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USA: democrazia da esportazione?

di Paolo De Gregorio - 15/10/2009




-Il premio Nobel per la PACE, Obama Barak, con spirito autenticamente
pacificatore, decide l’invio di altri 13.000 mercenari in Afghanistan a
sostegno di una guerra assurda, che non sarà mai vinta.
Non sarebbe il caso che non ritirasse il sostanzioso assegno per manifesta
incompatibilità con la PACE, cosa comune a tutti i presidenti della nazione più
guerrafondaia del mondo?

-Nella grande democrazia americana le decisioni non vengono prese da chi è
stato regolarmente eletto, con il suo programma promesso agli elettori, ma
scatta la controffensiva delle lobby industriali che mettono in campo una
impressionante mole di denaro capace di ribaltare la volontà degli elettori.
Contro la riforma sanitaria, che dovrebbe finalmente dare negli Usa
assistenza medica a 50 milioni di americani che ne sono privi, industrie
farmaceutiche, compagnie assicurative, associazioni di ospedali e di medici
(tutti privati), nei primi 6 mesi del 2009 hanno tirato fuori 22 milioni di
dollari che vanno o nelle tasche di singoli deputati, attraverso il meccanismo
legale che si chiama “comitato di sostegno elettorale”, oppure direttamente in
spot televisivi per contrastare la riforma. Tra le argomentazioni usate la più
immonda è quella che dare assistenza a tutti è una forma di socialismo che gli
americani non possono accettare.
Ma non sono in campo solo le lobby del business sanitario. Contro la legge
sulla riduzione delle emissioni di Co2, che prevede che i veicoli debbano
diminuire il consumo di carburante, industriali dell’auto e petrolieri hanno
messo sul tavolo del sistema di pressione, definito “lobbyng”, 82 milioni di
dollari, e le lobby del settore finanziario-bancario hanno già speso 222
milioni di dollari in azioni di pressione nei primi 8  mesi del 2009.

Spesso ricevo critiche perché parlo contro il capitalismo e la dittatura dei
soldi.
Mi chiedo che futuro avremo se continueremo a farci mettere sotto da
interessi privati che non vogliono rinunciare ai propri profitti anche se
queste decisioni significano lasciar crepare delle persone senza aiuto,
significano il collasso dell’ecosistema, e nel caso del sistema finanziario
significano continuare con truffatori senza scrupoli che hanno infettato il
mondo con titoli fasulli e sono responsabili della attuale crisi globale.
Il capitalismo produce tutto ciò e credo che sia un sistema primitivo,
violento, avido, che non ci offre un futuro.
Paolo De Gregorio