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Il Ritorno di Gelli

di Rita Pennarola - 18/12/2005

Fonte: lavocedellacampania.it

Licio Gelli, l’Onu, il Parlamento Mondiale di Palermo, la polizia parallela di Riccardo Sindoca e l’ambasciata mondiale macedone per i bambini: tutti insieme, con un manipolo di esponenti partenopei. E tutti in business. Quella che vi raccontiamo è la storia di un mix esplosivo, che porta alla luce la trama di nuovi intrecci paralleli per il controllo dell’ordine mondiale e per la gestione delle risorse, anche e soprattutto quelle “umanitarie”.

Partiamo dalle celebrazioni svoltesi lo scorso 12 novembre in quel di Pomigliano d’Arco, popoloso comune vesuviano, per le rituali assegnazioni di premi ai “poeti dell’anno”. La rassegna, che da oltre un decennio viene organizzata «dalla vulcanica Tina Piccolo, poetessa di fama internazionale (come lei stessa ama definirsi nel dettare le sue note biografiche, ndr)», si era già “distinta” nel 1996 per aver premiato un poeta illustre come il venerabile Licio Gelli. Nel 2005 la manifestazione - che si fregia «dell’alto patronato della Presidenza della Repubblica» e sarebbe realizzata «in collaborazione con il Comune di Pomigliano d’Arco e con la Regione Campania » - non si fa mancare l’ombra del gran maestro: assegna infatti, fra gli altri, un riconoscimento a Maria Rosa Gelli. Le note biografiche della «poetessa» Gelli sono tratte dall’albo d’oro della Accademia dei Micenei, di cui fa parte insieme al “cantore” Licio Gelli: «Maria Rosa Gelli è nata a Pistoia il 22 dicembre 1952. Dal 1967 vive ad Arezzo dove ha conseguito la maturità e svolto gli studi universitari alla Facoltà di Lingue e Letterature straniere. Parla il francese, lo spagnolo e l'inglese. Dal 1993 riveste il grado di Capitano del CO.S.INT. Nel 1994 le è stata conferita la qualifica di Dama di Gran Croce del Reale Ordine di Cipro». Ma a parte la comune nascita a Pistoia, la residenza aretina per entrambi e, ovviamente, l’insopprimibile vocazione lirica, quali sono i veri legami fra Licio e Maria Grazia Gelli?

Maria Rosa o Maria Grazia?
Sono tanti e sorprendenti. Nel 1991 la signora o signorina fonda ad Arezzo la srl Vali, 20 mila euro in dote oggi, dedita ad operazioni immobiliari, finanziarie e di leasing in genere, di cui Maria Rosa è attualmente amministratore unico. I soci della Vali srl sono solo tre: accanto alla “poetessa” siedono infatti i due figli maschi del venerabile. Si tratta di Raffaello Gelli, 58 anni, e di Maurizio Gelli, classe 1959, che possiede la maggioranza delle quote. Una sinergia perfetta ed un’intesa incomparabile, dunque, fra i tre Gelli. Va ricordato che il gran maestro, di figli, ne aveva tre: oltre a Raffaello e Maurizio, anche la bella Maria Grazia, protagonista del rocambolesco sequestro avvenuto all’aeroporto di Fiumicino nel luglio 1982, quando la polizia trovò nel doppio fondo della sua valigia, per la prima volta, il Piano di rinascita nazionale elaborato da suo padre nel 1976. Che ne era stato, in seguito, di Maria Grazia?

A febbraio 2004 il superpentito di mafia Angelo Siino racconta fra l’altro al sostituto procuratore della capitale Luca Tescaroli di aver utilizzato per un certo periodo la Mercedes SL 500 che gli era stata data in uso da Giuseppe Moccia, «la stessa – viene ricostruito in un articolo apparso su Repubblica – prima utilizzata da Flavio Carboni e sulla quale, tempo prima, aveva perso la vita la figlia di Licio Gelli». Su questo lutto familiare si era soffermato lo stesso Gelli durante l’incontro con i giornalisti della Voce avvenuto a Villa Wanda nel maggio 1996. In quella occasione ci mostrò un ritratto giovanile della figlia Maria Grazia, «scomparsa in un incidente d’auto – ribadì – nel periodo in cui era fortemente provata dal sequestro dei documenti e dalle successive indagini». La giovane e avvenente donna ritratta nel quadro che campeggiava alle pareti del salone di Villa Wanda nel ’96, assomiglia in maniera impressionante all’immagine della poetessa Maria Rosa Gelli, socia di Raffaello e Maurizio.

