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2006 - Questi giochi insostenibili

di Stefano Bertone - Luca Degiorgis* - 26/02/2006

Fonte: Il Manifesto

 

 
Il famoso rapporto Bruntland (WCED 1987) recita: «Lo sviluppo sostenibile è quello sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri», e promuove «l'armonia tra gli esseri umani e tra gli umani e la natura». Non è scontato che si debba cercare un ulteriore sviluppo (l'Italia è uno degli 8 grandi della Terra, il Piemonte una delle regioni più ricche, e il reddito procapite in Alta Valle di Susa è di certo superiore alla media nazionale). Se però lo si vuole, che sia almeno sostenibile. E come si può applicare tale concetto ad un evento che per realizzarsi deve costruire stadi e trampolini, spianare prati e boschi, trasportare tonnellate di terra e rimpiazzarle con cemento? Qualcuno può davvero credere che trasformare un bosco secolare e la vita che esso ospita in un prato pieno di alberelli alti 60 cm sia una impresa ambientalmente sostenibile? Il Toroc ha recentemente pubblicato il «Rapporto di sostenibilità 2004/05» delle sue attività, documento prodotto dalla Direzione Ambiente e dalla Direzione Immagine e Eventi dello stesso Toroc, a dimostrazione di quanto sia importante ai fini pubblicitari mostrare di interessarsi alle problematiche ambientali. La mancanza di dati quantitativi e di impegni cogenti presi a favore del rispetto ambientale è praticamente assoluta. Il lavoro ricorda da vicino i toni della «pastille verte» (pillola verde!) che il Comitato promotore di Torino 2006 presentò nel 1999: molti proclami e roboanti dichiarazioni («Presteremo la dovuta cura, nell'intero ciclo di vita dell'evento Olimpico, alla prevenzione degli effetti negativi su tutte le componenti ambientali» dichiara Castellani a pag. 110), ma pochi fatti. Le analisi svolte sono quasi esclusivamente una fotografia di quanto è accaduto nel periodo di preparazione dei giochi, come se monitorare lo scempio ambientale fosse sufficiente a renderlo più nobile...

Il conteggio delle emissioni di «CO2 equivalente» tiene conto del Programma Olimpico (?) e dell'organizzazione dell'evento ma non «degli apporti dovuti alla presenza degli spettatori e alla realizzazione delle opere permanenti» (pag. 141). Ciò nonostante, in barba al protocollo di Kyoto, è prevista l'emissione di 110.000 tonnellate di CO2 equivalente per i giochi olimpici e 20.000 tonnellate per i giochi paralimpici. Sempre il Toroc cinque anni fa in sede di Valutazione Ambientale Strategica prevedeva, per la sola area montana, un aumento di 31.871 ton/anno, cioè 159.000 tonnellate di CO2 in cinque anni, equivalenti a 1,3 miliardi di km percorsi da un'automobile, o a 10.000 auto che ogni anno ne percorrono 25.000.
Se non si fossero fatte le olimpiadi, non solo tali emissioni sarebbero state evitate, ma sarebbero stati disponibili anche i 2,8 miliardi di euro che complessivamente Stato, regione, provincia e comune (tra i molti) hanno speso. E allora che farne? Dalla Norvegia, gli studiosi del Centro internazionale di ricerche climatiche e ambientali ha fatto sapere che l'effetto serra renderà sempre più difficile organizzare olimpiadi invernali sulle Alpi perchè il riscaldamento della terra sta riducendo progressivamente le riserve di neve europee.

Per restare in tema ambientale basti pensare che in Germania è molto sviluppato il mercato delle tecnologie legate allo sfruttamento dell'energia solare. Il solo settore dei collettori solari termici nel 2001 impiegava 8.500 persone. Il parco installato è stimato pari a 3.000.000 di m2 e contribuisce ai fabbisogni nazionali con la produzione di 1.600.000 MWh, da cui deriva una riduzione delle emissioni di CO2 pari a 729.000 tonnellate l'anno. Ecco un esempio di impiego del denaro con significati positivi in termini ambientali ed economicamente vantaggiosi.



*Autori del Libro nero delle Olimpiadi 2006