A che serve la guerra in Iran?
di Marcello Veneziani - 23/03/2026

Fonte: Marcello Veneziani
A cosa serve la guerra all’Iran? A parte il delirio di onnipotenza di chi l’ha decisa a freddo, non è ancora chiaro il movente reale che ha spinto ad attaccare Teheran, al di là delle consuete formule di “guerra preventiva” che risultano evidentemente pretestuose e infondate. Innanzitutto la guerra non serve a ripristinare la libertà e la democrazia in Iran, come si è ripetuto agli inizi per dotare l’aggressione di buona coscienza; semmai stringe il popolo assediato e bombardato attorno al regime, per ragioni di sopravvivenza e suprema necessità, come si è visto nei giorni scorsi, smentendo vistosamente la previsione che dopo l’uccisione del capo religioso sarebbe insorto il popolo iraniano contro il regime. Non serve poi a sradicare il terrorismo islamista, che semmai dopo questa aggressione sarà ulteriormente inasprito, avrà altri motivi di odio verso l’Occidente; ai loro occhi il terrorismo finisce con l’essere l’unica arma efficace per colpire l’Occidente, visto che sul piano degli armamenti la lotta è diseguale e il loro mondo è soccombente. Non serve nemmeno a stanare o decimare le cellule ostili insinuate nelle pieghe dell’Occidente, perché come la storia ha insegnato, gran parte dei terroristi islamisti non erano e non sono di matrice sciita, come l’Iran, ma di matrice sunnita, come larga parte degli Stati arabi, ed erano sostenuti da paesi che sono ostili all’Iran. La guerra all’Iran non serve poi a fermare o a frenare i flussi migratori che vengono dall’Islam, semmai creeranno nuovi fiumi di esuli in fuga dalle terre devastate del Medio Oriente, dal Libano all’Iran e a Gaza. La guerra non serve a controllare le fonti di approvvigionamento delle energie, perché, come vediamo drammaticamente, aggrava la crisi energetica dell’Occidente, la sua dipendenza dal Medio Oriente o dall’Est, in modo particolare l’Europa che si trova spinta dagli Stati Uniti all’ostilità contro tutti i suoi vicini e fornitori di petrolio dell’est e del piano di sotto. Sul piano degli equilibri internazionali, la guerra serve a spingere ancor più tutte le potenze contrarie all’egemonia americana nel mondo e alla guerra contro l’Iran a trovare una linea comune contro l’Impero d’Occidente. E poi le palesi violazioni del diritto internazionale e della sovranità degli stati, come è accaduto in Venezuela e in Iran, legittimano e autorizzano i propositi d’invasione nel cassetto delle potenze asiatiche: ieri la Russia, domani la Cina o la Corea.
E allora a che serve una guerra come questa – partita in febbraio come quella russa e come il covid – se non alla volontà di potenza di chi l’ha ingaggiata, ovvero al ripristino della sovranità imperiale degli Stati Uniti sul mondo intero e dell’egemonia israeliana su tutta l’area del Medio Oriente? O come alcuni sostengono, la guerra è un tentativo di riconquistare il consenso vacillante dei leader negli Usa e in Israele, e una spettacolare diversione rispetto a scottanti dossier (come il caso Epstein) ed eventuali sistemi di ricatto annessi a quei filoni d’inchiesta.
A scavare più a fondo, in Occidente la guerra in Iran serve a tre cose, una peggiore dell’altra: in primo luogo a rendere ancora più marginale, imbambolata e asservita l’Unione Europea, scavalcata da ogni parte e costretta a inseguire affannosamente le guerre e le paci che brillano all’orizzonte, andando al rimorchio delle decisioni imperiali di Trump e del suo modo schizoide di procedere, stop and go, pace e guerra, minacce e trattative, uccisioni e protezioni. La seconda, a far prosperare la macchina della guerra, ossia l’industria bellica, le lobby delle armi, gli apparati militari, fino a renderli ancora più potenti e condizionanti nella vita delle popolazioni civili e degli Stati. La terza, a rimettere in piedi un’altra volta un piano di emergenza internazionale, ieri giustificato dalla pandemia e dalle ragioni di sicurezza sanitaria, oggi dalla crisi energetica che si apre e dalle annesse ragioni di sicurezza internazionale; crisi energetica con una ricaduta su tutti i settori vitali dell’economia: materie prime, trasporti, comunicazioni, finanza, produzione e commercializzazione mondiale. Torna la Cappa transnazionale, la cupola della dominazione tecno-finanziaria, militare e statale, coi suoi pieni poteri determinati dall’eccezionalità della situazione, che impone la sospensione di alcune libertà e di ogni scelta indipendente. Non è tempo di fare scelte diverse, c’è questa priorità da affrontare, è il mantra che sentiamo ormai da alcuni anni; è tempo di sottomettere pure i mercati al controllo pubblico, in una forma di capitalismo dirigista e sorvegliato, come già successe con il covid, perché l’economia non può più camminare da sola ma ha bisogno di piani di sostegno, finanziamenti pubblici, aiuti, nuove reti di protezione e nuove catene in cui lasciarsi vincolare.
Infine la guerra in Iran non risolve gli altri conflitti internazionali, semmai li complica: dall’Ucraina a Gaza ai tanti conflitti striscianti, dormienti e insorgenti, come in una filiera irrisolta e aggravata da un ordine mondiale rifiutato o non riconosciuto da larga parte del mondo, e da un disordine mondiale di fatto scatenato dalle pretese di egemonia. La guerra in Iran è un’esempio di calcolata irrazionalità che danneggia non solo il paese attaccato ma anche il resto del mondo. E se non bastano le previsioni, pensate ai precedenti esiti disastrosi: l’Iraq, la Libia, la Siria, l’Afghanistan, le primavere arabe…
