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Non ha importanza chi detiene il potere politico, tanto non sono loro a decidere

di Noam Chomsky - 12/05/2015

Fonte: controinformazione


 

Negli ultimi venticinque anni il capitale finanziario multinazionale, piuttosto che negli investimenti e nel commercio, è stato impiegato nelle speculazioni sui mercati azionari internazionali, al punto da dare l’impressione che gli Stati Uniti siano diventati una colonia alla mercé dei movimenti di capitali internazionali.
Non ha più importanza chi detiene il potere politico, tanto non sono più loro a decidere le cose da fare.
Che portata ha, oggi, questo fenomeno sulla scena intemazionale? Per prima cosa dobbiamo fare più attenzione al linguaggio che utilizziamo, me compreso. Non dovremmo parlare semplicemente di “Stati Uniti”, perché non esiste una simile entità, così come non esistono entità come l’”Inghilterra” o il “Giappone”. Può darsi che la popolazione degli Stati Uniti sia “colonizzata”, ma gli interessi aziendali che hanno base negli Stati Uniti non sono affatto “colonizzati”.

 

A volte si sente parlare di “declino dell’America”, e se si osserva la quota mondiale di produzione che viene effettuata sul territorio degli Stati Uniti è vero, è in declino. Ma se si considera la quota di produzione mondiale delle aziende che hanno sede negli Stati Uniti, ci si accorgerà che non c’è alcun declino, anzi, le cose vanno per il meglio. Il fatto è che questa produzione ha luogo soprattutto nel Terzo mondo. Quindi possiamo parlare di “Stati Uniti” come entità geografica, ma non è questo ciò che conta nel mondo degli affari.

Intorno al 1970, circa il 90 percento del capitale coinvolto nelle transazioni economiche internazionali veniva utilizzato a scopi commerciali o produttivi e soltanto il 10 percento a scopi speculativi. Oggi le cifre si sono invertite: nel 1990, il 90 percento del capitale totale era utilizzato per la speculazione; nel 1994 si era saliti addirittura al 95 percento. Inoltre l’ammontare globale del capitale speculativo è esploso: l’ultima stima della Banca mondiale indicava una cifra di circa 14 000 miliardi di dollari. Ciò significa che ci sono 14 000 miliardi di dollari che possono essere liberamente spostati da un’economia nazionale a un’altra: un ammontare enorme, superiore alle risorse di qualsiasi governo nazionale, e che quindi lascia ai governi possibilità estremamente limitate quando si tratta di operare scelte politiche economico-finanziarie.

Perché si è verificata una crescita tanto imponente del capitale speculativo? I motivi chiave sono due.
Il primo ha a che fare con lo smantellamento del sistema economico mondiale del dopoguerra, che avvenne nei primi anni settanta. Vedete, durante la Seconda guerra mondiale gli Stati Uniti riorganizzarono il sistema economico mondiale e si trasformarono in una sorta di “banchiere globale” [durante la Conferenza monetaria e finanziaria delle Nazioni Unite a Bretton Woods, nel 1944]: il dollaro diventò la valuta mondiale, venne fissato all’oro e divenne il punto di riferimento per le valute degli altri paesi. Questo sistema fu alla base della consistente crescita economica degli anni cinquanta e sessanta.

Ma negli anni settanta il sistema di Bretton Woods era divenuto insostenibile: gli Stati Uniti non erano più abbastanza forti economicamente da continuare a essere il banchiere del mondo, soprattutto per gli alti costi della guerra nel Vietnam. Così Richard Nixon prese la decisione di smantellare del tutto l’accordo: all’inizio degli anni settanta sganciò gli Stati Uniti dal sistema monetario aureo, aumentò le tasse sulle importazioni, distrusse tutto il sistema. La fine di questo sistema di regolamentazione internazionale diede l’avvio a una speculazione sulle valute senza precedenti e a una fluttuazione degli scambi finanziari, fenomeni da quel momento in costante crescita.

Il secondo fattore che ha determinato il boom del capitale speculativo è stato la rivoluzione tecnologica nelle telecomunicazioni, che avvenne nello stesso periodo e rese d’improvviso molto facile il trasferimento di valuta da un paese all’altro. Oggi, virtualmente, l’intera Borsa valori di New York si sposta a Tokyo durante la notte: il denaro è a New York di giorno, poi viene trasferito “via rete” a Tokyo, e siccome il Giappone è in anticipo di quattordici ore rispetto a noi, lo stesso denaro viene utilizzato in entrambi i posti. Ormai, quasi 1000 miliardi di dollari vengono spostati quotidianamente sui mercati speculativi internazionali, con effetti enormi sui governi nazionali. A questo punto, la comunità internazionale che gestisce questi investimenti ha un virtuale potere di veto su tutto ciò che un governo nazionale può fare. È quanto accade oggi negli Stati Uniti (e negli altri paesi occidentali).

