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Viltà occidentale, onore afghano

di Massimo Fini - 21/03/2026

Viltà occidentale, onore afghano

Fonte: Massimo Fini

In Libano, Israele è tornato a usare anche il fosforo bianco. Gli Usa hanno utilizzato, non solo contro il governo islamico di Kabul, armi “proibite”, cosa che i Talebani non hanno mai fatto.

In Libano, nella città meridionale di Yohmor, gli israeliani hanno usato, stando a quanto denunciato da Human Rights Watch, proiettili al fosforo bianco. I proiettili al fosforo, come quelli all’uranio impoverito, usati, questi ultimi, nella guerra, del tutto illegittima, del 1999 alla Serbia, prima dell’11 settembre che fu il pretesto americano per dare inizio a quella serie di “guerre preventive” teorizzate da Bush padre di cui sono esempio, stando solo agli anni più recenti, l’aggressione al Venezuela, l’aggressione del tutto immotivata all’Iran col pretesto che possiede armi atomiche che in realtà non aveva e non ha mai avuto come hanno sempre accertato le ispezioni dell’Aiea e ora, in prospettiva, a Cuba, sono un’arma letale quanto insidiosa e vigliacca.
Nella guerra alla Serbia morirono sotto i bombardamenti, diciamo così, ‘normali’ 2500 civili e 1031 soldati. Ma gli effetti più devastanti si ebbero nell’immediato dopoguerra perché moltissimi serbi morirono per tumori, soprattutto bambini che, ignari delle conseguenze, giocavano con i proiettili sparsi sul terreno, ma anche i soldati italiani (perché in quella guerra indecente c’eravamo anche noi, al soldo, come al solito, degli americani, vero D’Alema, vero Mattarella?) che pur erano stati avvertiti del pericolo, morirono per essere venuti in contatti con l’uranio, si calcola siano stati 400, secondo i referti degli stessi medici italiani.
Nelle guerre moderne, a differenza di quelle antiche prima della scoperta del fucile (vedi Il mestiere delle armi di Ermanno Olmi) manca il confronto vis-à-vis. Inoltre l’enorme superiorità tecnologica di americani e israeliani rende queste guerre particolarmente indecenti. In sostanza, almeno in linea di massima, uno solo può colpire, l’altro solo subire e in guerra si può legittimamente uccidere, cosa esclusa in tempo di pace, se altrettanto legittimamente si può essere uccisi. E il ‘combattente che non combatte’ perde ogni legittimità. Nella guerra antitalebana, il ministro della Difesa yankee, Donald Rumsfeld, dichiarò esplicitamente che nella guerra contro quelli che chiamava ‘terroristi’, cioè i resistenti afghani, gli Stati Uniti avrebbero usato anche “gas tossici e armi chimiche”. E il presidente, Obama, quell’ipocrita finto pacifista, si spinse ad affermare che al posto dei soldati avrebbe preferito usare i robot.
Quasi inutile dire che il Mullah Omar aveva proibito l’uso delle armi chimiche perché contrarie al Corano, così come aveva proibito l’uso delle mine antiuomo, che a differenza di quelle anticarro colpiscono soprattutto i civili, cioè gente che passava in quel tratto di strada, ignara di tutto. Alcune aziende italiane sono tra le maggiori produttrici di mine antiuomo. Proibì anche il combattimento fra animali, ma soprattutto stroncò il traffico degli stupefacenti, una misura inaudita, per due motivi: perché la coltivazione di oppio serviva ai contadini per sfamarsi, anche se a loro rimaneva meno dell’1% del ricavato totale e perché danneggiava gli autotrasportatori, cioè le basi sociali su cui si sosteneva il suo Emirato. (È interessante notare come Omar volle chiamare il suo Stato “Emirato islamico d’Afghanistan”, non pretendeva cioè di essere un discendente diretto di Maometto, a differenza di Osama bin Laden e del futuro capo dell’Isis, al-Baghdadi). Ma soprattutto il suo provvedimento colpiva i trafficanti internazionali di droga legati a organizzazioni criminali legate a loro volta a insospettabili Paesi occidentali. E fu questa una delle ragioni, se non la principale, dell’aggressione all’Afghanistan talebano. Inoltre non ci piacevano i loro costumi, e poiché non ci piacevano i loro costumi abbiamo iniziato una guerra e un’occupazione durate vent’anni perdendola, come si sa, nel più degradante dei modi (quando nell’agosto del 2021 i Talebani hanno rioccupato Kabul ho avuto, lo ammetto, una sorta di eiaculazione mentale). Il che dimostra, tra le altre cose, che quando un popolo, per quanto male armato, vuole liberarsi dell’occupazione dello straniero, può farcela senza ricorrere a pelosi aiuti altrui, come sta avvenendo invece in Ucraina dove otto milioni di ucraini se la sono svignata pur di non ingaggiare battaglia.
Nei giorni scorsi, il Pakistan ha colpito un ospedale a Kabul che i talebani utilizzavano per la riabilitazione dei tossicodipendenti, causando 400 vittime. Il Pakistan li accusa di ospitare sul proprio territorio gruppi terroristici che compiono attacchi in Pakistan. È una fake news , perché le guerre moderne si combattono, oltreché coi bombardieri, i droni, i proiettili al fosforo, l’economia, con narrazioni false. Ho seguito per più di trent’anni, da quando il Mullah Omar occupò Kabul (1996) e si impadronì del Paese, per non sapere che tutta la storia afghano-talebana nelle narrazioni occidentali è stata costellata di menzogne o, quel che è peggio, di mezze verità.
Oggi l’Afghanistan è molto più forte di un tempo, perché ha l’appoggio della Cina, l’unico grande Paese che non l’abbia mai attaccato, per quanto confinante, e che lo sta aiutando nel recupero delle terre rare, fra cui il litio, indispensabile a tutto il sistema digitale.
Certo, a differenza di un tempo, gli manca un leader della forza e dell’integrità morale, del prestigio del Mullah Omar. Il nuovo leader religioso, Akhundzada, non pare essere alla stessa altezza. Per cui, ancora e sempre, che “Allah ti abbia sempre in gloria, Omar” come volevo scrivere in un necrologio sul Corriere della Sera al momento della sua morte e che il Corriere si rifiutò di pubblicare. Lo pubblicò il Fatto, ma non poteva avere, come ovvio, lo stesso impatto.