E le analogie non sono finite. Come Licio, anche Maria Rosa pubblica regolarmente articoli e poesie sul periodico locale di area massonica Il Piave. Spesso le collaborazioni si ritrovano vicine, una accanto all’altra. E il legame societario sembra ora chiudere il cerchio. Chi è davvero Maria Rosa Gelli? Intanto, seguendo le sue tracce – e, soprattutto, quelle di Raffaello Gelli – ci ritroviamo ancora una volta nello “Stato Parallelo” (vedi la Voce di ottobre 2005) tante volte prefigurato dai magistrati, ma che solo ora comincia ad assumere contorni più definiti. Raffaello Gelli è stato infatti – almeno fino al 2001 – membro della commissione per i diritti umani all’Onu. Nessuna meraviglia, dal momento che suo padre ha intrecciato rapporti non solo occulti, ma anche ufficiali con alte cariche dello Stato italiano e di Paesi esteri. Come conferma la foto qui sopra, che ritrae il venerabile nel corso di una cerimonia ufficiale al Quirinale, insieme all’allora presidente della repubblica Giovanni Leone.

UN GELLI ALL’ONU
Torniamo a Raffaello Gelli e al suo ruolo alle Nazioni Unite. Era stato lui stesso a parlarne, dopo il clamore suscitato all’epoca dalle prime notizie di stampa, nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano La Nazione a maggio 2001. «Io sono solo una persona che ha accesso all'Onu. Che può partecipare alle riunioni di tutte le commissioni economiche, umanitarie, dei diritti dell'uomo, a Ginevra, Vienna, New York. Insomma, ho un mio posto. E ho un documento dell'Onu, un tesserino». Come nasce questa sua avventura?, gli chiede il giornalista Ennio Mecconi. «Nasce perchè cinque anni fa ho incontrato Henry Bandier, ora morto, noto avvocato internazionale, francesce, gaullista, che non era amico di mio padre, ma forse un suo simpatizzante». «Ho cominciato a seguire questa organizzazione – spiega – e cioè l' “Agenzia delle città unite per la cooperazione Nord-Sud” fondata da Bandier». Gelli, in pratica, fa parte di una Organizzazione non governativa accreditata dalle Nazioni Unite: «Nel '95 Bandier era riuscito ad ottenere uno statuto consultivo, depositato e approvato presso le Nazioni Unite, diventando una "Ong", una organizzazione non governativa, il cui scopo è sensibilizzare l'opinione pubblica mondiale per mettere in atto una nuova strategia di sviluppo. In questo momento seguiamo problemi sull'ecologia e per le acque potabili. In Kenia, a Malindi, c'è un progetto per l'acqua potabile». Il figlio del venerabile si dichiara poi «presidente dell'"Uta", la United towns agency», nei cui elenchi «ci sono circa 2000 nomi fra avvocati, medici, ex ambasciatori, imprenditori. Un po' in tutto il mondo». Un seggio all’ONU nel medesimo organismo anche per Marta Gelli, consorte del rampante Raffaello, un metro e novanta di altezza, una indomabile passione per le auto di lusso, un diploma di ragioniere ed una fitta rete d’affari fra il Principato di Monaco e numerosi Paesi del mondo, compreso il nostro.

Ad aprile di due anni fa il pm barese Lorenzo Lorario lo iscrive nel registro degli indagati per contrabbando internazionale di sigarette con il Montenegro. Un’accusa che si perde poi nel porto delle nebbie. Più recentemente il nome di Raffaello Gelli rimbalza tra le pagine del libro di Charles Duchaine, ex giudice istruttore nel Principato di Monaco (poi dislocato in alta Corsica, a Bastia, perché accusato di “lesa maestà”). Nel corso di un’inchiesta sul “blanchiment” dei capitali, Duchaine si era imbattuto in una nota riservata della Procura di Asti nella quale si spiegava che Daniel Ducruet – all’epoca marito della principessa Stephanie di Monaco – aveva creato un consorzio denominato Segetra, nel quale era presente anche Raffaello Gelli. L’inchiesta adombrava l’ipotesi che il consorzio fosse dedito al riciclaggio di capitali della mafia russa.