Il nostro paese si sta riprendendo lentamente dall’ultima recessione; certamente è la ripresa più lenta dalla fine della Seconda guerra mondiale. Ma c’è stagnazione soltanto sotto un certo punto di vista: la crescita economica è molto bassa, si sono creati pochi posti di lavoro (in realtà, per molti anni, i salari sono persino scesi durante questa “ripresa”), ma i profitti sono andati alle stelle.
Ogni anno la rivista Fortune esce con un numero dedicato alla ricchezza delle persone più importanti del mondo, Fortune 500, il quale ci dice che i profitti in questo periodo si sono impennati: nel 1993 erano molto buoni, nel 1994 esaltanti e nel 1995 avevano battuto ogni record. Nel frattempo i salari reali scendevano, la crescita economica e la produzione erano molto basse e questa lenta crescita a volte veniva addirittura fermata perché il mercato obbligazionario “dava segnali” di non gradirla.

Noam Chomsky

Vedete, gli speculatori finanziari non vogliono la crescita: vogliono valute stabili, quindi niente crescita. La stampa specializzata parla apertamente della «minaccia di una crescita troppo impetuosa», della «minaccia di un eccesso di occupazione»: tra di loro lo dicono chiaramente. Il motivo? Chi specula sulle valute teme l’inflazione, perché fa diminuire il valore del suo denaro. E qualunque tipo di crescita o di stimolo economico, qualunque diminuzione della disoccupazione minacciano di far crescere l’inflazione. Agli speculatori valutari questo non piace, così quando vedono i primi segnali di una politica di stimolo dell’economia o di una qualsiasi iniziativa capace di produrre una crescita, portano via i capitali da quel paese, provocando una recessione. Il risultato complessivo di queste manovre è uno spostamento internazionale verso economie a bassa crescita, bassi salari e alti profitti, perché i governi nazionali che cercano di prendere decisioni di politica economica e sociale non hanno mano libera temendo una fuga di capitali che potrebbe far crollare le loro economie.

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I governi del Terzo mondo sono bloccati, non hanno nemmeno la possibilità di portare avanti una politica economica nazionale. Ormai c’è da chiedersi se anche le grandi nazioni, Stati Uniti inclusi, abbiano la possibilità di farlo. Non credo che i governi che si sono succeduti in America avrebbero voluto politiche economiche molto diverse ma, nel caso, penso che sarebbe stato molto difficile, se non impossibile, attuarle. Per darvi soltanto un esempio, subito dopo le elezioni del 1992, sulla prima pagina del Wall Street Journal comparve un articolo in cui si informavano i lettori che non avevano alcun motivo di temere che qualcuno dei “sinistrorsi” vicini a Clinton avrebbe cambiato qualcosa una volta arrivato al potere. Ovviamente il mondo degli affari già lo sapeva, come si può notare osservando l’andamento dei mercati finanziari verso la fine della campagna elettorale. Ma ad ogni buon conto il Wall Street Journal spiegò che, se per qualche sfortunata coincidenza Clinton o qualsiasi altro candidato avesse cercato di avviare un programma di riforme sociali, sarebbe stato immediatamente bloccato. L’articolo affermava una cosa ovvia e citava i dati che la confermavano.

Gli Stati Uniti hanno un forte debito, che era parte integrante del programma Reagan-Bush per non permettere al governo di portare avanti iniziative di spesa sociale. “Essere in debito” significa soprattutto che il dipartimento del Tesoro ha venduto un sacco di titoli – obbligazioni, buoni del Tesoro e via discorrendo – agli investitori, che a loro volta li scambiano sul mercato dei titoli. Secondo il Wall Street Journal, ogni giorno si scambiano circa 150 miliardi di dollari esclusivamente in titoli del Tesoro. L’articolo spiegava che se gli investitori che possiedono questi titoli non apprezzano le politiche del governo americano possono, come avvertimento, venderne qualche piccola quota e ciò provocherà automaticamente un aumento del tasso d’interesse, che a sua volta farà aumentare il deficit. (vedi manovra golpe Berlusconi del 2011, ndr) Ebbene, in questo articolo si calcolava che se questo “avvertimento” fosse sufficiente ad alzare il tasso d’interesse dell’1 percento, il deficit aumenterebbe da un giorno all’altro di 20 miliardi di dollari. Ciò significa che se Clinton (questa è pura immaginazione) proponesse un programma di spesa sociale di 20 miliardi di dollari, la comunità degli investitori potrebbe trasformarlo istantaneamente in un programma da 40 miliardi dollari, con un solo piccolo segnale, bloccando così ogni altra mossa di quel genere.

