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Cosa sta succedendo in Europa?

di Antonio Catalano - 01/11/2026

Cosa sta succedendo in Europa?

Fonte: Antonio Catalano

Leggete con attenzione queste parole, riportate nell’ultimo libro di Bruno Vespa “Storia della seconda Repubblica”. Sono dell’ex ministro della Difesa del PD, oggi presidente del Copasir oltre che deputato, sempre in quota PD. Sono di Lorenzo Guerini. «Se saremo chiamati al governo, dovremmo contribuire agli aiuti militari dell’Ucraina in maniera più consistente di quanto abbia fatto il governo Meloni, che per un anno, dal novembre 2025, non ha inviato più niente a Volodymir Zelensky. Vorrei ricordare che il secondo governo Conte, di cui ero ministro della Difesa, ha fatto registrare il maggior incremento di spese militari degli ultimi anni.»
Solo per dare l’idea di quanta demagogia il campo largo si avvale per vendere un’immagine di sé non corrispondente alla realtà. Un campo largo che si presenta nelle piazze come avversario della guerra, ma che nei fatti ha sempre lavorato per incrementare l’appoggio europeo all’Ucraina di Zelensky. 
Un’ipocrisia politica che prova a nascondere la sua vera natura bardandosi di bandiere e sciarpe palestinesi, come appena fatto dal neo segretario Fiom-Cgil Samuele Lodi. Con l’ex capo del governo Giuseppe Conte, che senza vergogna alcuna, si vende come promotore di pace seguito dai suoi sodali d’esercizio Bonelli-Fratoianni.
Capisco che molti si sentano emotivamente attratti dal movimento che sta animando le piazze, vedendolo come un risveglio e il rilancio di un movimento di massa, ma non vedere che questo movimento sia profondamente innervato da quella componente politica che, nella sostanza, sostiene la Ue, con tutte le sue politiche austeritarie e rigoriste, ma soprattutto guerrafondaie, è non solo ingenuità, ma colpa. 
Facciamola semplice. La destra, per quanto sia organica alle politiche europeiste (dettate, non dimentichiamolo mai, dal capitale finanziario, che in Europa ha la sua principale roccaforte) e quindi sia impossibilitata a sganciarsi dai vincoli europei semmai provando a contrattare margini di sforamento, non lo è abbastanza quanto lo è la sinistra. La quale, invece, è europeista nel suo midollo. Non è un caso che non sentirete mai pronunciarsi contro la Ue e le sue politiche anti-popolari esponenti politici del campo largo, a cominciare da Bonelli e a concludere con Schlein. Anzi, per costoro la Ue rappresenta un faro. Mentre, per quanto possa esserci di strumentale, i partiti di destra (tranne FI) sono attraversati da forti mal di pancia. (Per i cretini di turno: non sto facendo il tifo per la destra, mi limito a descrivere il quadro.)
Provate a vedere come nel campo largo nessuno gridi all’allarme democratico per quanto accaduto ieri in Polonia, dove c’è stato un vero e proprio tentativo di colpo di stato ordinato da Bruxelles. Donald Tusk (ex presidente del Consiglio UE e ora capo del governo polacco) ha fatto circondare dalla polizia la sede del Tribunale costituzionale perché questo sostiene la supremazia della Costituzione polacca sul diritto UE. Fanno silenzio, o semmai provano a sdrammatizzare l’accaduto dicendo che si è trattato di un semplice intervento teso ad affermare la legalità voluta dall’UE.
Tornando quindi al discorso di prima, la UE preferisce quelle formazioni politiche meglio armonizzate alle sue direttive, ed è naturale che sia così. Formazioni che, inutile dirlo, fanno capo e riferimento al campo largo europeo, genericamente considerata sinistra. E per far ciò non si fa scorno di sostenere e alimentare il (legittimo) malcontento che serpeggia nelle società europee al fine di rafforzare il consenso (si tenga presente che l’anno prossimo ci saranno elezioni politiche decisive) verso coalizioni più fidatamente europeiste.