LA CORAZZATA MACEDONE
Ma le sorprese sono appena cominciate. Perché nella Commission of Human Rights - Sub-Commission on Promotion and Protection of Minorities, attiva presso le Nazioni Unite nel 1999, insieme a Raffaello e Marta Gelli sedevano altri due personaggi che ci portano dritto dritto in Macedonia, dentro le fila di una strana sigla umanitaria transnazionale, a sua volta collegata col Parlamento Mondiale di Palermo. Si tratta di «Mr. Dragi Imijanack» e «Ms. Loretta Bianchi». La Voce si era già occupata di loro nei mesi scorsi. Il primo (il cui nome preciso è Dragi Zmijanac) risulta infatti fondatore della First Embassy of the Children in the World Megjashi con sede a Skopje, sigla che fino a qualche settimana fa dispensava onorificenze e passaporti diplomatici a personaggi come Riccardo Sindoca (indagato a Genova insieme a Riccardo Saya con l’accusa di aver fondato una polizia parallela di mercenari, attiva anche in territorio iracheno) e Vittorio Busà, a sua volta fondatore del fantomatico Parlamento Mondiale palermitano (collegato alla IBSA di Spartaco Bertoletti e Roberto Gobbi, che aveva reclutato uomini come Fabrizio Quattrocchi).

Cosa è cambiato da qualche settimana a questa parte? Almeno in apparenza, tutto. A pochi giorni dall’uscita in edicola della Voce di ottobre (e dalla pubblicazione sul sito dell’inchiesta sullo “Stato Parallelo”, contenente molti fra i nomi dei destinatari di cariche e passaporti, così come apparivano fino ad allora nei documenti ufficiali dell’Embassy di Skopje), la First Embassy of the Children in the World Megjashi invia una prima comunicazione al nostro giornale. E’ il 27 ottobre. «Ho il piacere – scrive in inglese Dragi Zmijanac alla Voce – di informarvi più correttamente su di noi. Spero che questo supplemento di informazioni possa darvi un’immagine più corretta della nostra Ambasciata». Poi aggiunge: «Desidero anche informarvi del fatto che numerosi membri dei corpi diplomatici menzionati nel vostro articolo non fanno più parte dei corpi diplomatici dal 2000». Dopo l’articolo, in Macedonia hanno deciso repentinamente di fare piazza pulita. Il sito dell’organizzazione macedone cambia, spariscono decine di nomi e foto, tutti “imbarazzanti”. Non contenti, scrivono nuovamente alla Voce. La seconda mail è del 15 novembre: «Dear Rita Pennarola, I would like to inform you to visit our web site www.childrensembassy.org.mk and to visit link diplomatic corps and to see official List of the beneficiaries of the diplomatics passport». Segue una lista di soli 11 beneficiari, contro i 57 del precedente elenco, che comprendeva, fra gli altri, Riccardo Sindoca, Viktor Busà e Loretta Bianchi, la stessa che nel ’99 sedeva all’Onu insieme a Raffaello Gelli e Dragi Zmijanac. Un solo nome italiano è rimasto nel nuovo elenco dei titolari di passaporti diplomatici: è quello di Antonio Diletto, occhialuto “Ambasciatore onorario a Napoli della First Embassy of the Children in the World Megjashi”.

UN DILETTO AMBASCIATORE
Al Centro Direzionale, Isola G1, Diletto gestisce un ente formativo fra quelli che aspirano ad incarichi dalla Regione per i lucrosi corsi di formazione periodicamente appaltati con fondi europei. Risulta infatti rappresentante italiano dell’UEEF, Unione enti europei di formazione, benché sulle pagine bianche preferisca definirsi “consulente del lavoro”. Nell’estate 2003 l’ambasciatore Diletto rilascia un’intervista ad un periodico partenopeo. Apprendiamo così che quella di Napoli «è l’unica sede ufficiale dell’Ambasciata diplomaticamente riconosciuta in Italia dalla Repubblica di Macedonia», anche se sul territorio nazionale esistono numerosi consolati. Inoltre l’ “ambasciata” capitanata da Diletto «collabora con istituzioni locali come la Regione Campania ed il Provveditorato agli studi». Per la mole di attività collegate all’ardua missione umanitaria, Diletto dichiara alla giovane intervistatrice di avere appena nominato una serie di collaboratori, «nel rispetto dei poteri conferitimi». Fra questi troviamo in primis il signor Ciro Grumetto, altra vecchia conoscenza (vedi la Voce di ottobre 2005), in quanto beneficiario di passaporto diplomatico rilasciato dall’organizzazione macedone prima della “epurazione” di novembre scorso.

