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Quante guerre bisogna perdere per non essere più definiti "l'esercito più forte del mondo"?

di Hua Bin - 20/08/2026

Quante guerre bisogna perdere per non essere più definiti "l'esercito più forte del mondo"?

Fonte: Come Don Chisciotte

Mi vengono i brividi ogni volta che sento qualcuno ripetere il mantra: "Gli Stati Uniti hanno il più grande esercito della storia del mondo". So che avrete già sentito questa "verità" in passato. Ovviamente, questi "patrioti americani" non hanno mai sentito parlare di Gengis Khan. Nel XIII secolo i Mongoli avevano conquistato gran parte dell'Eurasia, instaurando il più grande impero terrestre contiguo della storia. Nel farlo, non avevano quasi mai perso una battaglia.

I sostenitori della macchina bellica statunitense sembrano ignorare che, nel 1940, la Wehrmacht tedesca era probabilmente l'esercito più letale del mondo, così come l'Armata Rossa sovietica nel 1945.

L'apice della potenza militare statunitense era stato raggiunto con l'operazione Desert Storm contro Saddam Hussein nel 1991. Ma era successo 35 anni fa. Da allora gli Stati Uniti hanno perso praticamente tutte le guerre più importanti.

Non mi sentirei di definire l'attacco al Venezuela né una guerra né un conflitto di vasta portata. Le guerre di solito implicano che il nemico reagisca. Prima dell'operazione Desert Storm gli Stati Uniti avevano perso la loro ultima grande guerra, in Vietnam. In sostanza, l'operazione Desert Storm era stata una parentesi tra due sconfitte. È l'eccezione che conferma la regola.

In breve, definire l'esercito statunitense il "migliore" è un'iperbole con ben pochi dati empirici a supporto. Forse è un po' difficile da digerire per chi è allergico alla verità, ma le cose stanno così. Statisticamente, non c'è dubbio che l'esercito statunitense sia il più costoso della storia. Ma, volendo essere indulgenti, il suo bilancio in termini di efficacia è altalenante. Non sono un medico, ma è evidente che chiunque affermi che l'esercito americano è il migliore di tutti i tempi trarrebbe beneficio da una lobotomia frontale.

Per la guerra all'Iran, l'ultima avventura degli Stati Uniti, Trump è stato sommerso da una valanga di critiche. Non c'è dubbio che Trump sia un ignorante e un individuo perfido, un imbecille istigato dagli ebrei e colpevole di aver scatenato una guerra criminale. Ma, siamo onesti, è stato un idiota ad iniziare la guerra, ma è l'esercito americano ad averla persa sul campo di battaglia. La tanto decantata macchina da guerra statunitense ha semplicemente fallito nel conseguire la vittoria, punto e basta.

Tre settimane dopo l'attacco a sorpresa, a metà marzo, avevo scritto un saggio intitolato "L'Iran ha già vinto".

All'epoca, mi riferivo all'imminente vittoria strategica dell'Iran, che avrebbe sfruttato lo Stretto di Hormuz per contrastare gli obiettivi bellici degli Stati Uniti.

Poi le cose sono andate ben oltre le mie previsioni. A questo punto, si può sostenere – con valide argomentazioni – che il Pentagono abbia perso militarmente la guerra. Ha sganciato molte bombe e ucciso tantissime persone, ma non è riuscito ad ottenere alcun successo tangibile sul campo di battaglia.

A meno che il suo obiettivo bellico non fosse quello di dare a Teheran il controllo dello Stretto di Hormuz e rendere l'Iran la potenza regionale dominante (sono ironico, ovviamente). Il fallimento in Iran ha dimostrato che l'esercito statunitense è davvero una "tigre di carta", come aveva già fatto notare il presidente Mao più di mezzo secolo fa.

 

Definizione di vittoria militare

Il presidente Mao aveva scritto che "la politica è guerra senza spargimento di sangue, mentre la guerra è politica con spargimento di sangue". Carl von Clausewitz aveva affermato che la guerra è un'estensione della politica.
I manuali definiscono la “vittoria militare” come: la trasformazione del successo sul campo di battaglia in risultati politici duraturi .

Non si tratta solo di sconfiggere le forze armate del nemico, ma di costringere l'avversario ad accettare un cambiamento permanente nella sua volontà politica e un ordine post-conflitto favorevole al vincitore.

