Ucraina: droni e missili ipersonici. È guerra di logoramento
di Maurizio Boni - 03/06/2026

Fonte: Il Fatto Quotidiano
Mosca accumula scorte di vettori diversi per rilasciarli a ondate saturando la difesa nemica. Kiev idem con i velivoli senza pilota
L’attacco aereo russo della notte tra l’1 e il 2 giugno 2026 (73 missili e 656 droni) non è certamente il più significativo del conflitto, se paragonato a quello dello scorso 14 maggio dove sono stati impiegati più di 1500 vettori di vari tipi.
La continuità di questa sequenza è il primo dato analitico rilevante. Mosca ha costruito nella primavera 2026 una cadenza ravvicinata di attacchi rivelatrice di pianificazione di lungo termine: accumulare scorte di vettori eterogenei, dai droni Shahed agli ipersonici Kinzhal, Zircon e Oreshnik, e rilasciarli in ondate per saturare la difesa aerea ucraina.
Zelensky, dopo gli attacchi di maggio, aveva affermato che la Russia aveva “accumulato droni e missili e sincronizzato il colpo per garantire che la sua portata fosse significativa”. Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov ha notificato al Segretario di Stato Usa, Marco Rubio, l’avvio di una campagna di “colpi sistematici” contro obiettivi militari e industriali ucraini. Ogni attacco, compreso quello di ieri, è un segmento di una strategia di logoramento infrastrutturale che punta a degradare reti energetiche, nodi ferroviari e capacità produttiva, riducendo la resilienza dell’avversario nel lungo periodo. Tale strategia non esclude che vengano sferrati colpi per così dire “di effetto” e molto più visibili degli altri, come gli attacchi su obiettivi militari situati nella Capitale ucraina e nelle sue vicinanze, in risposta alle provocazioni occidentali o agli attacchi deliberati contro infrastrutture civili russe come nel caso del dormitorio di Starobilsk.
Su questo sfondo, s’innesta il quadro operativo del campo di battaglia terrestre dove si è consolidata una trasformazione che rovescia le categorie fondamentali della guerra convenzionale. I droni Fpv, velivoli pilotati “in prima persona” grazie a un visore indossabile, sono responsabili di circa il 70% delle perdite su entrambi i fronti. Un comandante ucraino della 127ª Brigata di Kharkiv ha sintetizzato la nuova realtà: “I carri armati non entrano più in campo aperto perché vengono crivellati dai droni Fpv”. Una kill zone si estende per 20 chilometri oltre la linea del fronte, rendendo ogni movimento ad alto rischio. I soldati continuano a operare, spesso isolatamente o in piccoli gruppi, i russi con il supporto dell’artiglieria, ma in un ambiente in cui ogni esposizione può essere fatale in pochi secondi.
Da questa realtà è emersa una logica operativa inedita: conviene cacciare i piloti di droni avversari più che ingaggiare i soldati in combattimento diretto. Il pilota Fpv opera a diversi chilometri dalla linea del fronte, ma lascia tracce elettromagnetiche rilevabili, emissioni radio del drone e del sistema di controllo, che ne permettono la geolocalizzazione. Russia e Ucraina hanno sviluppato questa capacità, trasformando gli operatori in bersagli ad alta priorità, colpiti con missili, bombe guidate e droni kamikaze. La proliferazione degli Fpv a fibra ottica, privi di emissioni intercettabili, complica il quadro aprendo un nuovo ciclo di adattamento. Il risultato è uno stallo in cui i progressi si misurano in centinaia di metri a costi spropositati e il vantaggio tecnologico dura solo fino alla contromisura successiva.
La città di Vovchansk, nella regione di Kharkiv, è diventata uno degli emblemi della guerra di attrito moderna. Da quando nel maggio 2024 le forze russe hanno aperto un nuovo asse offensivo a nord del territorio già liberato dall’Ucraina nell’autunno del 2022, questo settore ha assorbito risorse considerevoli di entrambi gli schieramenti senza produrre, mentre scriviamo, un mutamento tatticamente definitivo. Tanto da definire la città come la Bakhmut del fronte settentrionale. Ma il fronte di Kharkiv assolve per Mosca una funzione strategica indiretta molto importante poiché costringe l’Ucraina a mantenere un impegno difensivo permanente nel nord-est, sottraendo risorse all’asse principale di Donetsk. In ogni caso la riconquista di Kharkiv costituirebbe, al pari della conquista di Odessa, un evento altamente simbolico per Mosca. Certamente, le due ipotesi operative sono state valutate e tenute in considerazione, ma devono essere ricondotte a un quadro generale di valutazione che per i russi, al momento, rimane incerto.
La combinazione tra campagna missilistica sistematica, guerra di droni e pressione su Kharkiv configura una strategia russa orientata al tempo più che allo spazio. Non si tratta di conquistare territorio rapidamente, obiettivo che la resistenza ucraina rende proibitivamente costoso, ma di degradare la capacità di Kiev di sostenere lo sforzo bellico sui piani infrastrutturale, energetico e umano. La risposta ucraina obbedisce, specularmente, alla stessa logica: 148 droni nella stessa notte verso il territorio russo, il colpo alla nave Leonid Pestrikov a Berdiansk, 15 raffinerie colpite nei primi cinque mesi del 2026. Due strategie di logoramento che si fronteggiano, ciascuna convinta di resistere più a lungo dell’altra. Tuttavia il tempo lavora tendenzialmente a favore di Mosca, che può ricostituire le scorte, rimpiazzare le perdite e attendere. Ma le guerre di logoramento hanno un limite, ed è questa la cornice dentro cui qualsiasi scenario futuro dovrà essere letto.