Altro collaboratore di sua eccellenza Diletto è poi tale «Avv. Salvatore Mariani», nominato sul campo «consigliere diplomatico alle pubbliche relazioni e addetto stampa». Delle gesta di Mariani si compiace La Padania quando, nel 1999, lo troviamo fra i candidati alle Europee sotto i vessilli della Lega Sud Ausonia insieme al camerata Achille Biele. Più recentemente eccolo tra i fondatori della fantomatica “Repubblica di Ausonia”, alter ego della Padania di Bossi, quindi nella sede dell’associazione “Maschio al 100%”, in prima fila per chiedere a gran voce un candidato di puro sesso maschile per le elezioni del sindaco di Pescara.
Di maggiore rilevanza la figura del «consigliere diplomatico economico-giuridico», carica attribuita da Diletto a Giovanni Pascone. Ex magistrato del Tar Lazio, a lungo rappresentante in giudizio della Siae, la società degli autori ed editori, Pascone fa parte del cda della Bagnoli Futura. Ma alla tormentata compagine partenopea non potrà dedicare molto tempo: Pascone è attualmente in forze a Palazzo Chigi come consigliere giuridico di Silvio Berlusconi.

STAMPA “DEL CUORE”
Sempre pronta ad intervistare in ginocchio gli artefici di iniziative “umanitarie”, senza farsi troppe domande sulla loro reale matrice, la stampa campana ha portato negli ultimi tempi più volte alla ribalta sia Antonio Diletto che alcuni fra i suoi sodali, tutti intenti a raccogliere fondi per sanare le piaghe del mondo. Ancora il 15 luglio di quest’anno Daniela De Crescenzo ricordava sul Mattino la generosità di «Antonio Diletto, responsabile della prima ambasciata dei bambini nel mondo Medjashi, una ong riconosciuta dall’Onu», corso in aiuto di un piccolo cardiopatico maranese con la sua organizzazione macedone. Non meno “pompate” le gesta di Agostino Conte, sedicente scrittore partenopeo ed organizzatore, sempre per l’ambasciata macedone, di “partite del cuore” a base di neomelodici. «Manifestazioni – aggiunge un addetto ai lavori – in cui, per promuovere la cospicua raccolta di fondi, Conte é riuscito a coinvolgere perfino una star come Simona Ventura». Il 26 maggio di quest’anno è ancora una volta il quotidiano diretto da Mario Orfeo a tramandare le magnifiche sorti del sodalizio macedone Antonio Diletto-Agostino Conte. La coppia era al tavolo degli ospiti d’onore per la notte del beach golf celebrata l’estate scorsa all’Arenile di Bagnoli «Tra i tavoli – scrive Marco Lobasso – tanta bella gente. Furoreggiava l'artista Franco Esposito, che nella vita fa il sosia di Marco Columbro. Ha firmato decine di autografi e si è divertito a scherzare con i campioni del golf. Con lui, al tavolo, l'ambasciatore della Prima Ambasciata Bambini nel Mondo delle Nazioni Unite, Antonio Diletto, appassionato di golf, e Mario Cirino Pomicino». Non è finita: «Gli organizzatori del Campionato italiano dell'Arenile hanno ricevuto in dono dal manager Agostino Conte, la maglia della nazionale di calcio ”Star del Cuore”, quella con il numero 10 della capitana Simona Ventura». A luglio, in occasione di una partita della Nazionale del Cuore a Sarno, è sempre il Mattino, con un articolo di Antonio Orza, a sottolineare le benemerite intraprese di «Children for peace e la Nazionale star del cuore, che sostengono "Bambini nel mondo" - Ambasciata Medjashi della Repubblica di Macedonia” - Organizzazione Nazioni Unite». Non vuole essere da meno il Corriere del Mezzogiorno, che il 5 maggio scrive: «Sarà Simona Ventura la capitana della Nazionale “star del cuore”, che si esibirà stamane allo Stadio comunale di Sarno. Tra i promotori dell’evento, l’associazione “Children for peace” e la A &B production che sostengono l'associazione per i bambini del mondo che fa capo all'ambasciata Medjashi della Macedonia».

