Newsletter, Omaggi, Area acquisti e molto altro. Scopri la tua area riservata: Registrati Entra Scopri l'Area Riservata: Registrati Entra
Home / Articoli / Catastrofico

Catastrofico

di Andrea Zhok - 30/01/2026

Catastrofico

Fonte: Andrea Zhok

Il posizionamento dell’opinione pubblica italiana nei confronti delle politiche dell’amministrazione Trump non vale, naturalmente, come fattore di politica internazionale (la nostra opinione, pubblica o di vertice, non influenza in alcun modo la politica americana). Esso conta tuttavia come elemento di autocomprensione e di consapevolezza politica interna.
Ora, di fronte ai non pochi che continuano a difendere, magari a denti stretti e con varie contorsioni, le politiche dell’amministrazione Trump, io ho – almeno in parte – comprensione psicologica. Ne capisco fino ad un certo punto la dinamica mentale.
Trump è stato eletto come alfiere populista del movimento MAGA, con un’agenda che si voleva:
• Avversa al “Deep State” e al predominio degli interessi finanziari “macro” rispetto alle istanze della piccola proprietà (la “piccola borghesia” e il “proletariato qualificato”, nella terminologia tradizionale);
• Contraria alle derive “Woke” e agli eccessi del politicamente corretto nell’amministrazione, nella scuola, nell’accademia americane;
• Contraria ad una politica di presenzialismo imperialistico sul piano mondiale, favorevole all’isolazionismo, ad una maggior cura dei problemi interni agli USA;
• Favorevole ad un ripristino dell’ordine interno e ad una limitazione di processi migratori incontrollati;
• Favorevole ad una politica di trasparenza rispetto alle politiche sanitarie invalse in periodo covid, con una loro rimessa in discussione.
Ciascuna di queste posizioni può essere interpretata in forme virtuose e – almeno a fallibile giudizio dello scrivente – ha in potenza dei meriti intrinseci.
Naturalmente Trump è e rimane un liberista feroce, del tutto incompatibile con qualunque idea di uno stato sociale, e questo me lo tiene comunque distante (e dovrebbe tenerlo a distanza anche da molti che continuano a difenderlo.) Tuttavia è vero che nel contesto americano non è che le opzioni di una “socializzazione dell’economia” siano seriamente presenti altrove, e dunque non è che questo aspetto di Trump lo renda particolarmente odioso (spero che nessuno vorrà prendere sul serio le tinteggiature sociali di qualche dem periferico tipo Bernie Sanders, che servono sempre solo da foglia di fico all’establishment democratico.) 
In sunto, l’immagine che comprensibilmente qualcuno ha alimentato dell’opzione Trump è stata quella di una rottura radicale con la tradizione politica dell’imperialismo globalista e dello stato profondo a guida finanziaria, e con l’accettazione di una prospettiva di ritorno alla cura e al rispetto delle identità nazionali.
Fin qui posso arrivare con un tentativo di comprensione psicologica: dopo tutto, viste le alternative, e viste le tendenze di fondo della politica americana degli ultimi anni, un presidente con queste caratteristiche poteva essere visto come un passo in direzione di un nuovo multipolarismo, di un nuovo rispetto per culture e tradizioni differenti.
Solo che di tutto questo quadro, arrivati quasi a metà mandato, non rimane in piedi quasi nulla. 
Salvo qualche passo reale di trasparenza nel settore sanitario, che si deve alla gestione di Kennedy, su tutto il resto ci troviamo con un quadro, o letteralmente antitetico alle promesse elettorali, o gravemente inadeguato nell’implementazione.
Alla faccia dell’isolazionismo e del concentrarsi sugli affari interni, la politica del secondo mandato Trump è caratterizzata da un’aggressione internazionale scomposta in tutte le direzioni (Venezuela, Groenlandia, Iran, Nigeria, Yemen, ecc.), e da un fallimento degli intenti di pacificazione sul fronte russo.
Il tema “Woke” è stato affrontato sì con qualche limitazione degli abusi dell’amministrazione precedente (ad esempio nelle forze armate), ma in generale più con battute da caserma che con una ridiscussione critica dei temi correlati (e, ok, aspettarsi da Trump & C. una “ridiscussione critica” su temi proverbialmente delicati e sottili come questi era schietto wishful thinking.)
Quanto all’enorme questione dei flussi migratori, anche qui l’azione dell’amministrazione Trump è stata talmente pessima da compromettere durevolmente l’intera questione. Infatti si ha un bel dire che l’ICE non è una creazione di Trump e che i numeri della remigrazione delle amministrazioni precedenti sono ben superiori, ma il disastro è politico. Siccome in questioni sociali delicate il MODO di agire è non meno importante del FINE per cui si agisce, il fallimento organizzativo delle operazioni dell’ICE e il tentativo di difendere l’indifendibile (i due omicidi volontari di Renée Good e Alex Pretti) ha compromesso gravemente l’idea stessa di controllo dell’immigrazione clandestina. Persino una fetta significativa dell’elettorato repubblicano (circa un quarto) considera la gestione trumpiana dell’ICE inaccettabile. 
Ecco, come dicevo all’inizio, il nostro giudizio sulla politica americana non importa nulla per gli americani, ma importa molto per la definizione dei campi e delle istanze nel nostro dibattito pubblico. 
Continuare a difendere il neoimperialismo scomposto di Trump inventandosi che è un modo astuto e indiretto per giungere al multipolarismo getta un’ombra sulla coscienza politica di molti di quelli (come lo scrivente) che sostiene una prospettiva multipolare. Qui non c’è niente da giustificare. L’amministrazione Trump nella prima parte del suo secondo mandato si è distinta per una delle peggiori politiche di imperialismo aggressivo di sempre: prona ai desideri di Israele, in constante violazione di ogni regola del diritto internazionale, incapace di pervenire alla pace anche su quei fronti dove apparentemente desidera farlo. 
Continuare a difendere lo squadrismo conclamato dell’ICE nel nome del controllo dell’immigrazione clandestina distrugge la credibilità dell’idea stessa di tale controllo. Qui il danno è, se possibile, ancora più grave. Si può concedere quel che si vuole sul fatto che l’apparato mediatico in mano ai Dem ha amplificato massimamente singoli eventi. Ma resta il fatto che quegli eventi sono accaduti, che non erano difendibili e che ciononostante sono stati difesi contro ogni evidenza. Si finisce per porre una falsa scelta tra l’alternativa di avere squadracce armate che esercitano ogni forma di abuso nelle strade e la rassegnazione alla balcanizzazione etnica dello stato in presenza di immigrazione incontrollata. Una tale alternativa è intrinsecamente catastrofica.
Bisogna smettere di difendere l’indifendibile perché ci piacerebbe fosse qualcosa che non è. 
È una dinamica ideologica di schieramento, una dinamica intrinsecamente deleteria. Essa è di solito perdente, ma anche laddove fosse vincente, finisce per avere effetti rovinosi, perché alimenta dogmatismo e riduzione della capacità critica (se ti affermi politicamente attraverso tifoserie, fallirai comunque.)