Una generazione senza futuro o senza Europa?
di Luigi Tedeschi - 26/10/2026

Fonte: Italicum
Sull’Europa si è abbattuto l’uragano della rivolta? Dalle immagini diffuse dal mainstream e dalla narrazione che accompagna la cronaca relativa alle manifestazioni giovanili di protesta esplose in tutta l’Europa, si ha la sensazione di una improvvisa ed imprevedibile, al pari di una eruzione vulcanica, esplosione di una protesta del tutto avulsa dal contesto politico – sociale in cui è venuta alla luce.
In realtà, lo stato di emarginazione e disagio esistenziale delle nuove generazioni sono evidenti e percepibili da tutti nel vivere quotidiano della nostra società. Le fasce giovanili e le loro problematiche sono state per decenni sostanzialmente ignorate dalla informazione mediatica ufficiale. Costituivano invece un tema centrale sia nell’ambito culturale che nel mondo mediatico nella seconda metà del secolo scorso. A causa del tasso di denatalità tuttora crescente, i giovani costituiscono una componente minoritaria della popolazione europea. In Occidente si è interrotta la continuità generazionale nella cultura e nell’etica sociale condivisa. I giovani d’oggi sono stati sradicati dalla identità storico – culturale dei loro paesi. Sono stati condannati a vivere in una società omologatasi nella dimensione della post – storia.
L’emarginazione giovanile è parte integrante della deriva culturale, economica e politica che da decenni incombe sull’Occidente. Le guerre e la crisi economica strutturale che investe tutta la società, hanno reso manifesto il declino dell’Occidente. Le oceaniche manifestazioni giovanili europee, costituiscono il sintomo evidente di una presa di coscienza collettiva di una crisi irreversibile dell’Occidente, che ha per epicentro l’Europa.
Dalle violente proteste giovanili, emerge la coscienza del fallimento di un sistema neoliberale, globalmente esportato, che si pretendeva costituisse “la fine (e il fine) della storia”. Decenni di austerità economica, compressione salariale, precarietà generalizzata, hanno estromesso i lavoratori dai processi decisionali politici e sociali e hanno generato una società in cui è scomparsa la mobilità sociale ed è stata recisa alla radice ogni prospettiva di emancipazione per le classi subalterne. Quale futuro esiste dunque per i giovani in una società strutturata su un immobilismo classista e priva di ricambio generazionale?
Il modello neoliberista non ha prodotto sviluppo, ma solo trasferimento della ricchezza dalle classi medie proletarizzate alle oligarchie finanziarie dominanti in Europa. Le guerre e una economia dilaniata dai rincari energetici e da una inflazione galoppante, hanno provocato una crisi strutturale del sistema neoliberista senza possibili sbocchi. Sorge quindi l’esigenza, per l’elite dominante nella UE, di evocare una fantomatica invasione russa, al fine di intraprendere una politica di riarmo europeo, che prefigura un successivo stato di emergenza, che giustifichi l’imposizione di una governance totalitaria sull’Europa.
Le rivolte sono incontrollabili, perché scaturite dalla dissoluzione degli equilibri sociali preesistenti. E’ lecito pertanto supporre che la politica del riarmo non sia stata implementata per far fronte ad una virtuale invasione russa, ma per istituire forze armate in grado di reprimere i popoli in rivolta in tutta l’Europa.
E’ in corso un processo di destabilizzazione degli stati messo in atto dalle oligarchie della UE. Gli stati, per far fronte al finanziamento del riarmo, sottraggono rilevanti risorse al welfare. Il warfare si sostituisce al welfare. Gravati da debiti pubblici sempre più insostenibili e da deficit insanabili, gli stati europei presto non saranno più in grado di sostenere la spesa sociale per far fronte ai bisogni primari dei popoli. Si renderà quindi necessario far ricorso ad una privatizzazione sempre più estesa della sanità, della previdenza, della istruzione. Quanto più si espande la crisi, tanto più si accentua la liberalizzazione delle istituzioni statali. Con la crisi si evolverà progressivamente la finanziarizzazione dell’economia e la privatizzazione degli stati.
