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“Redacted”: recensione di un film mai visto

di Francesco Viaro - 08/11/2008

    

L’altra sera mi sono recato ad un cineclub della mia città, Padova, per assistere alla proiezione del film “Redacted” di Brian de Palma. Che non è avvenuta. Perché? Perché ne è stata ostacolata la visione, e non certo per volontà del cinema, ma per decisione della stessa casa di distribuzione in Italia. Perché mai una casa di distribuzione dovrebbe fare una cosa del genere? E sì che il film ha Venezia ha vinto il Leone d’Argento per la regia. Qual è allora il motivo? Semplice: censura. Attraverso cavilli burocratici la suddetta casa ha annunciato al cinema che se avesse proiettato il film (acquistato attraverso vie molto tortuose) sarebbero incorsi in beghe legali.
Ma perché censurare un film? Forse per l’unica ragione che esso fa pensare, e che non si unisce al coro degli establishment “che contano” e delle varie lobby sulle ultime guerre inaugurate dai paladini della libertà yankee e che proviene dagli stessi Stati Uniti.
In “Redacted” una pattuglia di americani in Iraq stupra ripetutamente una ragazzina di 14 anni, per poi ammazzarla con tutta la famiglia. La pellicola è basata su una storia vera, che il governo cercò di insabbiare ma che poi trapelò, sollevando una grande indignazione. La narrazione avviene attraverso filmati di youtube, riprese amatoriali e reportage giornalistici. Il tutto creato dal regista stesso, ma che risulta totalmente reale e credibile. Un film, dunque, dichiaratamente realizzato per scuotere gli animi.
Eppure non ha conosciuto nessuna distribuzione. In America, la grande terra della democrazia, ha avuto una circolazione limitatissima, è stato impedito al cosiddetto “grande pubblico” di conoscere la brutale verità pur sempre attraverso la finzione. E in Italia, essendo uno zelante zerbino dei Padroni, più realista del re, si è fatto anche di peggio. Ma la critica verso il potere, la sua gestione e le azioni del governo è il sale della democrazia. La libertà di parola e di espressione, tutelate solo nell’apparenza, sono invece una minaccia per il potere. Mettere veramente in discussione un governo e azioni di portata mondiale non sono tollerate. Riportare all’attenzione le atrocità di una guerra scatenata per gli interessi di pochi e di cui ormai non si parla più è un crimine. Si parla ancora dei morti che ci sono tuttora in Iraq? Si racconta che rimane un focolaio di terroristi (che hanno trovato terreno fertile grazie all’intervento)?
Nel nostro piccolo, qualcosa, forse, la possiamo fare. Comprare il film tramite internet, affittare una sala comunale, e proiettarlo. Io intendo farlo.