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L’Europa ha bisogno di una nuova visione del mondo

di Eduardo Martínez - 04/05/2011


L’Europa ha bisogno di una nuova visione del mondo

La Geopolitica può aiutare a recuperare il sogno del progetto Europeo

Il progetto Europeo attraversa una profonda crisi che ha trovato la sua più recente espressione nella sfiducia verso l’Euro, al quale gli sono attribuiti tutti i mali dell’economia. I partiti d’opposizione sorgono al riparo del malessere sociale, nel frattempo, le rivalità fra le potenze, messe in evidenza dalla crisi libica, impediscono una politica estera comune. Esiste una strategia di dieci anni, Europa 2020, che ignora queste contraddizioni. La geopolitica può aiutare a recuperare il sogno, poiché fornirà agli Europei una nuova visione del mondo che vieti l’Europa di diventare la vittima del mondo che verrà. Galizia 2011 è il primo appuntamento della Rete Europea di Riflessione Geopolitica, nella quale partecipa Tendencias21.

Lo scorso 18 aprile il quotidiano tedesco Berliner Zeitung rievocava la crescita dell’Euroscetticismo, riflesso nel posizionamento politico raggiunto nei comizi del 17 aprile in Finlandia dal cosiddetto partito dei Veri Finlandesi ( o finlandesi a piedi ), che è diventato la terza forza politica del paese. Questo partito si oppone al progetto Europeo e, in particolare, ai riscatti finanziari a paesi come la Grecia e il Portogallo, dei quali dipende, soprattutto, il futuro dell’Euro.

Il quotidiano tedesco descrive lo stato d’animo che regna nei circoli sociali e politici del vecchio continente, sempre più diffusi. In tutta l’Europa, scrive, la crisi persistente, il taglio delle spese e i riscatti producono un aumento del malessere nei confronti della moneta unica.

La crisi dell’Euro non è ancora finita, sentenzia il Berliner Zeitung. Nei paesi periferici si stanno attuando tagli massicci nel campo della spesa sociale. Aumentano le tasse, diminuiscono i salari, si riducono le pensioni e così lo Stato affonda ulteriormente e la gente diventa sempre più povera. Molti incolpano all’UE o al Fondo Monetario Internazionale. L’ira è in aumento.

Il disappunto nei confronti dell’Euro si allarga non solo nei paesi con problemi, ma anche nei paesi economicamente più forti, che sono riluttanti nel concedere denaro affinché gli altri escano dalla crisi. L’aiuto finanziario a lungo termine verso i governi con problemi di liquidità, produrrà tensioni politiche, pronostica un economista del Deutsche Bank, citato dal quotidiano berlinese.

Problema politico

Perfino i candidati che integreranno il club Europeo, mettono in questione la loro adesione. È il caso della Croazia che, quest’anno, deve pronunciarsi a favore o contro. Secondo Tportal di Zagabria: sono poche le persone che continuano a pensare in un’adesione all’UE. Oppressi dalla crisi e dai problemi che devono affrontare per sopravvivere, la maggioranza dei cittadini croati concede ai messaggi di Bruxelles la stessa importanza che concedeva ai bollettini sulla neve di un tempo.

Gli aggiustamenti finanziari e i piani di austerità non solo oscurano il futuro dell’Euro, ma diventano anche un problema politico, perché la destra Europea più radicale fa leva su questa insoddisfazione per guadagnare voti. È successo in Finlandia, ma anche in Francia con il Fronte Nazioanle di Le Pen.

L’Olanda rappresenta anche un chiaro esempio di questa congiuntura con il PVV, difensore dei valori giudeocristiani e acerrimo oppositore dell’Islam, diventando la terza forza politica del paese. È nota la frase del suo leader, Geert Wilders: né un centesimo per la Grecia! E lo stesso vale per i portoghesi e per gli spagnoli!.

Attualmente, l’estrema destra ha un’ampia rappresentanza parlamentare in sette Stati dell’Unione Europea, Italia e Austria, rileva Suite101.

La crisi libica indebolisce l’Europa

Non rappresenta l’unico aspetto della debolezza Europea. La crisi libica ha reso manifesto, un’altra volta, le rivalità delle potenze latenti all’interno dell’Unione. Secondo il quotidiano La Stampa di Torino, Francia e Regno Unito hanno preso l’iniziativa in Libia e hanno occupato i posti chiave del Servizio Europeo di Azione Estera, facendo saltare in aria i primi passi di diplomazia Europea che si stavano accennando con difficoltà.

Ma, potranno la Francia e il Regno Unito portare a termine i loro compronessi? The Financial Times, lo mette in discussione, perché gli alleati occidentali si confrontano con delle risorse sempre più limitate. I britannici hanno appena annunciato drastici tagli nella difesa e i francesi stanno lottando per ridurre il loro deficit pubblico e conservare il loro stato di benessere. Nemmeno gli Stati Uniti sono in condizioni di fare quello di cui hanno bisogno, avverte il giornale della City.

La dura verità è che le potenze occidentali, che sono le principali promotrici dell’idea, non conserveranno la forza economica o l’appoggio finanziario necessari per finanziare altri interventi esteri. D’altro canto, le potenze economiche emergenti –Cina, India, Brasile e altri- sono profondamente scettici di fronte a quest’idea, conclude The Financial Times.

Europa 2020

La Commissione Europea nei prossimi dieci anni si è proposta una strategia di crescita per sostituire la strategia di Lisbona, conclusa nel 2010. La nuova strategia, denominata Europa 2020, ruota intorno a cinque assi principali: la ricerca e l’innovazione, l’impiego, l’educazione, il mutamento climatico, l’energia e la lotta alla povertà.

Sebbene Europa 2020 è una strategia sorta dopo la crisi finanziaria, non fa alcun riferimento alla crisi di fiducia che sta attraversando il progetto Europeo e, in particolare, la sua moneta comune, nella quale siamo immersi come conseguenza degli aggiustamenti derivati dal collasso della bolla immobiliare e delle sue considerevoli conseguenze. Questo è un altro esempio dell’autismo che soffre la classe politica e che richiede la rifondazione del discorso Europeista su una prospettiva basata nella geopolitica.

(trad. di V. Paglione)