Non capire quindi qual è la posta in gioco, e lasciarsi impressionare da manifestazioni nelle quali la sinistra nelle sue varie articolazioni prova a canalizzare il malcontento “contro la Meloni e il suo orrido governo di destra”, significa non solo essere ingenui ma complici di questa grande operazione giocata alla scala europea. E non a caso, la grande stampa prova simpatia e comprensione, anche per le manifestazioni di piazza più “accese”. 
Quando ho scritto che dietro alle manifestazioni francesi c’era la manina della Open society sorosiana, qualcuno con una certa sufficienza cattedratica ha liquidato con irrisione la cosa dicendo c’è addirittura chi sostiene che queste siano organizzati da Soros. Per quanto mi riguarda, ho solo detto che vi sono organizzazioni “umanitarie” che, ognuna a suo modo, sostengono finanziariamente questi movimenti. 
Il nodo politico sta in una certa ingenuità (ricordo che in politica l’ingenuità è colpa) che si lascia abbagliare dal frastuono delle manifestazioni di piazza… che portano alla memoria i propri “gloriosi” anni giovanili. I movimenti sono spontanei sempre e solo fino a un certo punto. Vediamo di capire qual è la componente (maggioritaria, ma non percepita) di condizionamento esterno di questi movimenti di piazza. E si tratta di un condizionamento che ha le sue centrali in quell’europeismo globalista, di cui le formazioni di sinistra sono la migliore espressione. 
C’è una filiera di giornalismo “impegnato” che opera in rete, che «presta particolare attenzione a temi quali: le questioni sociali, l’emergenza climatica, la ricerca dell’identità e le storie di esilio, il futuro delle nostre democrazie. Questi temi animano il nostro continente e ci riguarda tutti». Parole scritte sul sito di “Sphera Network”, una rete europea di media “indipendenti” che promuovono un giornalismo “transfrontaliero, umano e socialmente impegnato attraverso video reportage, news letter, podcast, contenuti per i social media”. 
L’aspetto che qui mi interessa mettere in evidenza è che questa rete riceve fondi europei. Lo stesso sito di Sphera lo dice con franchezza nell’area dedicata al “Finanziamento trasparente”. Dove leggiamo che Sphera esiste grazie innanzitutto alla DG Connect della Commissione europea, quella responsabile di elaborare e attuare le politiche relative al mercato unico digitale, alla sicurezza informatica e all’innovazione tecnologica. Sphera lo dice papale papale. «La DG Connect ci offre la splendida opportunità di testare e sperimentare la rete Sphera a partire dal 2021.
Lo spiegava a fine 2024 la stessa Margrethe Vestager, allora vice presidente della Commissione europea. «La rete Sphera riunisce dieci partner in tutta Europa… Una nuova offerta di media online per i giovani europei che punta ad avvicinare l’UE ai giovani… Dal lancio del progetto nel 2021, l’importo totale del cofinanziamento dell’UE ammonta a 3,9 milioni di euro».  Poi siamo arrivati a 5,5 milioni di euro.
Non considerare l’enorme lavoro che la UE (e ong “umanitarie” di vario tipo comunque sempre legate alla greppia UE) svolge tra i giovani perché si affermino e consolidino convincimenti europeisti e globalisti non solo è grave ingenuità, ma diventa colpa, quando questa ingenuità vuole ammantarsi di impegno politico. 
L’uso ossessivo della bandiera palestinese non tragga in inganno. Non si tratta di avvicinare le giovani generazioni alla giusta causa “sovranista”, di autodeterminazione, di un popolo sacrificato da una spartizione geopolitica che affonda le sue radici nell’esito della seconda guerra mondiale. La bandiera palestinese (purtroppo) è diventata il pretesto per negare qualsiasi occasione di identità nazionale, artatamente ricondotta alla destra nazionalista e fascista. In questo caso, possiamo dire che la bandiera palestinese diventa uno strumento simbolico del globalismo europeista.