A Napoli Children for Peace, la creatura “umanitaria” di Agostino Conte, ha sede in via Filippo Cavolino, presso lo studio del fiscalista Pasquale Toscano. Il “poeta” Conte, intanto, dedica un sito (childrenforpeace.it) a propagandare le sorti del suo omonimo libro che – spiega sul sito – è stato pubblicato da Mondadori. Peccato che alla blasonata casa editrice berlusconiana nessuno ne sappia nulla. Poco importa: grazie alla sua “favola umanitaria” Conte – stando ai suoi racconti – sarebbe stato ricevuto addirittura da Giovanni Paolo II. Merito, probabilmente, di quelle partitelle “del cuore” in cui, oltre ad uno stuolo di neomelodici, scende in campo anche la corpulenta “Lady Chioccia” (vedi foto), definita “responsabile casting”. Non ci scherza, quanto a mole corporea, neppure un altro esponente diplomatico Mejashi “epurato” dopo l’uscita del nostro articolo. Si tratta del «Sen. Ciro di Costanzo, General Consul in Italy», come pomposamente veniva definito nei vecchi elenchi. Il barbuto Ciro è titolare di una palestra per arti marziali in quel di Volla, oscuro comune alle porte di Napoli. E chiudiamo il cerchio partendo dall’inizio: nella giuria del premio letterario di Pomigliano d’Arco siede infatti il «deputato Pietro Fratantaro», Esponente del Parlamento Mondiale di Palermo. Leggiamo qualche passaggio dalla sua autobiografia: «Barone Cav. Pietro Fratantaro: Il barone Pietro III° Fratantaro, cavaliere dell’unione Cavalleria Cristiana Internazionale, presidente della Febac (Federazione Europea Beni Artistici Culturali), presidente del Premio Tindari, è stato eletto Deputato al Parlamento Mondiale fra gli Stati per la Sicurezza e la Pace , il cui Lord Presidente Mons. Sen. Viktor Busà, lo ha nominato Consigliere diplomatico per le Attività Sociali». 

Da Skopje a Casal di Principe
Non solo Napoli: anche Milano ha un “cuore” grande così. Lo scorso 13 novembre all’Hotel Novotel del capoluogo lombardo vengono infatti sfornati alcuni “ambasciatori” nuovi di zecca, tutti pronti a combattere per la corazzata umanitaria di Skopje. Si tratta di «Silvio Sabba, Mikeal Kenta, Max Bertolani, la ‘Talpa’ Diego Conte, il naufrago Daniele Interrante, il musicista Ricky Portera e l’ex bomber rossonero Daniele Massaro. Tra tutti – scrive la rivista Gossipnews – anche due ‘comuni mortali’: il p.r. Ferdinando Martone e l’industriale Massimo Manto», nominati anche loro sul campo «consiglieri diplomatici della Prima Ambasciata dei Bambini del Mondo – Megjashi – Repubblica di Macedonia, riconosciuta dal 1990 dalle Nazioni Unite». Una investitura non certo insolita per questo tipo di compagini a cavallo fra beneficenza & business, sempre con un manipolo di massoni in cabina di regia. «Vanno alla ricerca – spiegano gli studiosi del potere occulto – di volti noti che prestino la loro immagine per attirare nuove sottoscrizioni e distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica». «Così accadde a Nicoletta Strambelli, in arte Patty Pravo – aggiungono – quando accettò la nomina di ambasciatore del Parlamento Mondiale di Palermo dalle mani di “Sua Beatitudine” Vittorio Busà». Torniamo ai neo-diplomatici freschi di incoronazione sotto
la Madunina.
Perché proprio quello di Massimo Manto è un nome tutt’altro che nuovo alle cronache locali “della bontà”. Gestore di sale giochi a Frattamaggiore, Casoria e Santa Maria Capua Vetere con la sua Partenope Bingo srl, Manto è stato più volte al fianco di Agostino Conte e Antonio Diletto come sponsor di iniziative targate Megjashi destinate alla raccolta fondi. Napoletano, 39 anni, studi all’Istituto Denza di Posillipo, residente nello stesso quartiere, a via Manzoni, Massimo Manto è titolar anche delle srl Emozioni, New Service, Società di Progettazione e Realizzazione SPR, e Net-Com, ora in liquidazione. Suo socio nella Partenopea Bingo è il cinquantanovenne Vincenzo Natale da Casal di Principe, amministratore unico della società. La vocazione per gli affari è una tradizione di famiglia, in casa Manto: suo padre Nicola, che produceva apparecchiature telematiche, era fornitore della Sip. Suo fratello Andrea Manto è stato a capo dei giovani industriali della Campania fino allo scorso anno.