Secondo questo criterio, gli Stati Uniti hanno fallito miseramente e totalmente: non hanno sconfitto l'esercito iraniano; la politica di Teheran si sta sempre più orientando su posizioni più anti-americane e la guerra ha creato un ordine postbellico meno favorevole agli Stati Uniti, con l'Iran che si è assicurato il controllo di fatto delle forniture petrolifere del Golfo.

Alcuni sostengono che gli Stati Uniti avrebbero conseguito una vittoria tattica/operativa sull'Iran, avendo distrutto la Marina e gran parte della difesa aerea iraniana, ucciso i suoi leader politici e militari e causato gravi difficoltà economiche e umanitarie.

Hanno torto anche su questo punto.

Questo tipo di ragionamento è l'equivalente di un pugile che rivendica la vittoria perché nei round centrali
ha messo a segno più colpi, ignorando il fatto che il suo avversario è ancora in piedi e sta attivamente combattendo.

Sul campo di battaglia, proprio come sul ring, incassare colpi devastanti ma sferrare un contrattacco finale e paralizzante o, semplicemente, resistere più a lungo dell'avversario fino a quando non si arrende, è la definizione stessa di vittoria.

L'Iran ha efficacemente utilizzato una strategia "rope-a-dope", assorbendo gli attacchi iniziali degli Stati Uniti e preservando al contempo la sua risorsa più letale: la capacità di bloccare il flusso energetico globale nello Stretto di Hormuz. Inoltre, l'Iran ha utilizzato la guerra asimmetrica con droni e missili per ottenere una supremazia orizzontale nell'escalation contro gli obiettivi statunitensi nella regione del Golfo.

L'Iran ha impedito al nemico di raggiungere i suoi obiettivi politici e ha costretto gli Stati Uniti a chiedere la pace. Ha difeso la propria sovranità e sta dettando le regole del gioco finale, ovvero la definizione di successo.
Il successo dell'Iran non si limita al livello strategico. Anche a livello tattico, l'Iran ha prevalso, distruggendo numerose e costose infrastrutture militari statunitensi, di un valore di gran lunga superiore a quello delle perdite subite.
Tra questi figurano radar strategici di allerta precoce, aerei da combattimento, AWACS, aerei cisterna per il rifornimento in volo, droni ISR ​​e quasi tutte le basi statunitensi nella regione.

L'Iran ha inoltre portato all'esaurimento gran parte dell'arsenale offensivo e difensivo degli Stati Uniti, riducendo significativamente la loro capacità di continuare a combattere o di intraprendere guerre altrove.

Ora anche il regime di Trump si rende conto che perderà quasi certamente un guerra di logoramento qualora si arrivasse ad un conflitto prolungato. Ancor più importante, l'Iran ha dimostrato al mondo che l'esercito statunitense è tutt'altro che una potenza invincibile quando si trova di fronte ad un avversario determinato e capace di reagire.

 

L'esercito statunitense ha perso in modo netto

1) Ha usato tutta la sua potenza per condurre una guerra distruttiva ma non è riuscito a vincere

La vittoria è il risultato sia dell'intenzione che della capacità. Nessuno può affermare che all'esercito statunitense sia mancata l'"intenzione". Ha scagliato contro l'Iran tutto ciò che aveva a disposizione, comprese tecnologie di intelligenza artificiale militare non ancora collaudate come il sistema Palantir Maven, che ha portato al massacro di 168 studentesse innocenti il ​​primo giorno di guerra.

Gli Stati Uniti non si sono risparmiati in nulla, tranne che nell'uso delle bombe nucleari. In un precedente saggio avevo scritto di come gli Stati Uniti avessero tentato il tutto per tutto, senza però ottenere alcun risultato.

La macchina da guerra statunitense delude le aspettative– parte 1

 

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Nel mio saggio di metà marzo intitolato "L'Iran ha già vinto", avevo discusso del fallimento strategico subito dagli Stati Uniti a poco più di un mese dall'inizio della guerra. Il semplice fatto che l'obiettivo di guerra degli Stati Uniti fosse cambiato da "cambio di regime" a "mantenere aperto lo Stretto di Hormuz" rappresenta già la sconfitta strategica degli Stati Uniti, dato che lo stretto era aperto a tutti prima della guerra.

Pur avendone le intenzioni, l'esercito statunitense semplicemente non ha la capacità di ottenere una "W" [una vera vittoria]. Questo nonostante un bilancio annuale oltre 100 volte superiore a quello dell'Iran (1.000 miliardi di dollari contro 10 miliardi di dollari).

