Newsletter, Omaggi, Area acquisti e molto altro. Scopri la tua area riservata: Registrati Entra Scopri l'Area Riservata: Registrati Entra
Home / Articoli / La sfida del popolo iraniano

La sfida del popolo iraniano

di Simone Santini - 29/01/2026

La sfida del popolo iraniano

Fonte: Simone Santini

Ebbene sì, Chiara Ferragni ha molto seguito anche in Iran. Le donne iraniane fanno largo consumo di cosmesi e chirurgia plastica, specie le generazioni più giovani, urbane, benestanti. Sempre meno indossano il chador (il velo islamico che lascia scoperto solo l'ovale del viso) e sempre più scelgono lo hijab che copre molto parzialmente il capo ed è di molte fogge anche appariscenti; una minoranza, che comincia ad essere significativa, non indossa alcun velo in pubblico, benché non sia formalmente legale, ma sempre più socialmente accettato.
Al contempo sono anche molto istruite, vanno all'università e si laureano più dei maschi, specie nelle discipline scientifiche e tecnologiche, praticano sport e attività ricreative; benché possano esserci ancora ritardi di tipo culturale alle donne iraniane non è precluso alcun ambito lavorativo.
Gli iraniani sono molto istruiti. Arte, letteratura, musica, a tutti i livelli sociali. Anche chi svolge professioni teoricamente umili ti sa citare e disguisire sulla grande poesia classica persiana. I giovani amano il rap e conoscono anche canzoni italiane che personalmente non ho mai sentito nominare (sì, preferisco di gran lunga i Pallett a Lazza)
Gli iraniani amano il loro ordinamento politico-istituzionale, amano la Repubblica islamica? Domanda a cui è difficilissimo rispondere. È una nazione molto giovane e la gran parte della popolazione è nata dopo il 1979, quindi ha vissuto e conosciuto solo questo ordinamento attuale.
Il sogno di un "altrove" è una pulsione potente per le nuove generazioni. Nell'ordinamento islamico la promiscuità sessuale è formalmente vietata e questo, come si può immaginare, è un motore di "ribellione" giovanile potentissimo.
Come in ogni parte del mondo ci sono problemi sociali ed economici. Ciò che fa maggiormente arrabbiare la popolazione è osservare una "élite" che se la passa bene mentre le persone comuni devono lottare giorno dopo giorno per sbarcare il lunario (ci ricorda qualcosa?).
Oggettivamente c'è stato poco ricambio di classe dirigente in questi 47 anni. Solo due persone hanno finora incarnato il ruolo di Guida e, al di là della considerazione per queste personalità (di straordinario rilievo, nel bene o nel male), il "potere" in questi casi tende fatalmente a sclerotizzarsi.
La Guida non è un tiranno, come troppo superficialmente si dice in Occidente, ma, certo, ha un ruolo importante. Se questo istituto fosse più permeabile alle istanze che giungono dal basso probabilmente tutta la società e il sistema politico ne beneficerebbe.
Quando le istituzioni sono "ferme" si formano per inerzia apparati clientelari, dilaga la corruzione. Ecco, questo è un altro aspetto che fa molto arrabbiare gli iraniani (ci ricorda qualcosa?).
Indiscutibilmente l'Iran, pur nelle sue traversie, è una potenza regionale e la Repubblica islamica ha coltivato e potenziato tale ruolo. Orgogliosamente rivendica di opporsi al sionismo e al materialismo occidentalista. Se l'Isis è stato sconfitto in Iraq gran parte del merito va attribuito ai pasdaran e al comandante Soleimani che l'hanno combattuto (e Soleimani ha ricevuto come premio un missile in testa da Trump).
Però ci sono tanti in Iran che si chiedono, anche legittimamente: vale la pena spendersi per palestinesi, siriani, iracheni, non è meglio pensare a noi e basta? 
Dunque, gli iraniani vogliono abbattere il regime?
Ritengo che pulsioni di cambiamento e trasformazione della società siano molto diffuse in Iran come in tante parti del mondo. Ritengo che la religione islamica, e in questo caso la fede sciita, sia profondamente e indissolubilmente radicata nella cultura e coscienza popolare iraniana.
Certo, esistono anche quelli che vogliono ribaltare tutto e tutti, succeda quel che succeda. Ma sono una minoranza e, secondo me, anche esigua. La gran parte della popolazione rifugge dal caos, dalla violenza, rifugge da salti nel vuoto che possono diventare catastrofici. Tutti i movimenti di protesta di questi decenni, anche molto partecipati come l'onda verde del 2009, non appena davano il segnale di radicalizzarsi in senso violento e "rivoluzionario" erano abbandonati dalla gran parte della popolazione.
Ciò che gli iraniani temono è la perdita di indipendenza, di sovranità della loro Nazione. Ancora milioni di iraniani sono disposti a morire per questo.
La Repubblica islamica si trova al centro di questa morsa micidiale, tra spinte internazionali potentissime che vogliono ridurre l'Iran a scendiletto delle multinazionali e abbattere uno dei pilastri fondamentali di un possibile mondo multipolare, e riforme interne che diventano più necessarie ogni giorno che passa.
Se il Popolo iraniano sarà all'altezza di questa sfida solo la Storia potrà dirlo.