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Semaforopoli

di Marco Cedolin - 22/09/2008

 

 

 

Sta continuando ad allargarsi a macchia d’olio l’inchiesta concernente i semafori truccati, attraverso i quali una vasta consorteria di personaggi pubblici e privati continuano a mungere denaro dalle tasche dei cittadini in maniera truffaldina, agevolati in questa operazione da un codice della strada costruito ad hoc per garantire facili profitti ai comuni ed alle aziende private che “affittano” loro apparecchi rilevatori di ogni genere, in totale spregio di ogni garanzia per i diritti dell’automobilista.

 

L’inchiesta, partita dalla Procura di Milano e gestita dal pubblico ministero Alfredo Robledo è stata innescata dalle dichiarazioni di un ex dipendente di un’azienda privata con sede negli Stati Uniti che operava al servizio dei comuni nelle province di Brescia e Verona, contribuendo ad aprire uno squarcio su una truffa di enormi proporzioni diffusa sull’intero territorio italiano, simile in tutto e per tutta ad una vera e propria tangentopoli delle multe.

I comuni ad oggi sotto inchiesta risultano essere oltre 300, mentre una miriade di personaggi, fra amministratori pubblici, vigili urbani ed imprenditori privati sono coinvolti a vario titolo in un sottobosco di corruzione diffusa dove s’intrecciano fra loro storie di truffe, tangenti e nepotismo.

 

Nel calderone fino a questo momento appena tratteggiato si può veramente trovare di tutto, dai vigili corrotti che ricevevano 3 euro per ogni verbale notificato, ai funzionari comunali che sceglievano le società private deputate a gestire gli impianti semaforici in base a quanti loro parenti fossero in grado di assumere, dalle gare di appalto truccate dove tutte le società in concorso appartenevano ad un unico imprenditore, alla truffa messa in essere dalle società incaricate di tarare gli autovelox che come per magia multavano anche gli automobilisti che non avevano superato i limiti stabiliti dalla legge, dal sindaco impegnato a sistemare la figlia come dattilografa in una società di controllo degli impianti semaforici, al comandante della polizia municipale che domandava in prestito 1000 euro per il matrimonio della figlia. Il tutto ovviamente sullo sfondo dei semafori “truccati” per riuscire a multare anche gli automobilisti corretti, attraverso la manomissione degli impianti deputati a scattare le fotografie, quando non addirittura del semaforo stesso, accorciando il tempo di durata dell’arancione con gravissimo rischio per l’incolumità degli automobilisti.

 

Come regolarmente sta accadendo nei settori più svariati, non ultimo quello dei servizi al cittadino, la commistione fra pubblico e privato, ben lungi dal determinare qualcosa di positivo, riesce al contrario a tirare fuori il peggio di entrambi i soggetti, a tutto detrimento degli interessi e dei diritti di coloro che come sempre sono deputati a pagare in prima persona il costo delle scelte sbagliate e della corruzione.

La sicurezza stradale non può essere un semaforo costruito per fregarti, anche a rischio di mandarti a sbattere contro il conducente che è rimasto fregato dall’altra parte dell’incrocio, questa si chiama semplicemente truffa e tentato omicidio.