2) L'esercito americano non è preparato per la guerra asimmetrica moderna

Gli Stati Uniti si sono affidati al loro vecchio manuale operativo dei tempi della prima guerra del Golfo: potenza di fuoco schiacciante, superiorità aerea, rete di stati vassalli regionali, basi militari e guerra dell'informazione. Hanno inoltre fatto ricorso ad attacchi a sorpresa, mascherati da negoziati, per migliorare ulteriormente la propria posizione.

In teoria, gli Stati Uniti avevano tutti i vantaggi sull'Iran.

Tuttavia, l'Iran non è l'Iraq.

Non è crollato sotto i bombardamenti statunitensi. Al contrario, ha assorbito gli attacchi e ha contrattaccato con il proprio arsenale asimmetrico di droni e missili. L'Iran ha poi intensificato la sua offensiva orizzontale colpendo gli stati del Golfo che, a suo dire, favoriscono l'aggressione statunitense.

Fin dall'inizio, l'Iran ha preso di mira in modo sistematico i sistemi radar e di comunicazione satellitare presenti nelle basi statunitensi. Distruggendo questi sistemi, l'Iran ha eliminato le avanzate capacità di allerta precoce dell'esercito statunitense, lasciando le loro forze armate vulnerabili e con solo pochi minuti di preavviso prima degli attacchi.

L'Iran ha schierato sciami coordinati di droni e salve di missili per sferrare attacchi di saturazione contro gli obiettivi statunitensi, attacchi che gli Stati Uniti non sono preparati a gestire. Una componente fondamentale della guerra asimmetrica è lo squilibrio dei costi, questo perchè gli Stati Uniti sono costretti ad impiegare intercettori, il cui costo ammonta a milioni di dollari, per respingere droni e missili il cui costo è solo una minima parte. Ormai il mondo sa che l'esercito americano sa sferrare colpi, ma non sa come reagire.

È interessante notare che si tratta della stessa caratteristica degli Stati Uniti anche nelle guerre commerciali e tecnologiche con la Cina. Quando Pechino reagisce con dazi reciproci e contromisure come il divieto sull’esportazione delle terre rare, Washington perde rapidamente potere contrattuale ed è costretta a cedere.

L'estate scorsa avevo scritto un saggio intitolato "La rivoluzione non è una cena di gala", criticando la debole risposta dell'Iran ai bombardamenti statunitensi contro i suoi impianti nucleari nel giugno2025. L'approccio della nuova leadership iraniana si contrappone nettamente a quello del vecchio regime guidato dall'ayatollah Ali Khamenei. Il nuovo governo ha rafforzato la sua determinazione e ha reagito con fermezza, ottenendo grandi vantaggi.

Oltre a non essere in grado di gestire i contrattacchi, gli Stati Uniti si erano comportati come dei perdenti piagnucoloni quando erano stati colpiti da un attacco proattivo iraniano alla loro base aerea di Muwaffaq Salti in Giordania il 17 luglio. Avevano gridato allo scandalo e accusato l'Iran di una "sconsiderata escalation", senza fermarsi un secondo a paragonare questo "tradimento" all'attacco a sorpresa sferrato dagli Stati Uniti, che includeva anche il bombardamento di una scuola femminile.

Questa ridicola ipocrisia mi ricorda un vecchio film di Stephen Chow, "Justice, My Foot", in cui un teppista di poco conto annunciava al suo avversario: "La regola del combattimento è che io posso colpirti in faccia, ma tu no". Non avrei mai pensato che il "potente" esercito americano potesse ricorrere alla stessa logica brutale.

3) Le basi statunitensi rappresentano un onere, non una risorsa, sia per gli Stati Uniti stessi che per le nazioni "ospitanti"

Uno dei pilastri della proiezione di potenza globale degli Stati Uniti è la rete di circa 800 basi militari nei cosiddetti "Paesi alleati" – più precisamente, vassalli o territori occupati. Si tratta di avamposti in posizione avanzata vicino ai confini dei Paesi considerati nemici, dove gli Stati Uniti immagazzinano armamenti e personale.

In Asia gli Stati Uniti hanno oltre 300 basi che circondano la Cina e un numero simile in Europa, a guardia della Russia. La guerra con l'Iran ha dimostrato che la presenza di basi avanzate di questo tipo rappresenta in realtà un onere, piuttosto che un vantaggio.

