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USA-CINA: alleati o nemici?

di Paolo De Gregorio - 15/03/2009

 

-1.946 trilioni di dollari: questo è l’ammontare delle riserve estere della
Cina, la maggioranza denominata in dollari
-mille sono i miliardi di dollari prestati dalla Cina agli Usa, che è il
primo sottoscrittore di buoni del Tesoro americano.
Queste le cifre, che ci dicono che l’economia americana è in mano alla
volontà cinese, se soltanto fosse richiesta al Ministero del Tesoro americano
la restituzione del prestito fatto, il paese sarebbe alla bancarotta.
Ancora peggio andrebbe se la Cina decidesse di cambiare in Euro le sue
riserve in dollari: il valore nominale del dollaro crollerebbe.
Visto che in genere mi piace basarmi sui fatti, voglio mettere in relazione
questa situazione finanziaria tra Usa e Cina con le forti critiche sul Tibet e
la tensione creata volutamente dalla marina americana verso quella cinese nel
Mar Cinese Meridionale.
Non vorrei che ciò significasse un inizio di strategia della tensione per
portare a qualche “incidente” capace di creare uno stato di guerra, magari non
totale, ma sufficiente a bloccare i normali rapporti economici e di mercato,
con lo scopo finale di azzerare l’esposizione debitoria americana nei
confronti  dello stato cinese.
Credo che oggi, per i circoli della destra repubblicana, del Pentagono, del
sionismo, sia insopportabile l’idea di essere così profondamente condizionati
dallo stato dei rapporti economici e monetari con la Cina, e l’antico e
collaudato metodo di ricorrere alla forza per cambiare questa situazione credo
che sia nella storia americana passata e recente. Non crediamo che i Rumsfeld e
i Cheney siano diventati tranquilli pensionati intenti alle cure dei nipotini,
oggi è in ballo la fine dell’egemonia americana, e quella è gente che non
arretra davanti a nessun crimine.
Obama sembra molto debole e le forze a lui ostili sono in grado di
organizzare un “casus belli” prescindendo dalla volontà della  sua
amministrazione, contando su pezzi di servizi segreti, su molti generali del
Pentagono, su tutta la lobby economica del complesso militare-industriale.
Sono poteri forti in grado di colpire, e il momento di grande crisi
sembrerebbe estremamente opportuno per poter liquidare l’enorme debito estero e
dare così una speranza di ripresa.
Spero naturalmente che ciò non accada, ma se la crisi americana non arretra,
la voglia di uscirne a spese degli altri, fidandosi  della forza militare,
potrebbe non essere cosa così remota.