Alle classi subalterne vengono pertanto sottratti i diritti sociali inalienabili. Il diritto all’istruzione pubblica è divenuto già un privilegio riservato alle elite. La struttura classista della società, negando materialmente il diritto all’istruzione pubblica, ha espropriato la generalità dei giovani del loro avvenire. La quarta rivoluzione industriale si è tramutata in una riviviscenza sostanziale della prima rivoluzione industriale: in una riedizione aggiornata della società ottocentesca, con una struttura sociale classista, improntata alla diseguaglianza e allo sfruttamento indiscriminato delle masse lavoratrici. Il capitalismo si è sempre rigenerato mediante le crisi, ma è assai improbabile che possa sopravvivere al dissolvimento prevedibile di una economia finanziaria non sostenuta da una economia reale sottostante.
Si è rilevato da più parti, che le attuali rivolte giovanili non sono animate da intenti rivoluzionari, come nel ’68, ma dalla rivendicazione dei diritti negati. Occorre dunque concludere che gli ideali rivoluzionari della generazione sessantottina, consistessero in una sovrastruttura ideologica che esprimeva il malessere esistenziale dei giovani ribelli della classe borghese benestante (Pasolini insegna). Non a caso, Costanzo Preve sosteneva che quella del ’68 fosse una rivolta anti – borghese, ma non anti – capitalista. Forse la rivoluzione sessantottina è un lusso che le giovani generazioni di oggi, i “maranza”, falcidiati da povertà ed emarginazione sociale non possono permettersi. Queste rivolte nascono però dalle contraddizioni sociali interne alla società turbocapitalista. I presupposti quindi di una di una conflittualità sociale con potenzialità rivoluzionarie si stanno effettivamente realizzando.
Dinanzi a questa rivolta giovanile non governabile e non strumentalizzabile, la destra invoca la repressione, mobilitando le forze armate per l’ordine pubblico, emanando ulteriori decreti sicurezza, criminalizzando con proclami anti – Islam, i giovani immigrati di seconda generazione. La sinistra, pur condannando le violenze, invoca misure preventive, con l’intento di vanificare le motivazioni stesse della rivolta. Non si comprende infatti, come la sinistra possa farsi interprete del disagio giovanile, avendo condiviso per decenni le politiche di macelleria sociale della UE e sostenendo attualmente la guerra contro la Russia per interposta Ucraina e quindi il riarmo europeo. Destra e sinistra convergono tuttavia nell’imputare la responsabilità delle rivolte ad infiltrati nei social, a sostegno della guerra ibrida di Putin. Una tragicomica manipolazione della realtà.
Queste rivolte giovanili, prive di progettualità politica e di riferimenti culturali adeguati, sono l’espressione tangibile dello stato di nichilismo esistenziale in cui versa la società occidentale. L’Europa sembra condannata ad un lungo periodo di instabilità politica. Alla avanzata dei partiti sovranisti, si contrappongono le coalizioni unitarie ed eterogenee delle forze politiche tradizionali, nella strenua difesa ad oltranza delle istituzioni oligarchiche della UE. Si succederanno negli stati europei governi tecnici e legislazioni di emergenza dissolutrici delle istituzioni democratiche. L’avanzata di una crisi economica senza soluzioni, il diffondersi a macchia d’olio di una conflittualità sociale insanabile, sono i futuri eventi che renderanno palese l’impotenza della politica per il governo delle istituzioni degli stati europei.
L’Europa sarà dilaniata progressivamente dalla ingovernabilità permanente. Scoppierà la rivoluzione? No, ma si innescherà un processo di dissoluzione dell’ordine egemonico europeo e atlantico che tuttora esercita la governance dell’Europa. Quale avvenire è ipotizzabile per i giovani, se non a prezzo della decomposizione di questa Europa tecnocratica e brutalmente classista?
