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Berlusconi: strategie e interessi

di Marco Della Luna - 11/12/2012


Se alle elezioni politiche vince il PD, si completerà il dissanguamento monetario, la strage delle pmi, la cessione di sovranità, capitali, aziende, risorse nazionali dall’Italia al corporate capital franco-tedesco, e saremo fritti.

Saremo fritti anche se vince Berlusconi, perché la sua vittoria non andrebbe oltre a una sostanziale parità in Senato,  renderebbe il Paese ingovernabile, scatenerebbe gli attacchi giudiziari e la speculazione internazionale e aprirebbe la via, nell’emergenza,  a un Monti bis + Troika commissariale, quindi alla depredazione rapida e violenta di quel che resta di valido nel paese,  e a una susseguente,  letale depressione.

Si profila una drammatica convalida a breve del mio ormai decennale consiglio: chi può, emigri.

Escludendo che segue personalmente il mio consiglio, Berlusconi a questo punto ha due strategie di fondo, tra cui scegliere:

a)      Mettersi nella posizione di massima forza politica possibile per negoziare una sua ritirata o collaborazione in cambio di una soluzione per i suoi processi e per le sue aziende di famiglia; per tale opzione, il suo programma dovrà essere ambiguo e oscillante tra il moderato e il populista;

b)      Cercare di rompere il meccanismo generale denunciando e spiegando che l’Euro, come non-moneta ma sistema di blocco dei cambi, ha avuto, e si sapeva che avrebbe avuto, effetti distruttivi sui paesi meno competitivi, che li ha indebitati e assoggettati verso i più forti, che l’eurosistema e le sue austerità sono un piano per asservire l’Italia e i suoi lavoratori agli interessi del capitale franco-tedesco, che la Germania è forte perché nasconde il suo enorme debito implicito e i buchi di bilancio delle sue banche, e che quindi se non ci si ribella si è perduti, anzi, peggio: schiavi di un nuovo sistema di Lager di lavori forzati al servizio del popolo superiore.

Nel secondo caso il suo programma elettorale dovrebbe dire:

Eleggeteci, e noi proporremo alla Germania, alla Francia e agli altri Stati forti una riforma dell’eurosistema che corregga i suoi squilibri soprattutto nelle bilance commerciali (e i metodi ci sono: vedi la International clearing union proposta da Keynes), che solidarizzi il finanziamento di un piano di investimenti pubblici e privati a lungo termine, che ristabilisca la parità di diritti tra i paesi membri. In cambio di riforme strutturali e morali, anche della politica e dei partiti.

Se non ci stanno, peggio per loro: nazionalizziamo gli assets strategici, usciamo dall’eurosistema, torniamo alla Lira, torniamo alla banca centrale  prima del 1981, e ai vincoli di portafoglio per le banche di credito, togliendo il rifinanziamento del debito pubblico dai mercati speculativi, visto che da quando l’abbiamo affidato alla speculazione il debito pubblico è raddoppiato senza alcun beneficio per l’efficienza del paese, e visto che paesi che hanno un debito pubblico molto più grosso rispetto al pil, come USA e Giappone, pagano tassi di interesse molto bassi proprio perché il loro debito non è posto sui mercati speculativi e la loro banca centrale garantisce il suo acquisto. Dovremo, necessariamente, uscire anche dal Mercato Comune ripristinando controlli e limitazioni sull’ingresso di capitali stranieri, onde impedire che questi vengano a fare shopping degli assets italiani. Controllando la banca centrale e potendo regolare il credito, assicureremo liquidità agli investimenti sani, pubblici e privati, ridaremo fiato ai consumi, riassorbiremo la disoccupazione.

Berlusconi non raccoglierà la forza per governare il paese, ma, con un’opportuna campagna di informazione e denuncia, e magari bocciando la legge di bilancio, può essere abbastanza forte da far saltare l’eurosistema e le euro strategie, le quali non sono certamente nell’interesse nazionale italiano, ma di chi ha avuto la forza di imporle. Se vuole passare alla storia, questa è la via. Dove la via porti, non lo so.