Veleno per topi
di Lorenzo Merlo - 01/11/2026

Fonte: Lorenzo Merlo
Ogni organismo accetta il veleno per topi del caso fino a una certa quantità, poi o si ferma o rantola o muore.
Dovrebbe essere facile ma pare non lo sia. Dovrebbe essere facile osservare che ogni organismo agisce e reagisce in funzione della sua natura e del suo equilibrio nei confronti delle sollecitazioni implicite in tutte le sue relazioni. E lo sarebbe facile, se fossimo cresciuti a pane e ascolto, invece che a nutella e pretese, a ma è ovvio! e giudizio.
Con tale assunto, ampiamente argomentato da Humberto Maturana e da Fransisco Varela (1), possiamo riconoscere la portata dei nostri interventi (incisivi o meno) dalla reazione che otteniamo, l’identità dell’interlocutore, cioè il suo stato generale, le sue vulnerabilità e le sue forze.
È una dinamica che vale anche nei confronti di noi stessi. Ingerire veleno per topi dovrebbe rivelarci d’essere inadatti a causa della reazione del nostro organismo. Dovrebbe, in quanto non è insolito tra gli uomini osservare scelte ideologiche in sostituzione di quelle autentiche relative al proprio sentire profondo.
Quindi, nonostante l’evidenza banale fino al pleonastico, pare che la reazione di un organismo ci sia spesso estranea. Concentrati sulla dimensione razionale è, infatti, spesso poco accreditata o radicalmente castrata. Un epilogo relazionale frequente è anche piuttosto facilmente comprensibile a mezzo di un ulteriore osservazione. Vale a dire a mezzo della costante attenzione a noi stessi, alle nostre esigenze e pretese. ß
Nei sussidiari trasudati dalla cultura razionalista e positivista non c’è nulla di utile alla presa di coscienza che ogni organismo ha come primo scopo il mantenimento di sé. Al contrario c’è sostanzialmente scritto che oltre a noi stessi tutto il resto è un oggetto insenziente.
Mostrare brutalità a qualcuno può essere scioccante nei suoi confronti. Un gesto amorevole a chi si sente in colpa è alleviante e risolutivo. Tuffarsi in un torrente è vitalizzante. Vivere un incubo terrifico è pauroso. Concimare la terra a suon di chimica è sterilizzante. Inquinare l’aria e l’etere con molecole tossiche e campi magnetici comporta alterazioni. Immettere spropositatamente elementi culturali estranei a una cultura ne provoca l’alterazione fino alla morte, in modo direttamente proporzionale alla quantità d’invasività e alla repentinità con la quale avviene.
Oltre che essere esempi di colpi inferti all’equilibrio di un organismo sono anche la certificazione del comportamento da ente senziente di corpi ordinariamente concepiti inerti e insensibili, estranei alla coscienza di sé e quindi privi dello status vitale.
Assistere all’alterazione dell’equilibrio – termine che fa equazione con organismo stabile e in salute – di enti fisici (terra, atmosfera, eccetera) e metafisici (culture, nazioni, idiomi, eccetera) corrisponde all’affermazione che siamo al cospetto di entità-organismi. Questi, non sarebbero quindi un’esclusiva di ciò che la scienza ha finora limitato ai cosiddetti esseri viventi, ma è appunto, da estendere od ogni ente che esprime azioni e reazioni.
Alcune di queste sono le culture, le società, le consuetudini, le comunità, le nazioni. Sulla spinta materialista-socialista (materialismo scientifico-democrazia) e su quella positivista-capitalista (legge del mercato, legge del più forte), discesi a terra in planata sull’onda dei lumi, si è pensato anzi, creduto, di poter costringere gli organismi entro le leggi logico razionali della meccanica. Un’idea tanto creduta innocua quanto legnosa, che dovrebbe essere facile scalzare, ma non lo è.
A evidenziare tale verità sono in molti e altrettanti gli esempi viventi. Tra questi, le politiche nazionali ed europee di stampo progressista-liberista, che in questa occasione, richiamiamo a proposito dell’immigrazione scatenata-forsennata-deliberata-desiderata-ubbidita sotto l’egida autoreferenziata della fabula del buonismo interessato, sotto quella dello spauracchio dell’economia salvata solo da chi fugge dalla fame (dopo molti decenni di aiuti dal mondo buonista, sui quali ogni commento è superfluo) e sotto quella straccia-comunità dei diritti personalizzati. Tre vascelli di armatori d’oltre oceano, battenti bandiera piratesca.
Fatto sta che il progressivo e progressista eccesso d’immigrazione non solo ha demolito – o se preferite, sta demolendo – l’architettura delle tradizioni nazionali ma, come ogni sostanza esogena in dosi equine, mina l’equilibrio e la salute, genera reazioni indesiderate, effetti collaterali (o sostanziali?) entro l’organismo stesso che, come ogni somatizzazione hanno un’origine spirituale-energetica.
Sommosse, rivolte, razzismi d’esasperazione (ben differenti da quelli ideologici), scioperi di gente come noi, al lavoro da sempre per l’essenziale e poco più, che si ritrovano in prima pagina come Girolimoni, a fianco di ragazzini con le scarpe della moda.
Ogni organismo accetta il veleno per topi del caso fino a una certa quantità, poi o si ferma o rantola o muore se non ha più un relitto del suo mondo al quale aggrapparsi. Ma prima, se riesce, reagisce.
Note
- Maturana e Varela, L’albero della conoscenza, Sesto san Giovanni (Mi), Mimesis, 2024.
- Maturana e Varela, Autopoiesi e cognizione, Venezia, Marsilio, 2001.
- Maturana e Varela, Macchine ed esseri viventi, Roma, Astrolabio, 1992.


