Ceuta e il "Mediterraneo allargato"
di Filippo Bovo - 16/08/2026

Fonte: Filippo Bovo
Già dall'inizio del mese, consumatisi i fatti del 30 e 31 luglio, si sapeva che vi sarebbe stato un nuovo tentativo d'assalto di Ceuta da parte di migranti o dimostranti (a seconda di come li si vogliano designare) marocchini. Il tamtam nei social, come nell'altro caso, è stato volano per stimolare un nuovo assalto nella giornata di oggi, ma al contempo anche strumento per seguirne i preparativi e, così, prevenirlo. Proprio come nelle giornate del 30 e 31 luglio, anche in questo caso la collaborazione tra autorità spagnole e marocchine non è mancata, dimostrandosi addirittura più salda del passato; ma, a spiccare, è anche il modo in cui questo rapporto viene usato da entrambe, ognuna per rivendicare la propria leva contrattuale.
I rapporti tra Spagna e Marocco sono infatti assai sfaccettati, non limitandosi a questioni meramente bilaterali, come l'immigrazione, l'energia o ancora le differenti posizioni su certi rinomati dossier internazionali (ad esempio, le loro differenti posizioni odierne su Israele e Stati Uniti), ma anche relative a terzi, come l'Algeria e il suo sostegno al Fronte Polisario. Sarebbe molto lungo riassumere qua le ragioni che da una parte dividono e dall'altra uniscono i due Paesi, ma restano comunque intesi alcuni punti fermi che tracciano il perimetro della loro partita politica e diplomatica, espressa nella posizione marocchina su Ceuta e le altre "plazas de soberania" e nella risposta spagnola: rasserena, però, la loro collaborazione di fondo, né del resto potrebbero esserci ragioni a scongiurarla.
In un articolo apparso ai primi di agosto, e in un video con l'amico Paolo Arigotti di pochi giorni dopo, elencai questi nodi. Nel 2021, il Marocco esercitò una pressione diplomatico-migratoria su Ceuta, che indusse poco dopo il governo spagnolo a riconoscere il Piano di Autonomia presentato da Rabat per il Sahara Occidentale nel 2007. L'Algeria, per ritorsione, bloccò al Marocco le forniture di gas via GME (Gazoduc Maghreb-Europe: parte dai giacimenti algerini, passa per il Marocco, e giunge infine in Spagna): da allora funziona in senso inverso, dalla Spagna al Marocco, garantendo a questi il 10% del suo fabbisogno e facendo di Madrid il suo secondo paese fornitore. Ma anche con la Spagna, pur non bloccando le forniture via Medgaz, congelò buona parte dell'esistente accordo bilaterale e del trattato di amicizia e cooperazione ventennale ispano-algerino, e richiamò il proprio ambasciatore a Madrid. Nel mentre, il Piano di Autonomia per il Sahara Occidentale è andato avanti, riportando importanti progressi diplomatici come dimostrato dalla risoluzione ONU 2797 dello scorso anno, passata grazie all'astensione di paesi storicamente vicini ad Algeri come Cina e Russia, ad indicare che quella proposta, avanzata da Rabat nel 2007, dopo le varie riforme conosciute, appare ormai matura (usando le parole di Madrid, "base più seria, realistica e credibile" per sanare l'ormai annoso status del Sahara Occidentale).
Non manca neppure, sullo sfondo, la contesa tra Algeri e Rabat su due nuovi progetti energetici regionali di vasta portata: il Gasdotto Trans-Sahariano (sostenuto dall'Algeria, dalla Nigeria attraversa il Niger giungendo infine nel cuore del territorio algerino, coprendo circa 4100 km, fino ad allacciarsi ai già esistenti GME e Medgaz), sulla cui sicurezza pesa proprio la stabilità del Sahel, col Sahara Occidentale a costituire un vicinato che proprio per tale ragione le autorità algerine preferirebbero sotto la loro influenza; e quello Atlantico Nigeria-Marocco, lungo la costa atlantica per circa 6800 km, passando davanti a 13 paesi, sostenuto dal Marocco e ben più costoso, ma con forti sponsor (anche nel suo caso, comunque, il controllo del Sahara Occidentale, a garanzia della sua stabilità, appare un fattore prioritario). Il Sahara Occidentale ha importanza anche laddove non direttamente coinvolto dall'attraversamento di simili infrastrutture, proprio per prevenirne quella destabilizzazione definita, in certuni casi, "sahelizzazione".
Il tentativo spagnolo, andato in porto, di rilanciare le relazioni con Algeri, come visto dalla visita di Sanchez del 20 luglio (dieci giorni prima del colpo su Ceuta del 30 e 31 luglio), dettato non soltanto dalle gravose problematiche energetiche dell'attuale congiuntura internazionale, ha avuto come rapida contropartita la reazione del Marocco. Spagna e Marocco, dunque, sono abituati a discutere le loro questioni bilaterali con lo strumento migratorio, dimostrando sempre una collaborazione ben più profonda di quanto appaia. Il nuovo caso del 15 agosto ne è ulteriore prova: il Marocco ferma buona parte dei migranti-dimostranti prima che giungano a Ceuta, mentre quelli che comunque vi entrano non dimostrano particolari ostilità a tornare indietro, secondo un copione ormai ben rodatosi negli anni. Il governo spagnolo, per quanto visto oggi come uno dei più ferrei in Europa, è in realtà da sempre piuttosto accomodante, e i suoi rapporti coi vicini nordafricani ne sono un'ottima prova; e non di meno si può dire pure per quest'ultimi. In fin dei conti, tante sono le questioni che li legano: e, poiché sono tutte d'estrema "sensibilità strategica", poterle trasformare in strumenti negoziali è ciò che maggiormente stimola la loro azione in apparenza minacciosa a fini di più fruttuosi "riaggiustamenti contrattuali".
Equilibri tanto strutturati risultano chiaramente molto invitanti per l'interazione di altri soggetti, come Israele e Stati Uniti, i cui rapporti con Madrid sono in questo momento piuttosto contrastati per note ragioni, ancor più considerando che Rabat, a sua volta, verso di loro ha più di un pegno da onorare (il supporto di Washington al Piano di Autonomia fin dal 2007, ulteriormente incrementato proprio con la prima amministrazione Trump in un pieno riconoscimento della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale nel 2020, i rapporti militari e tecnologici con Israele, ecc). A tacer poi di altri temi che hanno senz'altro un indubbio peso non solo per la Spagna, ma per l'intera UE, invece rumorosamente assente: il Marocco è un paese che deve molto alle rimesse dei suoi cittadini emigrati in Europa, ed è proprio da Madrid che ne giunge la quota principale, seguita dal nostro Paese. Come possiamo intuire, temi complessi e delicati, su cui è positivo il fatto che le autorità spagnole e marocchine, prime tra tutte, agiscano con calibrata prudenza, collaborando neanche troppo sottobanco: ma dove, in generale, vista la complessità della posta in gioco, forse l'UE nel suo insieme non dovrebbe comunque dormire, voltando le spalle a speculazioni israeliane ed americane potenzialmente molto dannose.
Certo, è anche vero che il massimo che Roma (e Bruxelles) hanno dimostrato di saper capire (e fare) è di ridurre il tutto ad una mera questione migratoria, con finalità elettorali: vannacciani, meloniani, campo largo... Occorrerebbe davvero, per un Paese che tanto parla di rilanciare la sua erosa influenza nel "Mediterraneo Allargato", una più vasta comprensione, una più vasta visione.
