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Il gioco degli specchi. Destra e sinistra: due facce di una politica in decomposizione

di Gianfranco La Grassa - 04/09/2006

IL GIOCO DEGLI SPECCHI

 

E’ in pubblicazione il nuovo saggio di Gianfranco La Grassa (“Il gioco degli specchi. Destra e sinistra: due facce di una politica in decomposizione”) che sarà edito dalla casa editrice Ermes di Potenza per la fine di settembre. (www.EditricErmes.it).

Per prenotare il testo potete contattare direttamente la casa editrice attraverso il suo sito, oppure potete inviare una mail a www.ripensaremarx.splinder.com

Vi proponiamo la nostra recensione. 

 

IL GIOCO DEGLI SPECCHI.

Destra e sinistra: due facce di una politica in decomposizione.

Recensione al nuovo saggio di G. La Grassa (di Gianni Petrosillo).

 

Gianfranco La Grassa, economista già docente delle Università di Pisa e Venezia ed allievo di Antonio Pesenti e di Charles Bettelheim, ha ultimamente pubblicato, con la casa editrice Ermes di Potenza, un interessante saggio dal titolo “Il gioco degli specchi. Destra e Sinistra: due facce di una politica in decomposizione”. Il titolo dell’opera è gia abbondantemente esplicativo del giudizio che attraversa il pamphlet circa i due schieramenti politici italiani che, nell’epoca dell’alternanza, si danno il cambio alla guida politica del paese.

In realtà questa valutazione negativa è largamente suffragata dall’analisi dell’attualità politica e dalla numerosità dei fatti storici, sia di epoca che di fase, portati a supporto delle proprie tesi dall’autore, col fine esplicito di dimostrare il livello di mistificazione (una vera e propria messa in scena) al quale è giunto lo scontro politico tra il Polo delle Libertà e l’Unione di Centro-Sinistra.

La Grassa definisce antitetico-polari (secondo la felice espressione utilizzata da Georgy Lucaks in un diverso contesto filosofico) le forze politiche italiane che, nelle finte azzuffate quotidiane, sono ridotte a esecutrici non recalcitranti delle direttive provenienti dagli agenti strategici finanziari e industriali (sia italiani ma soprattutto americani), i quali stanno trascinando l’Italia in una grave decadenza economica, culturale ed ovviamente politica, con grave perdita di autonomia del nostro paese rispetto agli USA.

Questo scritto, benché si limiti ad affrontare argomenti di interesse attuale, rivelandosi perciò di facile lettura ed aperto al più vasto pubblico, ha alle spalle un impianto teorico ben rodato, che partendo da un’interpretazione rigorosa del pensiero marxiano (da non confondere con il pensiero marxista, quello degli epigoni per intenderci, del quale La Grassa dà una valutazione tutt’altro che positiva) va oltre le classiche categorie del pensatore di Treviri per cogliere i mutamenti avvenuti nella formazione economico-sociale capitalistica, soprattutto nel fondamentale passaggio dal capitalismo borghese a quello dei funzionari(privati) del capitale.

Sintetizzando, si potrebbe dire che La Grassa va con Marx oltre Marx, attraverso il tempo e le modificazioni che necessariamente si producono nelle società umane e che, a loro volta, impongono una rivisitazione costante dell’impianto teorico col quale si tenta di agganciare la direzionalità del reale.

Il nucleo logico delle teorizzazioni di La Grassa si concentra proprio sull’importanza del conflitto tra agenti(strategici) dominanti che nel capitalismo penetra nella sfera economica (come non era mai accaduto in altre epoche dell’umanità), e che ha determinato una maggiore dinamicità del sistema rispetto alle tendenze al ristagno caratterizzanti altri modi di produzione ad esso pre-figurantesi come antitetici, vedi il socialismo pianificato dell’ex URSS .

E’ chiaro che l’individuazione di tale paradigma, nell’ambito della speculazione teorica lagrassiana, illumina di una nuova luce le categorie più pregnanti del pensiero di Marx quali, solo per citarne alcune, la teoria del valore-lavoro che, secondo l’autore, è rimasta a lungo schiacciata su meri parametri quantitativi legati al sistema generale dei prezzi, il concetto di modo di produzione capitalistico inglobante i rapporti di produzione e le forze produttive, nell’ambito del quale non si è mai realizzata la profetica alleanza tra forze intellettuali ed esecutive del lavoro(il cosiddetto General Intellect) “dall’ingegnere all’ultimo manovale”, che avrebbe dovuto spazzare via il capitalismo.