Le circa venti basi statunitensi che circondano l'Iran sono state ripetutamente attaccate da droni e missili iraniani. È improbabile che la maggior parte venga ricostruita, dato che gli Stati Uniti non sono chiaramente in grado di proteggerle. Inoltre, tali basi espongono le "nazioni ospitanti" ad attacchi di rappresaglia. Di fatto, questi Paesi si ritrovano ostaggi in conflitti in cui potrebbero non voler essere coinvolti.

Infine, basi avanzate così vulnerabili non reggono il confronto con la geografia stessa. Non riescono a superare la tirannia della distanza, che nessuna catena logistica può compensare. L'Iran può contare su un territorio montuoso e sulla vicinanza allo stretto di Hormuz e ha il vantaggio di giocare in casa per sconfiggere un nemico disperso proveniente da fuori regione.

4) I problemi strutturali irrisolvibili che affliggono le forze armate statunitensi

Il verdetto più severo sulla guerra è qui. La guerra con l'Iran, per quanto breve, ha messo in luce problemi di natura strutturale e irrisolvibili nell'attuale sistema militare-industriale statunitense.

* Incapacità di gestire una guerra ad alta intensità. È importante notare che i veri e propri combattimenti ad alta intensità con ​​Iran sono durati meno di 8 settimane (i primi 39 giorni più i 13 giorni della seconda ondata di attacchi dopo che gli Stati Uniti avevano violato il memorandum d'intesa).

Nonostante la brevità delle operazioni militari, gli Stati Uniti hanno già esaurito gran parte del loro arsenale, sia offensivo che difensivo. Immaginate come se la caverebbero in una vera guerra ad alta intensità con una superpotenza di pari livello come la Cina e la Russia.

È improbabile che gli Stati Uniti possano resistere per più di un paio di mesi in una guerra vicino alle coste cinesi. Un conflitto prolungato simile a quello della Seconda Guerra Mondiale è semplicemente fuori discussione.

* Capacità di immagazzinamento ridotta e armi di nicchia a bassa densità. L'arsenale statunitense è costituito da un numero limitato di armi costose e complesse, come intercettori per la difesa aerea e missili a lungo raggio. È ormai di dominio pubblico che gli Stati Uniti hanno esaurito la maggior parte delle loro munizioni critiche, secondo quanto riportato da Reuters, CNN e CSIS.

 

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Si noti che i dati sopra riportati sono già obsoleti e che il livello attuale delle scorte statunitensi è ancora più basso.

* Mancanza di capacità industriale e dipendenza dalla catena di approvvigionamento. Questa situazione è persino peggiore di una temporanea carenza di armamenti.

Si stima che ci vorranno dai 3 ai 5 anni perché l'esercito statunitense riesca a ricostituire la modesta quantità di munizioni utilizzate durante la guerra. Ribadisco che la guerra con l'Iran non è un conflitto ad alta intensità come lo sarebbe, ad esempio, una guerra tra Stati Uniti e Cina. Le simulazioni di guerra del CSIS dimostrano che in un conflitto con la Cina gli Stati Uniti esaurirebbero l'intero arsenale missilistico entro due settimane.

Considerato l'enorme arretrato accumulato dal complesso militare-industriale già prima della guerra, è probabile che il processo possa richiedere ancora più tempo rispetto alle stime. Sebbene il regime statunitense possa stampare qualsiasi quantità di cartamoneta per acquistare armi, non può stampare bombe o missili. Per espandere la produzione, servono fabbriche, materiali e manodopera qualificata: elementi che un'economia deindustrializzata non è in grado di fornire.

Al di là delle spese in conto capitale e dello sviluppo delle competenze, il complesso militare-industriale statunitense soffre di una massiccia dipendenza dalla catena di approvvigionamento del nemico stesso che intende combattere: la Cina. È ormai risaputo che la Cina detiene il monopolio delle terre rare, elementi indispensabili per la produzione di armi moderne. La Cina produce oltre il 90% delle terre rare a livello globale e ha un virtuale monopolio sulle terre rare pesanti, un elemento critico per la produzione di armi.

La dipendenza degli Stati Uniti dalla Cina va oltre le terre rare e si estende ad altri minerali fondamentali per i sistemi d'arma, come gallio, germanio, tungsteno, grafite e antimonio. Un rapporto del 2025 della Commissione per la revisione economica e di sicurezza USA-Cina aveva rilevato che il 78% dei componenti utilizzati nei sistemi d'arma del Pentagono conteneva minerali critici provenienti dalla Cina. Questo riguarda il 92% dei sistemi d'arma della Marina statunitense.

