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Granelli di polvere

di Miguel Martinez - 08/01/2007

 

La storia, in un certo senso, è nulla, perché parla del passato, di quello che non c'è più e che non potremo mai ricostruire.

"Ohimè, dove sono i tesori dei grandi sovrani? Dove son finiti coloro per opera dei quali si sono manifestati i mondi nelle diverse ere cosmiche? E che fine han fatto i mondi stessi? Quelli d'un tempo sono svaniti. Molte nuove manifestazioni del mondo si sono verificate. Miriadi di divinità preposte alla manifestazione si sono dissolte, e i re sono scomparsi come granelli di polvere." [1]

Al posto dei fatti ormai scomparsi, abbiamo un elenco, di per sé privo di senso, delle evidenze rimaste di azioni dell'uomo e della natura: non abbiamo un faraone che comanda, ma le parole incise su una pietra che ci parlano di un faraone che comanda.

Quando siamo di fronte alla storia più antica, le evidenze sono costituite da qualche frammento di vasellame o qualche riga di poesia.

Quando siamo di fronte alla storia contemporanea, c'è un diluvio di miliardi di minuscole evidenze, e ogni singola evidenza è a sua volta un groviglio misterioso di interessi segreti, di falsi ricordi, di deliri e di vere e proprie menzogne, opere tutte del più perverso degli esseri animati, l'uomo.

Eppure, su ciò che chiamiamo storia, costruiamo le frontiere, creiamo i precedenti che legittimano le nostre azioni, definiamo i buoni e i cattivi.

Come nei disegni a puntini che si trovano sulla Settimana Enigmistica, gli Esperti prendono le singole evidenze, o una piccola parte delle singole evidenze, e le collegano tra di loro, disegnando vari mostri più o meno fantastici, molto spesso inconciliabili tra di loro.

Infatti, unendo i puntini in un certo modo, i puntini di una certa cultura ci rende a piacere la figura di una prosperosa dea madre, o di un baffuto guerriero a cavallo, permettendoci di parlare di "matriarcato" o di "patriarcato", con relative conclusioni filosofiche sulla natura umana [2].

Gli Esperti che dedicano una vita a una singola cultura, per quanto spesso siano follemente innamorati delle proprie conclusioni, sono abbastanza coscienti del problema, e sanno che ogni ricostruzione è legittimamente aperta a una discussione infinita, purché segua alcune fondamentali regole che distinguono la ricerca dalla cialtroneria: ad esempio, non costruirsi in casa cocci di vasi sarmati.

Però pochissime persone leggeranno articoli dotti sulla Cultura del Vaso Bicchieriforme, né tantomeno tutte le critiche accese che quegli stessi articoli hanno indotto. E queste persone, proprio per il fatto che dedicano il proprio tempo a simili attività, sono necessariamente ininfluenti.

Abbiamo bisogno perciò del Divulgatore: cioè della persona che sceglie secondo i propri gusti una delle varie ricostruzioni possibili di quella cultura, un'altra ricostruzione possibile della cultura celtica, e un'altra ancora di quella megalitica, e ci regala così una sua breve "storia dell'Europa antica". Plausibile e coerente, ma ancora più arbitraria delle singole ricostruzioni di cui è composta.

Abbiamo, infine, il Divulgatore dei Divulgatori, l'autore del libro di testo scolastico, che ci presenta una sintesi di varie sintesi di varie ricostruzioni. Affermandola, questa volta, come verità pura e semplice, che gli studenti pensano sia costituita della stessa materia delle leggi della fisica.

Purtroppo, o per fortuna, o chissenesbatte, il Selvaggio col Telefonino [3] vi presta poco ascolto.

Note:

[1] Varahopanisad III 22 - 23 a.

[2] Marija Gimbutas, geniale e onesta ricercatrice, ha ricostruito un'intera "Vecchia Europa", agricola, pacifica e matriarcale, che sarebbe stata spazzata via dai "guerrieri della steppa". Poi arriva Timothy Taylor, ricercatore altrettanto geniale e onesto, che con gli stessi dati, crea una nuova "Vecchia Europa", dove la vita contadina impone rigorose divisioni dei sessi, contrapposta a una cultura delle steppe dove donne guerriere combattevano, libere, accanto agli uomini.

[3] Lo so, ho rubato l'espressione. Da sola, senza necessariamente tutto il contesto.