Newsletter, Omaggi, Area acquisti e molto altro. Scopri la tua area riservata: Registrati Entra Scopri l'Area Riservata: Registrati Entra
Home / Articoli / Marc Ecko è nella lista degli uomini più potenti (business is business)

Marc Ecko è nella lista degli uomini più potenti (business is business)

di redazione - 18/07/2006

 
MARC ECKO E’ NELLA LISTA DEGLI UOMINI PIÙ POTENTI SOTTO I 38 ANNI, E LA RIVISTA «CRAIN'S» LO HA INSERITO FRA I QUARANTA LEADER DEL BUSINESS MONDIALE NON ANCORA QUARANTENNI




E' come se Al Capone avesse registrato il copyright della mafia, e si fosse messo a vendere linee di abbigliamento ispirate agli stili di vita dei boss. Marc Ecko era nato come il re dei graffiti, attività meno pericolosa dei traffici di Cosa Nostra, ma comunque illegale. Una mattina si è svegliato pensando che quella sua passione poteva trasformarsi in una miniera d'oro, riciclandola sotto forma di moda per gli affezionati al brivido della cultura urbana underground. Quindi si è messo a disegnare magliette, ha creato una multinazionale che fattura un miliardo di dollari all'anno, e adesso vuole pure ritornare sulla scena sociale, come difensore globale della libertà di espressione. A patto che non si confonda col vandalismo. Se è vero che a vent'anni siamo tutti piromani, e a quaranta diventiamo tutti pompieri, Ecko sta cercando la maniera di restare entrambe le cose finché camperà. E' nato nel New Jersey, che gli americani considerano una delle province più opprimenti degli Usa: un reticolo di autostrade, da cui scappare al più presto. Ecko, su questo punto, non fa eccezione. Anche a lui quello stato affacciato sullo splendore di New York andava stretto, e la sua frustrazione la sfogava disegnando graffiti.

Per chi non li conoscesse, questi murales dipinti con le bombolette spray sono l'arte del Ventesimo secolo, nelle periferie degradate. A seconda delle stagioni, e del livello di repressione applicato dalla polizia, compaiono un po’ dappertutto: muri, vagoni della metropolitana, stadi, persino negli scuri tunnel della subway di Manhattan. Raccontano storie personali, tragedie sociali come l'Aids, grandi amori e grandi odii. Descrivono le lotte fra gang, le battaglie con la polizia, e pure la politica, per come la vedono gli emarginati dei ghetti più difficili. Il problema è che per quanto geniali e artistici, la maggior parte dei graffiti sono illegali. Se nessuno ti ha dato il permesso di imbrattare il suo muro, colorarlo vìola la legge, anche se sei il Caravaggio del Terzo millennio. Marc aveva cominciato la sua carriera proprio così: sporcando i muri, o decorandoli con l'arte più efficace dei nostri tempi, a seconda dei punti di vista. Tanto per dimostrare la sua perizia e il suo sprezzo del pericolo, era riuscito a dipingere un graffito anche sull'Air Force One, il sorvegliatissimo aereo del presidente degli Stati Uniti.
Ecko frequentava l'high school, ma la sua fissa era disegnare. I genitori alla fine si erano rassegnati, e gli avevano concesso l'immancabile uso del garage familiare per diverstirsi, un po’ come era successo a Bill Gates coi computer, o ai creatori della Harley Davidson con le motociclette. Mai nessun altra scelta si sarebbe dimostrata più oculata, a casa di Marc.

Il ragazzo aveva sul serio talento, ma non si vergognava di metterlo al servizio di scopi commerciali. L'idea era elementare: se i graffiti sono così popolari, perché non trasferirli dai muri su altri prodotti più facili da vendere? Ecko si era messo a disegnare magliette con lo stesso stile dei dipinti metropolitani, e aveva avuto un successo immediato. Tra i suoi primi fans c'erano Spike Lee e Chuck D, che vestivano le magliette colorate da Marc come una bandiera sociale. Il successo era diventato così travolgente che nel 1993, a soli venti anni d'età, l'ex bandito dei graffiti non aveva potuto fare a meno di fondare la Ecko Unlimited. Esatto, un'azienda perfettamente in linea con i principi del capitalismo americano, per rivendere il prodotto artistico di una cultura urbana ribelle. Marc, però, ci aveva visto assai bene. Un folto pubblico tra i 13 e i 30 anni d'età non chiedeva altro che comprare i suoi sogni. Dopo le magliette erano arrivate le linee complete di design, e persino i videogiochi. Oggi l'azienda di Ecko possiede dodici marchi: uomo, donna, pelle, orologi, scarpe, occhiali, borse e accessori vari. Nel 2002 ha realizzato un fatturato da 300 milioni di dollari, che dopo il lancio dei videogame è salito ad un miliardo l'anno. La rivista «Details» ha nominato Marc nella lista degli uomini più potenti sotto i 38 anni, e «Crain's» lo ha inserito fra i quaranta leader del business mondiale non ancora quarantenni.

Fatti i quattrini, Ecko è tornato alle origini dell'impegno sociale. Ha lanciato una campagna per salvare dall'estinzione i rinoceronti, promuove programmi per il finanziamento dei graffiti come arte non vandalistica, e ha fatto causa al sindaco di New York, che vuole vietare per legge a tutte le persone sotto i 21 anni di andare in giro con bombolette spray. In base alla teoria sociologica dei «vetri rotti», Bloomberg pensa che i graffiti sono il primo passo verso al criminalità; secondo Marc sono arte, da difendere nel nome della libertà di espressione. Alla rivista «Wired», che gli chiedeva se questo attivismo non sia solo una scusa per vendere i suoi prodotti, Ecko ha risposto senza vergogna: «Certo. Che male c'è? Ma serve pure a difendere la cultura che rappresento».