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Quando la quantità uccide la qualità

di Giorgio Bocca - 30/08/2006




La modernità premia la rapidità e la quantità ma castiga la qualità come dovrebbe sapere ogni lettore di libri e di giornali.
La quantità delle gare ciclistiche sta uccidendo il ciclismo perché obbliga i corridori a doparsi cioè ad assumere sostanze chimiche dannose per la salute.
Ma la quantità sta uccidendo anche editoria e giornalismo. Ogni piccolo editore si sente in dovere di pubblicare centinaia di libri ogni anno e ogni società sportiva di promuovere decine e decine di competizioni sempre più ravvicinate.

In questa torrida estate si sono accavallati campionati del mondo e di Europa di ogni tipo. E siccome nessun giornale, anche il più ricco, può permettersi delle redazioni sportive gigantesche ed esperte rimedia in due modi. Il giornalismo del visto alla televisione, una traduzione falsata e algida dell'evento sportivo (prospettive falsate, luci artificiali, distanze confuse eccetera). Da cui la impossibilità di cogliere dal vivo gli odori, i rumori, gli animal spirits della competizione che si svolge in una sorta di spettralità lunare. E mancando i cronisti che conoscono il loro mestiere per tutti gli eventi si scritturano volta per volta degli apprendisti che ignorano il giornalismo e la lingua italiana, i quando i dove i chi che fissano una notizia.

Nessuno gli insegna niente perché tutto va bene per la quantità e per il risparmio nelle spese e loro credendo di essere visti e notati imitano un qualche scrittore un po' ermetico e un po' erotico.

Durante i campionati europei di nuoto mi è capitato di leggere della nuotatrice francese Laure Manaudou "perdonate la divagazione ma è impossibile non parlarne, ha un fondo schiena metaforico che rimanda ad ascese verso cieli stellati e altre beatitudini". Ma si può? Può un grande giornale lasciar passare la demenza analfabeta di un collaboratore poco pagato?

Il giornalismo dell'età globale moderna e modernissima ha rinunciato alle inchieste o più semplicemente alle notizie in mancanza delle quali anche alle riflessioni e ai giudizi. E premiano i colori e la cattiva letteratura, premiano il risaputo, l'innocuo, fra cui, sopra tutto, il sesso proibito. È obbligato a farlo dal dominio incontrastato della pubblicità che con i suoi giornaletti gratuiti, inzeppati di annunci, ha ucciso tutti i valori dell'informazione esasperando quelli della comunicazione.

Fare un giornale serio oggi è praticamente impossibile, una verità presentata in una cornice di menzogne spudorate non ha più credito: come si può leggere con fiducia un articolo sulla salute, sulle diete, sull'invecchiamento, sull'igiene quando esso è letteralmente immerso in quelli a pagamento pubblicitario che promettono l'eterna gioventù, la vita senza fine, l'amore eterno senza alcuna anche remota possibilità di verificare salvo quella senza rimedio del decesso?

I giornali insistono a pubblicare pagine e pagine di economia perché tutti sanno che oggi l'economia muove il mondo. Ma lo muove come lo tsunami, con violenze e assurdità ingovernabili, con le guerre senza ragione come nel Medio Oriente in cui riemergono fanatismi religiosi e razzismi spietati. Scriverne è impossibile, si può solo riempire le pagine di ipotesi.