Ora le aziende assumono filosofi
di Massimo Fini - 29/08/2026

Fonte: Massimo Fini
Le aziende assumono sempre più spesso filosofi. I motivi sono molti: gestire la complessità, guidare l’etica dell’Intelligenza artificiale e migliorare la leadership. Senza negare la validità degli altri motivi, a me sembra che il problema di fondo sia quello di gestire la complessità. In un mondo, soprattutto quello occidentale, ma non solo, dove aumentano a velocità costante le specializzazioni, c’è bisogno di qualcuno che sappia darne un indirizzo unitario. Costui è appunto il filosofo, ma per filosofia non si intende qui lo studio della filosofia, da Aristotele ai nostri giorni, ma la pratica della filosofia. Cioè per arginare le segmentazioni della vita moderna si ricorre a una segmentazione di grado più alto, quella data, appunto, dalla filosofia. Cioè a un segmento se ne aggiunge un altro, come un gatto che si morde la coda in un processo all’infinito di cui è impossibile valutare le implicazioni, se non quella, a naso, che tutto questo processo ci porterà a un’autodistruzione collettiva. Nel tentativo di semplificarsi la vita l’uomo non fa che complicarla ulteriormente, il digitale è un buon esempio in proposito. Ah, i bei tempi in cui gli uomini per comunicare usavano il colombo viaggiatore. Ma questo fenomeno ha origini più profonde. Prendiamo il caso della salute e ricorriamo alla medicina tecnologica. Gli occidentali sono bravissimi nel curare ogni specie di malattia, poniamo un’unghia incancrenita, ma non la inseriscono nella personalità complessiva del malato. Il pensiero orientale va in senso opposto: prima si valuta la persona nel suo complesso, e poi ci si dedica alla malattia da cui è afflitto. E’ dalla notte dei tempi che si sa che psiche e corpo sono indissolubilmente legati. Non si può curare un corpo senza occuparsi della psiche o viceversa. Pretenderlo vuol dire aggiungere un’ulteriore segmentazione. Paradossale? Sì, ma la vita è un eterno paradosso.
Tiziano Terzani era completamente immerso nel pensiero orientale, anche per quello che riguarda la medicina ma, quando si ammalò di tumore, per curarsi se la filò nei migliori ospedali americani dove morì. Ho parecchi amici che hanno fatto questa scelta. Obtorto collo devo ammettere che la medicina occidentale è superiore, perché dà qualcosa che quella orientale, e in genere nessuna medicina, può offrire: la speranza. Fasulla anch’essa, astratta, e insieme molto concreta. Allo stesso modo, ma invertendo i termini, come non si vive di solo pane, così non si può vivere senza speranza. Ma che valore ha la speranza quando la filosofia, nessuna filosofia, è riuscita a rispondere alle domande eterne di Catalano: chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?
Quindi, si viva in Oriente o in Occidente, lasciamo perdere i medici e gli ospedali che, oltretutto, sono iatrogeni. Lasciamo perdere gli infiniti controlli ai quali, secondo la medicina moderna, dovremmo annualmente sottoporci. E godiamoci la vita per quello che ci può dare. Tutte queste precauzioni sono inutili, oltre che ridicole. Come ridicolo è l’abietto terrore della morte, la morte biologica intendo, altro fenomeno molto moderno. Caso mai è importante il modo del morire. Oggi si muore, in genere, negli ospedali, soli, intubati, martoriati da lunghe agonie che proprio la medicina tecnologica consente (Storia della morte in Occidente, Philippe Ariès). Secondo il diritto italiano, che non consente l’eutanasia, non ci si può dare la morte nemmeno di mano propria, pur desiderandola. Di enorme importanza sono le eccezioni, recentissime, di Emilia-Romagna, Sardegna e Toscana. Bisogna affidarsi al Caso, il vero padrone, insieme al Tempo, delle nostre vite. Una tegola che ti cade in testa mentre stai uscendo di casa. Per i Latini due sole erano le morti onorevoli: la morte in battaglia e il suicidio. Oggi anche la morte in guerra è diventata difficile, perché raro è lo scontro diretto, le guerre ‘ibride’ si fanno coi droni, i super missili, la propaganda, le informazioni, fake contro altre fake, incontrollabili. La medicina moderna, con tutti i suoi controlli, vorrebbe farci vivere da vecchi quando siamo ancora giovani, da malati quando siamo sani.
