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Le radici intrecciate

di Franco Cardini - 15/03/2006

Fonte: identitaeuropea


 
  Oriente e Occidente

 
Sta facendo discutere la reazione degli ambienti vaticani alla proposta della Consulta islamica sul Corano nelle scuole. Non nascondiamoci che nemmeno tutti i vescovi sono d’accordo. E poi molti sono i problemi: il reperimento della copertura economica e del personale docente adatto, la questione del tempo di docenza (a scuola le materie di studio sono già parecchie) e così via. Tuttavia, il parere del cardinal Martino appare di onestà e di semplicità cristalline: se in una scuola c’è un certo numero di bambini musulmani, perché no?

E le nostre radici, la nostra identità?, chiedono in molti. Ebbene: una cosa dev’esser chiara. Se la nostra identità “cristiana” e “occidentale” non è abbastanza salda, la colpa è solo nostra. Da oltre due secoli individualismo, cosmopolitismo e laicismo - la triade occidentale e moderna per eccellenza - hanno collaborato appunto a tagliare le nostre radici tradizionali e comunitarie: e hanno ritenuto bene il farlo, nel nome dell’espansione della libertà individuale, del profitto, del progresso. Non è questa la sede per giudicare tale scelta: ma essa è stata fatta e, se ciò è avvenuto, la responsabilità è stata solo nostra e di nessun altro.

Tutto questo può averci recato molti vantaggi: tuttavia ci ha resi culturalmente e moralmente “deboli” dinanzi a chi sembra esser portatore, a sua volta, di una sua identità più “forte”: ma il parlar oggi, ad esempio, di un Islam che minaccerebbe le nostre tradizioni e la nostra identità, non ha senso. La responsabilità delle nostre debolezze è solo nostra: il superarle, dipenderà solo da noi; ed esse andranno superate dall’interno, recuperando noi stessi nella consapevolezza della dinamicità delle tradizioni, che non sono qualcosa di statico e di congelato ma che vivono nella storia. Recuperar noi stessi combattendo le tradizioni degli altri è una miserabile illusione.

E, peraltro, le tradizioni non sono mai isolate; le radici, nel profondo del terreno, s’intrecciano tra loro. Il Corano, nelle nostre scuole, non farebbe male nemmeno ai non musulmani: in fondo dal medioevo in poi, per lungo tempo, l’Islam è stato considerato un’eresia cristiana. Et pour cause. Senza Bibbia e senza Vangelo, il Corano non si può intendere. Il Corano spiegato in scuole dalle quali nella pratica, malinconiche ore “di religione” a parte, Bibbia e Vangelo sono stati da tempo eliminati, non sarebbe soltanto una rivelazione: sarebbe un modo, magari indiretto, di tornare alle nostre origini profonde.

Del resto, le tradizioni “pure” non esistono: tutti abbiamo antenati lontani. Il cristianesimo non è soltanto figlio dell’ebraismo: le Scritture apocrife e i Padri della Chiesa son lì a ricordarci quanto dobbiamo non solo alla filosofia greca ma anche alla cultura gnostica, all’antico Egitto (da cui deriva in gran parte quella cristiana copta), alla Persia che ci ha consegnato la tradizione manichea ch’è stata l’affascinante e pericoloso lievito della primitiva Cristianità, perfino all’India buddhista dalla quale ci sono provenuti forse i primi modelli monastici. Ed è all’Islam che dobbiamo in larga misura il decollo della scienza moderna (dall’astronomia alla chimica alla medicina) ch’esso ci ha “passato” tra XII e XIII secolo attingendola alla Grecia, alla Persia, all’India; è l’Islam che ci ha reinsegnato la dialettica, grazie al commento aristotelico di Averroè. In tempi di globalizzazione, dobbiamo recuperare la consapevolezza di questa complessità, di quanto veniamo da lontano, di quanto sono intrecciate le nostre radici, per comprendere tutto quel che ci unisce agli “altri”, tutto quel che dobbiamo loro. Patrimonio comune e complementarità delle culture: altro che “superiorità dell’Occidente”! Neocons e teocons americani e nostrani dovrebbero tornar a scuola perfino dal tradizionalismo di René Guénon e di Julius Evola, che erano profondamente coscienti della philosophia perennis come patrimonio comune dell’umanità e del suo rifrangersi in mille voci diverse ma complementari fra loro: mille voci nessuna delle quali deve spengersi, perché quando una sola di esse va perduta siamo tutti a soffrirne.

Last, but not least. Il Corano è uno splendido testo poetico, uno dei più bei libri mai scritti. Il non conoscerlo è come non aver mai letto l’Odissea, o Shakespeare, o Cervantes, o il Faust: una vergogna e una miseria. Magari, insieme col Corano, i nostri ragazzi potessero leggere anche l’Avesta, il Rigveda, il “Canone” buddhista. Dell’ampliamento delle nostre conoscenze non bisogna aver paura. Il pericolo nasce solo dall’ignoranza. Sempre.