Ancora, le riflessioni intorno all’involucro giuridico che ricopre la proprietà dei mezzi di produzione che diviene, per l’economista Veneto, aspetto secondario rispetto al reale potere di disposizione sugli stessi. Quindi, per La Grassa, né più Padroni (con la P maiuscola), né Classe Operaia (con doppia maiuscola) e nemmeno, conseguentemente, uno scontro frontale Capitale/Lavoro (che pure esiste ma non è determinante per cogliere la tendenza di fondo e la dialettica intrinseca del Capitalismo, la cosiddetta determinazione di ultima istanza). In realtà, la spinta propulsiva del capitalismo, che non è affatto limite a sé stesso, e l’incessante sviluppo delle forze produttive, sono frutto della lotta tra agenti strategici dominanti svolgentesi nelle varie sfere sociali (economia, cultura, politica), tesa alla pre-dominanza su altri agenti decisori, al fine dell’egemonia e del consolidamento delle posizioni di preminenza via via acquisite.

E’ questa la griglia teorica che permette a La Grassa di descrivere “tridimensionalmente” la realtà sociale di oggi, una realtà ingannevole e sfilacciata che non mostra mai tutta la verità sugli eventi che la dispiegano, se non attraverso una sintomatologia “a spizzico” che permette comunque di fare delle ipotesi interpretative (per quanto provvisorie). Come diceva Hegel, quello che si crede noto è sempre il meno conosciuto.

La Grassa avverte di diffidare dai proclami liberisti di molta parte del “clero” giornalistico, finanziario o industriale, perché proprio dietro le immutabili leggi dell’economia si celano scelte politiche ben precise. Di fatti, a seconda delle convenienze e delle contingenze, si può essere più o meno protezionisti o più o meno liberoscambisti. Un esempio per tutti, chi si ricorda degli alti lai che si sono levati nella torbida vicenda dei cosiddetti “furbetti del quartierino” che hanno coinvolto anche l’ex governatore della Banca d’Italia Fazio? L’accusa principale che fu mossa all’ex governatore, fu quella di aver favorito due banche italiane quali BPI, nel tentativo di scalata ad AntonVeneta, e l’Unipol, nella scalata a BNL. Si disse che era stato un attentato alle leggi del mercato. Oggi, invece, tutti plaudono all’accordo Intesa-San Paolo che ha fatto fuori gli stranieri del Santander e del Crédit Agricole senza troppe remore. In questo caso il mercato non conta perché l’affare lo hanno fatto “i furboni del quartierone”, amici di questo governo di centro-sinistra (cioè il prodiano cattolico Bazoli e l’ex democristiano Salza). Nemmeno a destra si sono scomodati nelle critiche visto che il progetto ha avuto la benedizione del governatore della Banca D’Italia Draghi (l’uomo della Goldman Sachs in Italia) e di certa finanza americana.

E la logica del profitto dove va a finire in questi casi? Nelle lunghe lezioni di economia all’università non ci avevano insegnato che si vende sempre al miglior offerente? In realtà, sostiene La Grassa, il profitto è uno strumento dalla natura “variabile” che serve ai dominanti per “finanziare” le proprie strategie di potere, dominare l’avversario e incrementare la propria egemonia nei vari settori sociali. Ecco svelate le micragnose considerazioni economiche legate al "profitto" dei capitalisti che sono una foglia di fico per nascondere l’impostazione strategica degli agenti capitalistici dominanti; il profitto, per quest’ultimi, è solo un mezzo per approntare più efficaci ed aggressive strategie di dominio sociale.

Il saggio svelerà retroscena inquietanti della politica italiana, mettendo in evidenza la stretta dipendenza di quest’ultima dagli Usa e dal complesso finanziario-industriale italiano (a sua volta succube della finanza targata USA) che tira i fili dei due schieramenti falsamente “polarizzati” lungo scelte politiche che hanno una stessa “natura” capitalistica.

Crediamo che, a questo punto, il lettore attento sia stato abbastanza stimolato.