La guerra in Ucraina sarebbe dovuta finire un mese dopo il suo inizio
di Andrea Zhok - 18/06/2026

Fonte: Andrea Zhok
La guerra in Ucraina sarebbe dovuta finire un mese dopo il suo inizio, quando ci furono le prime trattative e un accordo era già stato sostanzialmente definito.
L'Ucraina sarebbe ancora un paese e non un cumulo di macerie depopolato.
La Russia poteva ottenere che l'Ucraina divenisse uno "stato cuscinetto" con rapporti bilaterali e traffici sia verso la Russia che verso l'Europa.
L'Europa poteva continuare ad approvvigionarsi di gas e petrolio a prezzi convenienti.
La civiltà europea non avrebbe vissuto quella fase di umiliazione dei propri principi caratterizzata da una ridicola e tragicamente stupida "caccia al russo", dallo sport alla lirica.
Invece a 4 anni e 4 mesi dall'ingresso delle truppe russe in territorio ucraino, e a 12 anni dall'inizio del conflitto (febbraio 2014), l'Ucraina si è trasformata integralmente in una proxy militare della Nato, senza che nessuno abbia chiesto ai cittadini europei se volessero partecipare a questa guerra per procura.
La tattica Nato, oggi più europea che statunitense, consiste nel produrre grandi masse di droni prevalentemente in aree al di fuori del territorio ucraino e di lanciarli in profondità in Russia.
L'idea non è quella di tentare una riconquista dei territori perduti, perché questo richiederebbe truppe che né l'Ucraina né l'Europa tutta hanno.
L'idea è quella di infliggere danni così gravi alla Russia da provocare una rivolta interna nei confronti di Putin.
Ovviamente questa situazione converge fatalmente in due direzioni.
La prima dipende dal fatto che le retrovie europee delle truppe ucraine sono oramai parte cruciale e decisiva della guerra, sono una minaccia persistente, una minaccia che rimarrebbe tale qualunque fosse l'esito del conflitto in Ucraina.
Che lo si ammetta o no, l'Europa è in guerra con la Russia e la Russia lo sa. Il gioco europeo è tutto imperniato sul presupposto che i paesi europei possono gestire il conflitto da una posizione di sicurezza intoccabile, perché protetti dall'Art. 5 della Nato.
Ma che tale protezione sia uno scudo origami lo hanno capito tutti. Gli USA non interverranno mai in aiuto di un paese europeo eventualmente aggredito, quantomeno non finché Trump rimane alla presidenza. E senza il supporto americano la Nato europea non è capace di fare niente di più di quello che fa già nella sua guerra per procura. La debolezza europea, il disprezzo conclamato dell'amministrazione americana per l'Europa e il gioco di nascondersi dietro l'art. 5 puntano tutti in una sola direzione, ovvero quella di un'escalation che coinvolga direttamente qualche paese europeo.
La seconda direzione è tutta legata alla politica interna russa. Putin, nonostante la propaganda europea lo abbia costantemente presentato come un novello Attila, in effetti è sempre stato un moderato, incline al compromesso e speranzoso in un rappacificamento con l'Europa. Il prolungamento della guerra nella forma attuale, con colpi nelle retrovie urbane di Mosca e Piteroburgo, indebolisce oggettivamente la leadership di Putin. E questo preme verso un duplice scenario, o una sua sostituzione alla leadership (improbabile) o un'accettazione da parte di Putin di un'agenda radicale, proposta da tempo da consiglieri e colonnelli dell'establishment russo. Nella situazione attuale, il nemico non è più l'Ucraina, che è solo una piattaforma fisica che fornisce carne da macello, ma l'Europa, che in questa situazione - con la guerra fuori dai propri confini - si sta rafforzando sul piano militare. La domanda ovvia che si pongono moltissimi dirigenti russi è: perché dovremmo aspettare altri 3-4 anni che l'Europa metta a punto di suo riarmo, con magari un nuovo governo americano incline a rivivificare la Nato?
Putin sta scommettendo tutte le sue carte su una capitolazione ucraina in tempi brevi. Solo un esito del genere consentirebbe dal punto di vista della Russia un orizzonte di sicurezza.
Se tale capitolazione non dovesse avvenire (orizzonte massimo un anno), credo che la logica interna del conflitto sarebbe inevitabile: l'Europa andrebbe "rimessa al suo posto", fino a quando il suo potenziale militare è modesto e il sostegno degli USA scarso.
E questo significa Guerra, non guerra fredda, non guerra ibrida, non guerra metaforica. Semplicemente guerra.
E, per quanto in prima istanza avremmo a che fare con una guerra convenzionale, il pendio scivoloso verso l'utilizzo del vero vantaggio strategico russo - cioè il nucleare - è fatale.
