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L'occidente e il suo credo laico

di Massimo Fini - 22/02/2006

Fonte: gazzettino.it

 

Nel febbraio del 1989 mi trovavo a Teheran quando Khomeini lanciò la fatwa di morte contro lo scrittore Salman Rushdie, autore di un libro, "I versetti satanici", che, a suo dire, offendeva Maometto, il Corano e l'Islam. In città ci furono effettivamente delle imponenti manifestazioni contro Rushdie, ma chi era presente poteva facilmente rendersi conto che erano organizzate dal regime. La guerra con l'Iraq era finita da un anno, la bella esaltazione della trance agonistica era ormai un ricordo, la tensione ideologica, a dieci anni dalla Rivoluzione che aveva rovesciato lo Scià, si era affievolita, serpeggiava un po' di stanchezza e gli ayatollah avevano pensato di riaccendere il fuoco con quella faccenda, abbastanza grottesca, di Rushdie.

Ma se si grattava un poco sotto la superficie si capiva che la popolazione iraniana, pur essendo, nella sua stragrande maggioranza, khomeinista, era piuttosto scettica su quell'affare della "fatwa" che considerava una mattana o comunque un eccesso di intransigenza del vecchio ayatollah, un segno di senilità. E in ogni caso, benchè Khomeini, intellettuale di grande spessore, godesse di un enorme prestigio nel mondo islamico, le popolazioni degli altri Paesi musulmani rimasero assolutamente tranquille, non ci furono manifestazioni contro Rushdie nè, tantomeno, contro l'Occidente.

Come mai oggi semplici vignette, che in quanto a blasfemia son niente rispetto ai contenuti de "I versetti satanici", eccitano la furia di tutte le folle musulmane, dal Pakistan all'Idonesia all'Afghanistan alla Nigeria alla Libia alla Giordania? Cos'è cambiato da allora?

Quelle vignette non avrebbero provocato alcun sussulto fra la gente islamica se non fossero state precedute da alcuni fatti ben più concreti e importanti di quattro segni sulla carta. Nel 2001/2002 gli americani, col pretesto di prendere un uomo che non hanno preso, Bin Laden, hanno attaccato e bombardato l'Afghanistan, spazzato via un governo che godeva dell'appoggio della stragrande maggioranza della popolazione e messo al suo posto un loro Quisling, Hamid Karzai. Sono passati cinque anni, Bin Laden non è stato trovato, ma gli americani, insieme a truppe di altri Paesi occidentali, occupano tuttora l'Afghanistan e stanno cercando di omologare a tappe forzate quella popolazione, che ha storia, tradizioni, costumi, vissuti completamente diversi dai nostri, alla "way of life" dell'Occidente.

Nel 2003, con motivazioni che si sono rivelate del tutto pretestuose, gli angloamericani e altri Paesi occidentali hanno aggredito l'Iraq e tuttora lo occupano con un grande dispiegamento di forze militari. La motivazione ufficiale di questo atto di aggressione è diventata ora che i popoli del Medio Oriente, cominciando dall'Iraq ma per proseguire poi in tutto il resto dell'area, devono adottare la democrazia rappresentativa, cioè i nostri valori.

È già un anno che l'Iran viene minacciato, dagli Stati Uniti e da altri Paesi occidentali, di sanzioni economiche, di rappresaglie militari e addirittura atomiche se proseguirà nel suo programma di dotarsi del nucleare civile che potrebbe portare ipoteticamente questo Paese a costruirsi, nel giro di sei, sette anni, l'atomica. E questo nonostante l'Iran avesse accettato fino ad ieri - fino a che non è stato deferito al Consiglio di Sicurezza dell'Onu dove siedono cinque Paesi con enormi arsenali atomici - le ispezioni dell'Aiea, l'Agenzia dell'Onu per il controllo dell'uso dell'energia nucleare. Fa una certa impressione, anche a chi non è musulmano, vedere in tv il presidente francese Chirac dare lezioni di morale nucleare all'Iran, stando seduto su un arsenale atomico.

Ma c'è anche dell'altro e forse di ancor più irritante che esaspera le genti musulmane; da anni tutti i media occidentali, pressoché all'unisono, stanno conducendo una pressante campagna ideologica perché l'Islam cambi se stesso, perché adotti i nostri valori, perché la condizione della donna musulmana si omologhi a quella della donna occidentale. Nello stesso rapporto che il presidente George W. Bush ha inviato al Congresso nel settembre del 2002 - quello in cui teorizzava la "guerra preventiva" - si prometteva "una battaglia di idee e di valori anche per il futuro del mondo islamico". Cioè poi non ci accontentiamo più di conquistare territori - come faceva al colonialismo classico - vogliamo convertire gli altri, tutti gli altri, ai nostri valori e al nostro credo, che non è affatto quello cristiano, perché poco di cristiano e tantomeno di sacro rimane in Occidente, è il credo laico enunciato da Bush in quello stesso rapporto: "C'è un solo modello sostenibile: la libertà, la democrazia, la libera intrapresa".

Siamo quindi di fronte a due fondamentalismi e integralismi speculari: quello laico dell'Occidente e quello religioso dell'Islam. Però con una differenza sostanziale. Nessuno nel mondo musulmano, nemmeno Bin Laden, o chi per lui, nemmeno Atta, nemmeno Al Zarkawi ha mai pensato di portare le leggi e i valori dell'Islam in Occidente. Costoro, e anche quelli più moderati di loro, vogliono solo ribadire la validità dei valori islamici all'interno del proprio mondo e della propria cultura. Noi invece pretendiamo di sostituire i loro valori con i nostri.

È questa protervia, militare e ideologica, dell'Occidente che fa sì che delle vignette da quattro soldi attizzino un incendio le cui ceneri covavano da tempo. L'odio antioccidentale non è esploso di colpo, perché improvvisamente le folle islamiche hanno deciso di darsi Al Male per lottare contro il bene che noi crediamo, spesso in buona fede - ma questo è ancor più pericoloso - di rappresentare.