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Autosufficienza e autoproduzione per evitare il collasso greco

di Paolo Ermani - 15/02/2013

Fonte: ilcambiamento


“La drammaticità della situazione in Grecia è il risultato della svendita a dottrine economiche che niente hanno a che vedere con la vita, le specificità e le vere risorse del paese. E noi in Italia ci stiamo avviando verso la stessa tragica strada”. Come evitare il collasso? Costruendo noi, direttamente, l'alternativa.


crisi greca
"La drammaticità della situazione in Grecia è il risultato della svendita a dottrine economiche che niente hanno a che vedere con la vita, le specificità e le vere risorse del paese"

I media italiani non ne parlano per non impaurire l’elettorato ma dalla Grecia arrivano notizie allarmanti sulla situazione che si sta facendo disperata con sempre più persone che non hanno i mezzi basilari per il sostentamento alimentare ed energetico. C’è chi profila addirittura una prossima guerra civile o l’avvento di una dittatura che storicamente dal caos trae sempre vantaggio.

Che siano l’esaurimento delle risorse, i cambiamenti climatici o una situazione politica ed economica che precipita, è sempre più chiaro e urgente che bisogna auto organizzarsi per rispondere efficacemente ai grandi problemi in arrivo. La drammaticità della situazione in Grecia è il risultato della svendita a dottrine economiche che niente hanno a che vedere con la vita, le specificità e le vere risorse del paese. E noi in Italia ci stiamo avviando verso la stessa tragica strada.

Il sistema vigente si preoccupa di arricchire politici, banchieri e imprenditori senza scrupoli, di certo non di strutturare la società in maniera saggia ed equa. In questo quadro ovviamente nulla interessa del destino della popolazione, l’unico obiettivo è arricchirsi e avere sempre più potere. Come abbiamo già evidenziato in passato, questo sistema è così fragile e impreparato che basta un inverno un po’ più rigido, uno sciopero degli autotrasportatori e l’Italia va in ginocchio. Di certo in situazioni estreme lo Stato sarebbe l’ultimo in grado di reagire efficacemente.

Lo vediamo anche rispetto all'impreparazione di fronte a catastrofi come alluvioni e terremoti. Piuttosto che arrivare alle barbarie occorre quindi costruire una efficace alternativa di sopravvivenza basata essenzialmente su di una forte autoproduzione ed autosufficienza alimentare ed energetica. Si può praticamente rinunciare a tutto ma non al cibo e alla possibilità di scaldarsi o ripararsi dalle intemperie e rigidità del clima.

Dai politici non arriva alcun segnale in merito e anche se arrivasse hanno tempi di realizzazione e azione che superano le ere geologiche e quindi la via più breve ed efficace è costruire noi direttamente l’alternativa, che non è un programma politico per ricoprire poltrone ma un programma organizzativo di cambiamento concreto. Un azione in tal senso migliorerà comunque società e qualità della vita e in più avrà il beneficio di aumentare di molto la nostra capacità di resilienza in caso di situazioni di estrema difficoltà.

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"Bisogna innanzitutto rimettere al centro la terra, investendo su di essa piuttosto che sulla finanza di rapina"

Bisogna innanzitutto rimettere al centro la terra, investendo su di essa piuttosto che sulla finanza di rapina. Il gruppo acquisto terreni è una ottima risposta da questo punto di vista, decine di persone che si mettono assieme e investendo piccole quote acquistano terreni e strutture abbandonate per creare aziende agricole biologiche. L’Italia è strapiena di luoghi fertili e meravigliosi completamente abbandonati. Agendo in questo modo ci si assicura di avere un approvvigionamento alimentare e si crea economia e occupazione.

Dal punto di vista energetico bisogna adottare tutti i mezzi ed espedienti per ridurre al minimo il consumo energetico dei nostri edifici, investire il più possibile in fonti rinnovabili e in efficienza energetica perché in caso di blocco o diminuzione delle forniture energetiche, per qualsiasi motivo, saremmo immediatamente nel panico.

Puntare decisamente alla localizzazione piuttosto che alla globalizzazione che è la prima cosa che va in crisi in tempi di difficoltà. Il locale è vicino e controllabile, il globale è lontano e incontrollabile. Quindi dare supporto anche all’imprenditoria locale indirizzata maggiormente ai due settori chiave: quello agricolo e quello energetico/ambientale. Il tutto nella massima attenzione a non sprecare risorse e a produrre meno rifiuti possibili. La stessa lotta allo spreco e alla produzione di rifiuti sono settori imprenditoriali di grande potenzialità.

Ma noi che siamo gli attori principali, dobbiamo dare supporto al nuovo mondo, con la nostre scelte, con i nostri soldi pochi o tanti che siano, con le nostre capacità, con il nostro lavoro. Ricostruire la comunità, fare le cose assieme, lavorare gomito a gomito e non tutti contro tutti, senza sensi di superiorità o verità in tasca. E se poi finalmente la politica sotto la spinta fortissima dal basso, si accorgerà e supporterà programma e interventi del genere, saremo ben contenti ma non facciamoci illusioni, se non ci muoviamo noi direttamente non ci pensa nessun altro.

Aspettare significa mettersi nella condizione peggiore, se oggi ci si incammina su questa strada ci saranno ampie possibilità di manovra e intervento per dare un futuro positivo a noi e ai nostri figli, altrimenti sarà il caos assoluto con il famoso ritorno all’età della pietra di cui vengono accusati oggi proprio coloro che hanno l’unica e sensata possibile idea di progresso, quella per cui persona e ambiente sono al centro.