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La lezione di Jeffrey Sachs all’Europa

di Fabio Mini - 01/11/2026

La lezione di Jeffrey Sachs all’Europa

Fonte: Il Fatto Quotidiano

La master class di Jeffrey Sachs a una quarantina di deputati e assistenti del Parlamento europeo è stata ripresa dal Fatto con alcuni significativi stralci. Spero che questo interesse sia stato sufficiente a indurre i lettori a guardarsi la registrazione su YouTube. Un’ora piena d’intervento introduttivo del professore e un’altra ora di domande e risposte. Una vera Master Class. Chiara, lucida, dettagliata e appassionata su cosa hanno rappresentato e rappresentano gli Stati Uniti, la Russia, la Cina e l’Europa nel mondo.

 Sachs ha letteralmente fatto a pezzi tutta la narrazione corrente sulla guerra in Ucraina. Ha denunciato le provocazioni, i tradimenti e gli attacchi portati contro la Russia dagli occidentali della Nato e della Ue dalla caduta del Muro di Berlino in poi. Il giudizio sul suo paese, erede dell’imperialismo europeo, è sferzante. Nessuna pietà per quasi tutti i presidenti di ieri e di oggi. Nessuna pietà per i pundit che pontificano senza sapere e senza ritegno. Nessuna parola misurata con il centimetro del politichese, del politically correct, della nebbia diplomatica: gli imbecilli sono tali, gli idioti pure e i genocidi e i criminali sono tali. Papali papali. Una lezione superlativa di cosa sia accaduto nel mondo a causa della smania di egemonia statunitense, della frenesia bellica della Nato, delle follie israeliane e dell’ottusità europea. Una lezione ricca di esperienze personali e di episodi sconosciuti, di promesse fatte e non mantenute, di parole pronunciate e non scritte e viceversa. Un quadro che aiuta a capire molti dei “misteri” sulle guerre e le crisi attuali. E sulle prospettive future. 

Tra le varie parole scritte e non dette (e viceversa) citate da Sachs, colpiscono quelle scritte e non dette da Adenauer nel 1952. In quell’anno la Germania ebbe l’occasione di scegliere la neutralità. Stalin in cambio prometteva la riunificazione. E poteva farlo perché tutta la Germania orientale era controllata dall’Armata Rossa. Se l’avesse accettata probabilmente non ci sarebbe mai stata la Guerra fredda e l’equilibrio fra i blocchi sarebbe stato assicurato senza il ricorso al terrore nucleare. Adenauer rifiutò affermando che preferiva una Germania divisa (sotto dominio occidentale e orientale) piuttosto che unita, indipendente e neutrale. Era una scelta di campo da parte sua ma anche una scelta che condannava il popolo tedesco e l’Europa intera alla guerra permanente. Fratricida. Per essere pronunciata e scritta dal padre della democrazia tedesca era un’affermazione gravissima e una decisione inspiegabile. Molti anni dopo, dice Sachs, si è trovato negli archivi inglesi il documento in cui Adenauer spiegava la ragione di quella scelta: “Preferisco la divisione non perché non mi fido di Stalin, ma perché non mi fido del popolo tedesco”. Guardando a ciò che è avvenuto dopo la riunificazione e cosa sta succedendo adesso in Germania viene da pensare che il vecchio Adenauer era davvero un genio e soprattutto conosceva i suoi compatrioti. La Germania unificata non è stata in grado di superare o appianare le differenze tra Est e Ovest e nemmeno di garantire un equo trattamento sociale ed economico alle rispettive popolazioni. Per molti anni la parte orientale è stata considerata la palla al piede di quella occidentale. Le Forze armate sono state le prime a essere “epurate” anche se gli archivi segreti della Ddr e i contatti con i paesi dell’Est, dalla Polonia alla Mongolia, sono stati la manna per l’intelligence tedesca, americana e della Nato. Dal 1992 in poi, di quel patrimonio è stato utilizzato soltanto quello che faceva comodo per costruire la narrazione della Germania comunista stupida e cattiva. Si è taciuto sul dettaglio che con l’unificazione la Germania occidentale riceveva in dote i contatti e i contratti con una parte del mondo fino a quel momento ignorata o inaccessibile. Di fatto “la palla al piede” ha lavorato per decenni sottopagata e discriminata per ingrassare le stesse identiche oligarchie familiari che avevano sostenuto il terzo Reich. Per loro la guerra non è mai stata persa veramente.

Nel 1994 in una pubblica intervista, Kissinger affermò che la Russia non era una minaccia: i paesi della Nato non erano minacciati, ma bisognava espandere la Nato anche se questo costituiva una provocazione militare contro la Russia. La logica di Kissinger, adottata dalla stessa amministrazione Clinton e da quelle seguenti era “se non sfidi la Russia quando è debole, cosa farai quando sarà di nuovo forte?”. Lo scontro era voluto, ricercato e pianificato. Le guerre balcaniche non furono che una manifestazione di tale volontà. A nessuno negli Usa, in Europa e nella Nato venne in mente che una Russia più prospera sarebbe stata più alleata che nemica. O forse venne in mente agli americani che però non concepiscono un paese al mondo che sia “più grande” di loro. Nessuno considerò che la provocazione avrebbe prodotto esattamente ciò che volevano, ma non necessariamente il risultato sarebbe stato favorevole. La guerra in Ucraina da questione bilaterale si è trasformata in incubo continentale. A forza di evocare la guerra e la minaccia russa, l’Europa e la Nato hanno ritenuto di doversi riarmare nonostante la palese superiorità militare della Nato nel suo complesso. La pressione statunitense sull’incremento delle spese militari al solo scopo di foraggiare il sistema industriale americano ha trovato un’ottima sponda nell’individuazione della Russia come nemico ideale. L’Europa oggi si riarma, versando soldi agli Stati Uniti; l’euro si deprezza rispetto al dollaro e persino alla sterlina. La parola magica è che bisogna difendersi, bisogna aiutare l’Ucraina a difendersi; bisogna affrontare la crisi facendo lavorare le industrie belliche. La Germania è quella che s’impegna di più nello sforzo bellico. Tutti chiedono soldi per affrontare la guerra, anzi scatenarla per primi. Un detto americano dice: “Stai attento a ciò che chiedi, potresti ottenerlo”. Chi, in Europa, ha letto Kissinger può aver colto la stessa lezione di allora, ma la sta applicando nel periodo sbagliato.