Contemporaneamente, sull’Economist di Londra – grande giornale liberista – si poteva leggere un articolo fantastico sui paesi dell’Europa orientale che avevano votato per far tornare al potere i socialisti e i comunisti. Ma in sostanza l’articolo invitava a non preoccuparsi, perché «l’amministrazione è sganciata dalla politica».
In altre parole, indipendentemente dai giochi che quei tipi si divertono a fare nell’arena politica, le cose continueranno come sempre, perché li teniamo per le palle:

controlliamo le valute internazionali, siamo gli unici che possono concedere prestiti, possiamo distruggere le loro economie come e quando vogliamo. Che si occupino pure di politica, che fingano pure di avere la democrazia che vogliono, facciano pure: basta che «l’amministrazione sia sganciata dalla politica».

Quello che sta accadendo in questo periodo è una novità assoluta. Negli ultimi anni si sta imponendo un nuovo tipo di governo, destinato a servire i bisogni sempre crescenti di questa nuova classe dominante internazionale, che a volte è stata definita “il governo mondiale di fatto”. I nuovi accordi internazionali sul commercio riguardano proprio questo aspetto, e parlo del NAFTA, del GATT e così via, così come della cee e delle organizzazioni finanziarie come il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale, la Banca interamericana di sviluppo, l’Organizzazione mondiale del commercio (wto), i G7 che programmano gli incontri tra i grandi paesi industrializzati. Questi organismi sono tutti espressione della volontà di concentrare il potere in un sistema economico mondiale che faccia sì che «l’amministrazione sia sganciata dalla politica».

In altre parole, che la popolazione mondiale non abbia alcun ruolo nel processo decisionale, che le scelte strategiche vengano trasferite in un empireo lontanissimo dalle possibilità di conoscenza e di comprensione della gente, che così non avrà la minima idea delle decisioni che influenzeranno la sua vita e certo non potrà modificarle. La Banca mondiale ha un proprio modo per definire il fenomeno: lo chiama “isolamento tecnocratico”.
Quindi, se leggete gli studi della Banca mondiale, vedrete che parlano dell’importanza dell’ “isolamento tecnocratico”, alludendo alla necessità che un gruppo di tecnocrati, essenzialmente impiegati nelle grandi imprese multinazionali, operi in pieno “isolamento” quando progetta le politiche perché, se la gente venisse coinvolta, potrebbe farsi venire in mente brutte idee, come un tipo di crescita economica che operi a favore di tutti invece che dei profitti e altre sciocchezze del genere.

Allora bisogna che i tecnocrati siano isolati, e una volta ottenuto lo scopo si potrà concedere tutta la “democrazia” che si vuole, tanto non farà alcuna differenza. Sulla stampa economica internazionale questo quadro è stato definito con una certa franchezza come “la nuova età imperiale”. E la ritengo una definizione azzeccata: di certo stiamo andando in quella direzione.

di Noam Chomsky (basato su dibattiti tenuti in Illinois, New Jersey, Massachusetts, New York e Maryland nel 1994,1996 e 1999)

Tratto dal Blog di Mauro Miccolis

Nella Foto in Alto: La Banca Mondiale

Nella foto al centro: il politologo Noam Chomsky *

Vedi anche: L’Elite globalista e rischi di rivolta

* Professore emerito di linguistica al Massachusetts Institute of Technology è riconosciuto come il fondatore della grammatica generativo-trasformazionale, spesso indicata come il più rilevante contributo alla linguistica teorica del XX secolo. Nato a Philadelfia nel 1928,nel corso della sua carriera  ha pubblicato numerose opere ed è stato docente presso varie Università statunitensi ed è sempre stato estremamente critico con le teorie economiche neo liberiste.

 

