Difendere l’Iran oggi significa rompere il monopolio narrativo occidentale
di Sergio Caruso - 15/01/2026

Fonte: Sergio Caruso
L'ho già detto e non ho alcuna remora a ripetermi: le difficoltà economiche in Iran sono reali e le serrate dei bazar e le manifestazioni di piazza sono iniziate per queste difficoltà. Ciò detto quella che l’Occidente spaccia come “rivolta per la libertà” è l’ennesima operazione di guerra ibrida dell’apparato atlantico contro uno Stato che rifiuta di sottomettersi.
Non siamo davanti a proteste spontanee degenerate. Siamo davanti a una strategia collaudata di destabilizzazione, diretta da Stati Uniti e Israele, sostenuta dalla NATO e amplificata dal sistema mediatico occidentale. Un copione già visto: creare il problema, manipolare la percezione, invocare la “difesa dei diritti umani”, preparare il terreno alla pressione politica, alle sanzioni, alla guerra.
Agenti del Mossad e della CIA arrestati, agitatori pagati dall’estero, armi e esplosivi sequestrati, reclutamento coordinato dall’Europa: questa non è opposizione, è sabotaggio politico organizzato. Chi continua a negarlo è in malafede.
È lo stesso metodo usato nel 2022 e prima ancora in Siria, Libia, Venezuela, Ucraina. Cambia il Paese, non cambia la mano. Il sistema atlantico non tollera Stati indipendenti: o ti pieghi o vieni colpito dall’interno.
Il cuore dell’operazione è la macchina propagandistica occidentale:
– falsi martiri creati con l’intelligenza artificiale
– video riciclati e audio manipolati
– bot israeliani che simulano una “rivoluzione monarchica” inesistente
– media mainstream che rilanciano tutto senza verifiche
Nel frattempo, milioni di iraniani che manifestano contro l’ingerenza straniera vengono cancellati dal racconto. Perché l’Atlantismo non informa: costruisce consenso per l’aggressione.
Le dichiarazioni di Trump, Pompeo e dei funzionari USA non sono esternazioni: sono atti ostili, inviti all’insurrezione, minacce dirette a uno Stato sovrano. È la stessa arroganza imperiale con cui Washington arma Israele a Gaza, strangola il Venezuela, militarizza l’Europa e trascina interi popoli in guerre che non vogliono.
E qui emerge tutta la vergogna della subalternità europea. Il governo italiano, come molti altri governi NATO, si limita a ripetere la narrazione americana, rinunciando a qualsiasi autonomia politica e diplomatica. Accusa, condanna, si indigna… sempre e solo nella direzione indicata da Washington. Questa non è politica estera: è servilismo.
Ancora più grave è il ruolo di alcune opposizioni “pacifiste a parole”, come il Movimento 5 Stelle, che dichiarano di non volere l’intervento militare americano ma riproducono integralmente la propaganda atlantica sulle presunte uccisioni sistematiche di civili innocenti da parte del “regime iraniano”, senza prove, senza contesto, senza una sola parola sulle interferenze straniere.
Così facendo, preparano il terreno politico e morale per l’aggressione, esattamente come avvenne prima della Libia e della Siria. Non esiste neutralità possibile dentro la narrazione NATO: o la si smonta, o la si serve.
Questa non è una battaglia per i diritti umani.
È una guerra dell’Atlantismo contro ogni forma di sovranità reale.
Una guerra combattuta con sanzioni, fake news, ONG politicizzate, social network, mercenari e, se necessario, missili.
Difendere l’Iran oggi significa rompere il monopolio narrativo occidentale.
Significa dire che i popoli non devono essere rovesciati da Washington, Tel Aviv o Bruxelles.
Significa rifiutare l’idea che la NATO abbia il diritto di decidere chi può esistere e chi no.
Chi ripete la propaganda atlantica non è ingenuo.
È parte del problema.
È parte dell’ingranaggio imperiale.
