Newsletter, Omaggi, Area acquisti e molto altro. Scopri la tua area riservata: Registrati Entra Scopri l'Area Riservata: Registrati Entra
Home / Articoli / Il cammello e la cruna dell'ago

Il cammello e la cruna dell'ago

di Matteo Mazzoni - 15/01/2026

Il cammello e la cruna dell'ago

Fonte: Matteo Mazzoni

La antipaticissima signora Basile, alla quale comunque va riconosciuto un certo coraggio, a Teheran scopre l' acqua calda. Ossia che l' Iran non è l' Afghanistan, molte ragazze se ne vanno in giro con tatuaggi e capelli rosa o azzurri, e l' occidentalizzazione dei costumi procede a passo spedito. 
Ma dai? 
Scopre che anche là esiste la borghesia compradora. Una classe di svendipatria che in Italia ben conosciamo. Ossia una borghesia che, per il proprio interesse, si presta ad essere  agente per potenze coloniali. Che vive in palazzi lussuosi, frequenta enormi centri commerciali, si dedica alla chirurgia estetica e si dice stanca del governo etico degli Ayatollah,  così disfunzionale rispetto al proprio arricchimento. In netto contrasto con la popolazione comune, devastata economicamente dalle sanzioni imposte dai buoni. Dai soliti 'liberatori'.
Questa borghesia è un tipo umano diffuso ovunque. Sono i 'moscoviti', come li chiamano gli ucraini, che vediamo girare da turisti nelle nostre città con mogli siliconicamente modificate, con bocche da carpodromo e una finta eleganza nemmen lontanamente comparabile a quella di una contadina in abiti tradizionali.
È il cancro interno alle società. A tutte le società. Anche a quelle alle quali ci appelliamo per liberarci. Il capitalismo transnazionale e il tipo umano degenerato che si porta appresso. Sradicato. Uguale a Teheran, a Londra, a Tokyo.
I filosofi della Rivoluzione Iraniana diedero un nome a questa malattia: gharbzadegi, ossia 'occidentalosi'. Fu coniata per la prima volta da Ahmad Fardid , professore di filosofia all'Università di Teheran , negli anni '40, e poi ripresa da Al-e Ahmad, per indicare la degenerazione morale, l' ideologia consumistica, materialistica, penetrata nella società iraniana per tramite dell' occidente, ossia della modernità.
Ecco. Io sono convinto che prima o dopo la Repubblica Islamica cadrà, ma non per intervento occidentale, o quantomeno non come ragione ultima: cadrà per la recidiva del cancro dell' occidentalosi. Cadrà per allontanamento dal principio metafisico, sede ultima di ogni sovranità.
Cadrà paradossalmente per eccesso di tolleranza rispetto a questo cancro. Altro che regime! 
E cadrà perché questi sono comunque tempi escatologici, e i testi letti li abbiamo letti tutti, noi pochi. Queste sono le caratteristiche dell' umanità dei tempi ultimi.
Cit.
"Solo i beni conferiranno il rango. Solo movente della devozione sarà la salute, solo legame fra i sessi il piacere, sola via di successo nelle competizioni la falsità. La terra sarà apprezzata solo per i suoi tesori minerali.
Le vesti sacerdotali faranno le veci della qualità di sacerdote. La debolezza sarà la sola causa del dipendere. Una semplice abluzione significherà purificazione.
La razza sarà incapace di produrre nascite divine. Deviati da empi, gli uomini chiederanno: Che autorità hanno i testi tradizionali? Chi sono questi Dei, cos’é la via per diventare veri uomini?"
(Vishnu Purana)
Le donne iraniane, oggi per oltre il 60% laureate, accedono all' immaginario capitalistico imposto, anche per mezzo dell' acculturazione. Molte reagiscono. Molte altre cadono. Ma quelle che cadono, non sanno o non vogliono sapere che, se sono laureate, lo debbono alla Repubblica Islamica. E non sanno e non vogliono sapere che nel centro del mondo libero - leggi Stato Servile - per laurearsi bisogna essere ricchi. Che per curarsi bisogna essere ricchi. Che per fare qualsiasi cosa bisogna essere ricchi. Oppure sottoporsi alla schiavitù dell' usura. O prostituirsi.
Contro questo orrore ha provato ad ergersi la Repubblica Islamica. Che abbia lunga vita! Aprendo un ciclo glorioso, per il quale saremo sempre riconoscenti e sempre lo avremo nel cuore come un possibile modello ideale.
Recentemente continuo ad ascoltare testimonianze di persone che, dovendo sostituire l' automobile, essenziale per gli spostamenti lavorativi, dati i prezzi elevati sul mercato, ricorrono all' auto in affitto.
E decantano questa possibilità come una grande facilitazione.
Siamo all' esaltazione della negazione della proprietà privata, accolta con entusiasmo.
Non è più lo spauracchio comunista a minacciare la proprietà privata. È il capitalismo. Perciò, per il colonizzato europeo, allora tale deprivazione va bene. Non possiedi mezzi di produzione. Non possiederai più la casa, ricorrendo all' istituto usurocratico dell' affitto. Non possiederai neppure più il mezzo col quale recarti al posto di lavoro. E sarai felice. Il masochismo istituzionalizzato.
In una società despiritualizzata, deprivata dai vincoli morali della religione, la giustizia sarà, come giustamente detto da Trump, solo misurata dalla moralità del potente. Quindi del capitalista. In sostanza: nessuna morale.
Non ci sarà perciò limite alla violenza in questi tempi ultimi. E gli uomini godranno del proprio animalizzarsi. Del proprio farsi carne da macello. E nel vedere macellare altri uomini, come accade in questi giorni tutti i giorni.
"Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli"
(Matteo 19:24).