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Obama riapre i processi a Guantanamo

di Alessandra Farkas - 08/03/2011




La notizia ha colto di sorpresa un’America assorbita più dai problemi di politica interna che non dalle rivoluzioni che infiammano il mondo arabo. Ieri il presidente americano Barack Obama ha emanato un ordine esecutivo che da una parte autorizza nuovi processi militari contro i sospetti terroristi a Guantánamo, dall’altra dà la luce verde alla detenzione a tempo indeterminato di individui che, pur non essendo stati incriminati, sono considerati «una minaccia» per la sicurezza nazionale Usa. Dopo aver promesso, durante la campagna elettorale, che avrebbe chiuso «entro un anno» il famigerato campo di prigionia inaugurato dall’amministrazione Bush nel 2002 all’interno della base navale Usa sull’isola di Cuba, il presidente Obama aveva annunciato il congelamento dei processi subito dopo il suo insediamento alla Casa Bianca. Il suo obiettivo, in vista dell’imminente chiusura: mettere a punto nuove linee guida per la detenzione dei 172 sospetti terroristi catturati durante la guerra al terrorismo post 11 settembre e ancora rinchiusi nel carcere, denunciato da Amnesty International e dalle Nazioni Unite perché in violazione alle leggi internazionali sui diritti umani. Nonostante il Congresso Usa continui ad opporsi con veemenza alla celebrazione di processi contro quei 172 detenuti nei tribunali ordinari sul territorio degli Stati Uniti, Obama ieri ha riaffermato la sua intenzione di portare i presunti terroristi nelle aule dei tribunali federali Usa. «Penso che il sistema giudiziario americano sia una componente chiave del nostro arsenale nella guerra contro Al Qaeda e i suoi consociati» , ha precisato il presidente. La Casa Bianca ha riaffermato per l’ennesima volta la sua intenzione di chiudere Guantánamo, anche se alla vigilia dell’imminente campagna presidenziale l’annuncio di ieri allontana convenientemente un tema potenzialmente esplosivo. Ai liberal che accusano Obama di «tradimento» replica il ministro della Difesa Robert Gates secondo cui il problema è logistico: «Il Congresso ha reso impossibile processare i sospetti sul suolo Usa o consegnarli ad altri Paesi perché vengano processati all’estero» . L’ordine presidenziale dà il via a numerosi processi, il primo dei quali dovrebbe riguardare il saudita Abd al-Rahim al-Nashiri, presunto ideatore dell’attentato del 2000 contro la Uss Cole, detenuto a Guantánamo dal 2006. All’inizio di gennaio Obama è stato criticato da alcuni per aver firmato un pacchetto di leggi relative alla difesa che bloccavano di fatto la chiusura di Guantánamo, vietando l’utilizzo di fondi del Dipartimento della Difesa per trasferire e processare i prigionieri sul territorio degli Sati Uniti o all’estero. Ma ieri la Casa Bianca si è impegnata a «prodigarsi per revocare tale divieto» .