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Artemidoro, gli indizi che portano all'800

di Dino Messina - 20/03/2007

La diatriba sull’autenticità del papiro di Artemidoro, risalente al I sec. a.C., si arricchisce di un nuovo capitolo. Il filologo Luciano Canfora sostiene di aver trovato gli indizi che il papiro sia un falso ottocentesco, opera del greco Costantino Simonidis.
Nell’articolo, Canfora espone i principali elementi della sua dimostrazione, basata su elementi filologici e sull’individuazione di un modello del papiro di Artemidoro nel “papiro di Eudosso”, conservato al Louvre e conosciuto da Simonidis.
Secondo il bizantinista Luciano Bossina, alcune frasi del papiro di Artemidoro non sarebbero originali, bensì copiate da Eustazio di Tessalonica.


L’appassionante enigma del papiro di Artemidoro continua. Luciano Canfora, ordinario di Filologia greca e latina all’università di Bari, che l’anno scorso sul numero 64 di «Quaderni di storia» aveva espresso forti dubbi sull’autenticità dell’importante reperto acquistato dalla fondazione per l’Arte della Compagnia di San Paolo ed esposto nel 2006 in una grande mostra a Palazzo Bricherasio di Torino, torna sull’argomento nel numero 65 della rivista da lui diretta e pubblicata dalle edizioni Dedalo. Pochi riferimenti alla polemica che in settembre ha contrapposto il filologo ai tre studiosi sostenitori dell’autenticità del papiro (Salvatore Settis, direttore della Normale di Pisa, Claudio Gallazzi, dell’università statale di Milano e Barbel Kramer, antichista dell’università di Treviri), ma l’elencazione di una serie di nuovi indizi che confortano la rivoluzionaria ipotesi iniziale di Canfora: il papiro non sarebbe autentico, ma opera di un geniale falsario greco dell’Ottocento, Costantino Simonidis, nato nel 1824 e morto probabilmente nel 1890 ad Alessandria d’Egitto dopo aver disseminato l’Europa di falsi.
La nuova analisi condotta da Canfora in collaborazione con i suoi allievi, e supportata dai contributi di Luciano Bossina, dell’Università di Götingen, e di Leo David, dell’ateneo di Haifa, mette ulteriormente in crisi la teoria delle tre vite del papiro: un’edizione di lusso del secondo libro della Geografia di Artemidoro, risalente al primo secolo avanti Cristo, abbandonata a causa di un errore e riutilizzata nei decenni successivi come catalogo di animali esotici e fantastici per decorare le case e quindi, nel primo secolo dopo Cristo, messo a disposizione degli studenti per copie di statue e calchi di gesso.
In questa pagina ci limitiamo a riportare il punto di vista di Canfora e Bossina, perché Settis, Gallazzi e la Kramer, da noi interpellati, hanno cortesemente declinato l’invito a sostenere il loro punto di vista contestualmente a quello dei loro critici.
«Lo spunto per gli approfondimenti - esordisce Canfora - mi è stato offerto dalla nuova edizione critica, pubblicata l’anno scorso in Spagna, a cura di Barbel Kramer, della colonna IV del papiro esposto a palazzo Bricherasio. La nuova analisi della IV colonna, edita peraltro già nel 1998 sulla rivista “Archiv” a cura di Gallazzi e Kramer, ha dato un esito che conferma i miei dubbi. Si tratta dei righi noti da secoli perché citati anche in un libro dell’imperatore Costantino VII Porfirogenito. Nel succedersi delle varie edizioni si è persa per errore una parola contenuta in questi righi. Quella parola (un «kai», cioè una semplice congiunzione) manca nella colonna IV del papiro così come nell’edizione dello studioso ottocentesco August Meinecke e già nelle edizioni seicentesche di Costantino e di Stefano. Questa coincidenza a mio avviso conferma l’ipotesi che chi ha confezionato il papiro ha lavorato su edizioni moderne».
Il secondo, e più importante, indizio portato dall’investigatore dell’antichità, è il modello cui si sarebbe ispirato il vero autore del papiro. «Una delle principali obiezioni alla nostra intuizione che il vero autore del papiro di Torino fosse Simonidis era questa: se l’autore è un falsario, dov’è il modello? Ho raccolto la sfida e ho individuato il modello, che secondo me ispirò Simonidis, nel cosiddetto “papiro di Eudosso”, correntemente ma imprecisamente chiamato papiro nr. 1 del Louvre [...]. Questo papiro ha tutti i requisiti per essere il modello preso a base dal falsario: dal tipo di scrittura alle smisurate e insolite dimensioni alla presenza di illustrazioni più o meno svincolate dal contenuto, all’uso del lato verso in funzione del recto. Dagli atti dell’Académie des Inscriptions ho accertato la notizia che Simonidis, in quegli anni autore di un falso papiro attribuito ad Annone e poi smascherato da un giurì di esperti, partecipò alla presentazione all’Institut de France dei papiri del Louvre». [...]
Veniamo alla terza serie di indizi, sostenuti dal biblista e bizantinista dell’università di Götingen, Luciano Bossina, il quale analizzando la colonna I del nostro papiro, il cosiddetto Proemio, ha individuato intere frasi del bizantino Eustazio di Tessalonica. Per descrivere lo sforzo intellettuale del geografo, l’autore del papiro evoca due immagini: Atlante che porta sulle spalle il peso del mondo, e la veglia del filosofo, giorno e notte immerso nei suoi pensieri. In entrambi i passaggi, osserva Bossina, l’autore riprende alla lettera passi del «Commento all’Odissea» di Eustazio di Tessalonica, vescovo bizantino del XII secolo. Lo stesso Bossina ha individuato un anacronismo lessicale nella seconda colonna: per indicare la superficie di una regione l’autore ricorre al termine «kytos», mai usato in greco classico, sostiene lo studioso, secondo questo significato. Solo molto più tardi esso cominciò a essere applicato al mare, al cielo e alla terra. Il termine fu poi rilanciato dalla traduzione greca del Salmo 64. [...]
Indizi, solo indizi, ma raccolti da accreditati studiosi della cultura greca antica. Autorevoli almeno quanto i sostenitori dell’autenticità, Settis, Gallazzi e Kramer. Per una risposta a Canfora dovremo davvero attendere l’edizione critica del papiro, annunciata per fine anno, in coincidenza con una mostra a Berlino, o qualcuno vorrà parlare prima?