  • Idea3online il 10 mag, 2015 Rispondi

    Ma ci rendiamo conto che con della semplice carta hanno acquistato miliardi di uomini. Se noi dovessimo usare i nostri rifiuti organici per alimentare una pianticella sicuramente prospererà in bellissima pianta. Se dovessimo usare la carta come concime non funzionerebbe, una carta di 100 euro contiene pochi elementi chimici per alimentare una pianta. Tra i nostri rifiuti organici e 100 euro la pianta preferirebbe la m***a. Ma per il nostro “metabolismo” con le 100,00 possiamo acquistare il cibo da trasformare in rifiuti, è tutto un giro di cibi profumati ed odori nauseanti.
    Forse per questo Dio ordinò di scavare in terra e porre i propri rifiuti, certo diremo è meglio il cesso e scaricare tutto in fiume o a mare, naso non sente e cuore non duole.
    Per quanto siamo stati capaci ad inventare i cessi per stare lontani dalla m***a, alla fine abbiamo reso questo pianeta sia in cielo che in terra pieno di rifiuti….forse era meglio per la pace di tutti, sia del creato che delle creature inclusi i pesci continuare a scavare una buca, ancora tanti popoli usano questo sistema biodegradabile……ma ci pensiamo noi a portare nei loro terreni i rifiuti mortali.
    Sicuramente quando Gesù aggredì i mercanti si firmò la condanna a morte, era destinata la morte, ma i mercanti del Tempio decisero di ucciderlo dopo quell’affronto che Gesù fece ai loro denari.
    Una bellissima frase di un film recente…..non esiste in questo mondo nessun uomo di potere……aggiungo…..è Satana il potere, e lo dona a chi vuole lui, e tutti i regni sono suoi, noi compresi.
    Ma veramente pensiamo che da solo un uomo mortale in pochi decenni avrebbe potuto raggiungere questa evoluzione tecnologica? Se non fosse stato per l’aiuto di Satana questa velocità in acquisizione del micro e macro cosmo non sarebbe potuta essere raggiunta.
    Certo diranno Satana fa evolvere l’uomo, Dio che creò Adamo è tradizionalista, non permette all’uomo di evolversi, Satana dice che ogni volta che l’uomo raggiunge dei livelli evolutivi Dio azzera il sistema, come fece ai tempi di Noè, o con Nimrod e in tante altre occasioni.
    Non è facile dare una risposta, sono due modi diversi di concepire la vita, Satana ha una strategia è sotto gli occhi di tutti, Dio ama una vita basata sui ritmi naturali. Non c’è compromesso tra i due sistemi, non sono sinergici, simbiotici.
    Capiamo perchè Gesù usava molto le illustrazioni del mondo naturale, disse di guardare gli uccelli del cielo, che non si affaticano, non mietono…..ma Satana dice di essere schiavi del lavoro e non accontentarsi dei beni materiali.
    Il mondo è in lotta tra questi due angeli, fratelli nel passato e nemici adesso. Quanti film al cinema raccontano questo duello, e tutti noi andiamo entusiasmati a vederlo anche in 3D, ma quando ci raccontano la storia per esempio quella del Re Leone, non è altro che la guerra tra Gesù e Satana, quello recente Avengers: Age of Ultron usa una marea di riferimenti biblici. Chi è al potere ma quello in alto conosce la vera storia dell’umanità, non crederà all’evoluzionismo, userà il vero calendario, sono quelli che conoscono che esiste la luce ma che amano le tenebre.
    Ma c’è una speranza, ascoltare chi aggredì i mercanti nel Tempio.

  • giannetto il 10 mag, 2015 Rispondi

    Vero. Chi detiene il potere politico sono “loro”… la finanza transnazionale.. che sposta in un attimo miliardi di carta-moneta in ogni angolo del pianeta… la quale moneta TUTTAVIA non è una fiche da casinò, ma, per quanto si sposti ovunque,deve essere garantita da una Banca Centrale, ossia, formalmente, da uno Stato-nazione, ossia da una necessaria entità di copertura politica o pseudo-politica (come nel caso dell’euro). Dunque mi sembra più giusto dire che i finanzieri, non potendo prescindere dalla politica e da uno Stato, se ne sono impossessati. Anche l’euro, esperimento di una moneta non nazionale, impone trattati, cioè una politica, alle nazioni che lo usano. … Infine, gli Stati Uniti devono per forza continuare ad esistere come “braccio secolare” della finanza apolide.

  • vincenzo il 09 mag, 2015 Rispondi

    ottima descrizione, ma pessima spiegazione.
    Chomsky pare non avvedersi che si trova di fronte agli effetti pratici della minaccia che pronunciò a fine ‘700 certo Mayer Amschel, poi lord Rothschild, ossia “Datemi il controllo della moneta di una nazione e non mi importa chi farà le sue leggi.”.
    quello che, però, a questo punto non sfugge più a nessuno è la provata fallacia dei seguenti concetti storici:
    – parlamentarismo, nato nei Paese Bassi Spagnoli, a fine ‘600, al termine della guerra degli ottanta anni;
    – Stato, nato in Vestfalia, a metà del ‘600, alla fine della guerra dei trent’anni;
    – nazione, indefinita “materia elastica” nata solo nell’800 in ambiente, addirittura, romantico.
    il problema che resta quindi sul tavolo è un altro:
    chi è il nuovo impero ?
    vuoi vedere che è la continuazione dello cd. “Stato da mar”, tipica potenza talassocratica coloniale, ossia l’impero veneziano ?

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