NEL NOME DI LICIO
Non se ne stanno certo con il compasso appeso al chiodo Maurizio e Raffaello Gelli, i due rampolli del venerabile. Partiamo dal maggiore, l’ormai cinquantottenne Raffaello: oltre all’aretina Vali srl, in cui lo troviamo (vedi articolo principale) come socio di maggioranza insieme al fratello Maurizio e alla “poetessa” Maria Rosa Gelli, Raffaello risulta titolare di quote in Omega, srl da 15 mila euro di capitale, con sede sempre ad Arezzo, e soprattutto in Progest immobiliare. Con cento milioni di vecchie lire in dote, anche Progest è iscritta in origine al registro imprese aretino, ma sposta poi la sede prima a Milano in via Borgogna, poi a Putignano, in provincia di Bari. Socio di minoranza (con il 30 per cento delle quote) di Raffaello Gelli in Progest è Fabrizio Serrai, classe 1954. La società, che realizza interi quartieri e strutture alberghiere, risulta molto attiva anche in Sicilia. Scarne le notizie sul socio Serrai, costruttore col “vizietto” dell’amianto: poco tempo fa ha patteggiato a Palermo una condanna per aver interrato una pesante lastra di amianto durante la costruzione di 204 alloggi nel Palermitano. Preferisce le auto il giovane Maurizio Gelli, 46 anni, che troviamo in pista con le aretine Sport Car, 78 mila euro di capitale, Queimada e Vip Car, tutte srl. Insieme alla moglie Serena Paci, Maurizio Gelli fu arrestato a Vienna nel 1999, su mandato dell’autorità giudiziaria austriaca, con l’accusa di riciclaggio.

Le più recenti notizie “ufficiali” su di lui le fornisce Dagospia l’11 ottobre dello scorso anno: «Stamattina alle ore 10 e 50 camminavano tranquillamente per via Ludovisi, nei pressi dell'hotel Ambasciatori un individuo che assomigliava moltissimo a Licio Gelli, in arte ex padrone d'Italia, con un sosia del figlio Maurizio Gelli. Il sosia del primo lobbysta della storia Italiana si appoggiava su un bastone con manico d'avorio che raffigura una gorgone». Mentre i figli si dedicano al business, il venerabile dà libero sfogo alla incontrollabile vena poetica. La stessa che nel ‘96 mise in fibrillazione le massonerie internazionali, riuscite a strappare per il gran maestro aretino addirittura una candidatura al Nobel per la letteratura. Da Stoccolma a Sant’Anastasìa: da qualche mese Licio Gelli cura una rubrica di poesia su un mensile della zona vesuviana, Il Cittadino, diretto da Francesco De Rosa. «Nei prossimi numeri – scrive Gelli nel primo articolo, ad aprile di quest’anno – rifletterò con voi sui versi delle mie poesie. Ma non solo. Il numero d’esordio lo dedicato (lo strafalcione è probabilmente della redazione, ndr) ad un libro che ho pubblicato da poco e il cui titolo è “Ho finito l’inchiostro”».

Poi il venerabile si lascia andare ad alcune considerazioni poetiche sui «caduti di Nassirya»: «Le parole di pace si fanno foglie sull’acqua quando il fiume dell’odio trascina l’uomo tra i meandri impalpabili e sconosciuti e lo trascina tra le rive di una vita ignota». Francesco De Rosa è fra gli organizzatori del premio letterario partorito in quel di Pomigliano d’Arco da Tina Piccolo. Nel 2002, quando ad aggiudicarsi il palmarés fu Licio Gelli, la Piccolo sottolineava che nel comitato d’onore (di cui peraltro faceva parte lo stesso Gelli) c’era al primo posto «il presidente Carlo Azeglio Ciampi».