il cittadino modello, quello più incline a ad assimilare questa “postura”, è quindi quello che “studia” di più, che vive nelle aree centrali delle medio-grandi città, grande fruitore di piste ciclabili, che partecipa ai gay pride, che confonde i diritti con i desideri, che considera diritto aborto e utero in affitto, meglio quest’ultimo chiamarlo maternità surrogata… guarda caso, la cittadinanza che alimenta il consenso a partiti come Pd e Avs, per l’ambito istituzionale, e PaP e centri sociali per quello "antagonista".
Bonaccini, quindi, non può essere accusato d’essere stato falso e bugiardo, ha detto in modo semplice e diretto quel che in molti sanno, non c’è bisogno ‘a zingara p’addivinà Cunce!, semmai i suoi compagni di partito lo avranno redarguito… perché certe cose si pensano ma non si dicono.
L’importanza dello studio per questa sinistra consiste nell’indottrinamento da imporre sin dai livelli base della formazione. La scuola, intesa in questo senso, diventa quindi quella fucina di individui che forzatamente devono assimilare i temi cari all’euro-globalismo. Affermazione, peraltro, che non sparo lì a caso, indotta da certa furia polemica, ma che nasce da lunga esperienza lavorativa nella scuola.
In Vannacci la sinistra ha trovato il nuovo bau bau, il nuovo alibi per ribadire il proprio eterno ANTI-fascismo e, contestualmente, la propria siderale distanza dal mondo “plebeo” (quello delle periferie, delle aree interne, dei disagiati economici) dal quale classisticamente si prendono le distanze… meglio, molto meglio un giovane fancazzista universitario fuori-sede fuori-corso antifa con piercing al naso che okkupa e spinella all’ombra di potenti sound system.
La “cultura”, intesa come sinonimo di titolo di studio, non in senso antropologico, come sarebbe più corretto, non è certificato di sapienza e conoscenza, ma solo di un percorso nel quale il senso critico, fonte del sapere, è stato continuamene e pesantemente offeso, se non abolito.
Conosco e frequento persone con basso livello di scolarizzazione, ma con radicata appartenenza al mondo della vita, dalle quale ho sempre da imparare, a differenza di quei laureati spesso del tutto incapaci non dico di comprendere ma addirittura di conoscere come questo mondo funzioni… come quella professoressa che in aula docenti disse, per giustificarsi di non aver letto un messaggio della presidenza, «WhatsApp… cose da burini!».
Rispose bene Andreotti (su scatenatevi, ANTI!) a chi criticava il suffragio universale che mette alla pari il grande scienziato con chi non ha neppure fatto la scuola dell’obbligo. «Costui non capisce, non sa che la sapienza non viene solo dalla scuola o dai titoli accademici, vi è una sapienza del cuore che spesso è più viva in coloro che sono classificati tra la gente semplice e che non hanno quasi mai la tentazione di montare in superbia».
E quasi sempre, quelli che invitano a leggere, sono i montati in superbia, quelli che considerano rozzi e ignoranti, ammaliati dalle sirene fascio-populiste di turno, camionisti, portuali, muratori, agricoltori, lavoratori dei servizi… plebe senza della quale non potrebbero continuare a vivere la loro agiata vita in appartamenti e ville di ambienti esclusivi… anzi inclusivi.
