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Un movimento comunitario

di Piotr Zygulski - 27/02/2013

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di fronte ad una Piazza San Giovanni stracolma,Alessandro, candidato del MoVimento 5 Stelle, ha affermato che per la prima volta non si è sentito impotente, perché sapeva di essere protetto dalla comunità. Un secolo fa il filosofo Lukács nella sua Ontologia dell’Essere Sociale aveva già scorto i limiti di un individualismo portato alle estreme conseguenze, ossia “una onnipotenza astratta e una concreta impotenza” ed è quindi presumibile che il sentirsi parte di una comunità vitale possa portare, al contrario, ad una sensazione di potenza. Per spiegarmi meglio, intendo una presa di coscienza delle potenzialità dell’individuo quale membro integrante di un percorso più ampio, collettivo. Volendo più propriamente riflettere sulle parole dell’attivista, una sensazione simile l’ho vissuta personalmente in occasione dei referendum del 2011, quando ho prestato attivamente servizio nella campagna referendaria e come rappresentante del “sì per l’acqua pubblica” all’interno dei seggi. Questa volta sono un semplice spettatore, ma posso comprendere perfettamente le parole di questo “grillino”, o meglio, “portavoce”, se preferisce tale appellativo. Tuttavia (sarò forse un po’ ingenuo) non riesco a rimanere impassibile di fronte a simili interventi, frementi di passione e di emozione tale da far dimenticare le cose da dire sul palco, come è avvenuto più volte nel corso della serata. Ho accennato prima all’acqua pubblica; se è vero che i referendum sono ancora in larga parte disattesi, questo non ridimensiona i risultati di quella vittoria, con oltre la metà degli italiani che si espresse univocamente contro la gestione privata. Nello stesso tempo ciò non significa affatto che la battaglia sia terminata, tutt’altro. È, infatti, un tema che sta molto a cuore anche al MoVimento 5 Stelle che, sebbene fosse ancora in forma embrionale, contribuì con tutte le sue forze a raggiungere quel risultato.Federica, capolista alla Camera nella circoscrizione Lazio 1, prendendo la parola ha parlato dell’acqua pubblica come “la nostra prima stella” e si è mostrata particolarmente agguerrita nell’intento di portare anche in Parlamento la voce di chi sostiene che l’acqua debba stare “fuori dal mercato e i profitti fuori dall’acqua”, per elaborare finalmente una legislazione sul tema che recepisca la volontà popolare. Oltre all’acqua pubblica però ci sono altre battaglie che il M5S ritiene fondamentali, dal No Ponte sullo Stretto di Messina e il No MUOS in Sicilia alla popolazione valsusina che – nel capo opposto della Penisola – si batte da anni contro la realizzazione del Treno ad Alta Velocità. Anche perché, come sostiene Beppe Grillo, “il futuro è lento” e questo non nel senso della dicotomia lento/rock di Celentano, ma in quello di Petrini, fondatore di Slow Food, e di Bruno Contigiani, ideatore di Vivere con Lentezza, che ho avuto l’onore di presentare in un incontro pubblico a Cogoleto, dove vivo. Comunità, cultura e ambiente costituiscono un’unica priorità e penso che questa affermazione sia ampiamente condivisa, sicuramente da tutti gli attivisti del M5S. Infatti, la cura del territorio costituisce la prima forma di cultura e non vi è cultura senza comunità, come non vi è comunità senza cultura. Questo perché l’uomo è per sua natura anche un animale simbolico e la riproduzione della comunità sul piano simbolico è detta appunto cultura. Possiamo notare quindi che anche il M5S ha la necessità di riferirsi a simboli, che vanno ben oltre le urla colorite del tipo “vaffanculo, tutti a casa” e una generica “onestà e trasparenza” (su cui può ottenere facilmente un ampio consenso). Con la proiezione di alcuni brevi interventi, entrano così nel pantheon cinquestelle personaggi quali Pasolini, l’umile presidente dell’Uruguay Pepe Mujica, e poi i martiri Vittorio Arrigoni e Peppino Impastato, tutte figure “resistenti”. Ciò per sfatare il luogo comune secondo cui il M5S sarebbe solo protesta e non anche proposta. E tra le proposte, molte stanno divenendo realtà nelle amministrazioni locali ove il MoVimento è presente. Si tratta quasi esclusivamente di iniziative con un minimo comun denominatore, quello comunitario. In tal senso, si sostiene che la sfera economica debba essere subordinata a quella comunitaria. Non serve a nulla rievocare fascismi o comunismi, basterebbe piuttosto rammentare gli articoli della Costituzione economica italiana.

“Abbiamo sdoganato parole quali comunità e solidarietà” ha detto con un po’ di orgoglio Beppe Grillo, che – con la sua ben nota esuberanza – ha voluto sottolineare gli sforzi per contrastare la tendenza a svuotare il significato dei vocaboli e la cancellazione di quelli più scomodi dal dizionario della Neolingua italiana, che avviene secondo un meccanismo analogo a quello descritto da Orwell in 1984. Vorrei pertanto accogliere con entusiasmo il ritorno della parola comunità, che è stata ribadita anche nell’intervento della candidata alla presidenza della Regione Lombardia Silvana Carcano che si è espressa nei seguenti termini: “non c’è dignità della singola persona se non c’è dignità di tutta la collettività; e viceversa: non c’è dignità di tutta la collettività se non c’è dignità della stessa persona”, scagliandosi poi contro il “totalitarismo più subdolo, più infame, che è quello del totalitarismo del denaro”, la cui conseguenza è l’annientamento della dignità umana. Affermazioni che suonano assai familiari a chi come me ascolta quanto va ripetendo da anni Costanzo Preve, ad esempio nel suo Elogio del Comunitarismo (Controcorrente, Napoli 2006) ove ricerca filosoficamente il rapporto dialogico tra individuo e comunità.

Si potrebbe comunque obiettare che nel MoVimento 5 Stelle siano presenti anche tendenze che sono ascrivibili all’ideologia sistemica, ad esempio una certa retorica delle nuove tecnologie, la quale può assumere peraltro sfumature individualistiche. Penso che ciò sia innegabile, ma che fortunatamente, grazie anche al carisma di Beppe Grillo, al momento tutte le istanze siano conciliate abbastanza armonicamente. Questo può avere luogo solamente se si continuerà a tener presente la distinzione tra mezzo tecnologico e fine, che è – o almeno dovrebbe essere – la felicità dell’uomo, in altre parole la sua piena realizzazione, che può avvenire solamente in ambito comunitario. Se il M5S riuscirà a dare un contributo in tal senso lo vedremo in Parlamento, sarà un piacere.