Tale dipendenza si estende ulteriormente e comprende componenti per droni, prodotti energetici e persino ingredienti farmaceutici fondamentali come gli antibiotici, di cui ci sarebbe estremo bisogno in tempo di guerra. Vi sono scarse probabilità che gli Stati Uniti possano raggiungere l'indipendenza nella catena di approvvigionamento di questi prodotti critici nel prossimo decennio circa. Per chi fosse interessato al problema delle terre rare, avevo scritto un articolo sull'argomento lo scorso aprile.

* Un sistema irriformabile di contratti militari privati ​​a scopo di lucro. L'essenza del complesso militare-industriale statunitense odierno è un sistema di corruzione.

Il complesso militare-industriale è in combutta con politici e generali del Pentagono per saccheggiare il bilancio della difesa attraverso piattaforme d'arma sovraingegnerizzate che offrono scarso rapporto qualità-prezzo.
Le armi a basso costo, anche se perfettamente efficaci, non sono redditizie per i fornitori di materiale bellico che operano in regime oligopolistico. Ecco perché armi come i droni economici LUCAS non ricevono alcuna attenzione, mentre munizioni costose come Patriot e THAAD vengono ampiamente pubblicizzate.

Le armi complesse, la cui produzione richiede anni e la cui manutenzione costa milioni di dollari, rappresentano la scelta predefinita nel sistema oligopolistico degli appalti militari basato sul "costo maggiorato" e sull'"assenza di gara". L'ecosistema del complesso militare-industriale comprende il continuo interscambio di persone tra il Pentagono e gli appaltatori della difesa, i membri del Congresso a libro paga, schiere di lobbisti e "think tank". È un lavoro troppo redditizio per rischiare di rovinarlo. E la bellezza di tali imprese orientate al profitto viene celebrata come l'apice del "capitalismo azionario".

Fortunatamente per i nemici degli Stati Uniti, questa sovrastruttura che regola l'organizzazione dell'economia statunitense non può e non sarà riformata.

Per una lettura divertente di questo schema, consiglio l'opera satirica del 2003 di William Hartung, "How Much Are You Making on the War, Daddy? A Quick and Dirty Guide to War Profiteering in the Bush Administration". Hartung è un ricercatore meticoloso in materia di profitti illeciti derivanti dall'industria militare statunitense. Tra le sue opere si annoverano anche "Prophets of War and Trillion Dollar War Machine".

 

 

 

 

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5) L'arroganza e il senso di diritto rappresentano la goccia che fa traboccare il vaso

 


La guerra contro l'Iran ha messo a nudo una verità ineludibile: l'esercito statunitense non possiede la mentalità necessaria per vincere contro avversari determinati. È stata trascinato in guerra dalla manipolazione di Israele. Ha sottovalutato enormemente la resilienza dell'Iran, così come le sue capacità industriali e tecniche. Ha creduto alla ridicola e costante campagna di disinformazione condotta dal suo stesso "comandante in capo".

Inoltre è psicologicamente debole: si lamenta delle rappresaglie dell'Iran e accusa la Cina e la Russia di sostenere l'Iran.

Per quale motivo gli Stati Uniti ritengono accettabile lanciare un attacco mirato durante i negoziati e minacciare un "terrorismo militare" in grado di annientare la civiltà, mentre, se l'Iran reagisce, si tratta di una "sconsiderata escalation"?

Per quale motivo gli Stati Uniti ritengono accettabile vendere armi a Taiwan e fornire armi e informazioni di intelligence all'Ucraina, ma si riservano il diritto di protestare e chiedere la cessazione immediata di tali attività se la Cina fornisce missili antiaerei portatili all'Iran o la Russia immagini satellitari?

Questo narcisismo infantile e ipocrisia cinica indeboliscono inevitabilmente la mente, così come i veleni indeboliscono il corpo. 2500 anni fa Confucio aveva scritto nei suoi Dialoghi di “non fare agli altri ciò che non vuoi che sia fatto a te”. ("己所不欲 ,勿施于人"). Questa è conosciuta come la regola d'oro nella cultura cinese.

Per un Paese o un esercito che non comprende questo principio umano universale, nessun grado di potenza militare potrà compensare la sua mancanza di saggezza.

Gli Stati Uniti hanno perso la guerra e se lo sono meritato.

Fonte: huabinoliver.substack.com
Link: https://huabinoliver.substack.com/p/how-many-wars-one-has-to-lose-to
14.08.2026
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org