Newsletter, Omaggi, Area acquisti e molto altro. Scopri la tua area riservata: Registrati Entra Scopri l'Area Riservata: Registrati Entra
Home / Articoli / Dell'intolleranza

Dell'intolleranza

di Andrea Zhok - 18/03/2024

Dell'intolleranza

Fonte: Andrea Zhok

Ieri, stando a quanto riportano i giornali, si è verificato un episodio di contestazione all'Università "Federico II" di Napoli, dove alcuni gruppi studenteschi avrebbero ostacolato la possibilità del direttore di Repubblica, Maurizio Molinari, di parlare in pubblico.
La ragione di questo dissenso sarebbe stata la posizione della testata a supporto prono delle ragioni di Israele nell'attuale conflitto israelo-palestinese.
Rimarchevole, rispetto a questo episodio, la presa di posizione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha diffuso una nota con il seguente monito: occorre «bandire dalle università l’intolleranza».
E ha spiegato:
«Con l’università è incompatibile chi pretende di imporre le proprie idee impedendo che possa manifestarle chi la pensa diversamente».
Ora, assumiamo, per il piacere della conversazione, che quanto riportato dai giornali corrisponda al vero (occasionalmente capita).
Se così stanno le cose, non posso che felicitarmi per le parole del Presidente, che affermano un principio fondamentale con cui non potrei essere più d'accordo.
Dall'università va bandita ogni intolleranza, ed è incompatibile con il senso storico dell'istituzione universitaria la pretesa di imporre le proprie idee ostacolando l'espressione di chi la pensa diversamente.
Le parole, salvo che nel caso limite in cui hanno un senso performativo (come quando si grida "al fuoco" per diffondere il panico o si incita una folla ad un'azione violenta) sono veicoli di riflessione e come tali non c'è mai nessuna ragione in un contesto democratico per bandirle o sanzionarle. Questo vale anche, e a maggior ragione, quando l'oggetto di una tesi possa apparire di primo acchito già risolto in un giudizio consolidato, anche quando la tesi esposte sono correntemente minoritarie, o denigrate.
E dunque sarebbe bello che questo principio, eloquentemente richiamato dal Presidente, venisse preso sul serio e valesse su ogni argomento.
Dovrebbe valere, per dire, anche se vengono chiesti spazi per ospitare giornalisti o intellettuali che spiegano le ragioni della Russia nell'attuale conflitto per procura con la Nato e non dovrebbe succedere che, com'è come non è, questi spazi vengono negati anche semplicemente se qualcuno ha il passaporto russo, mentre diventano magicamente disponibili per personaggi che hanno già una eco mediatica alquanto rilevante, tipo Molinari.
Dovrebbe valere per scienziati o intellettuali che criticano, o criticavano quando la questione era più pressante, la condotta catastrofica del governo italiano nella vicenda pandemica.
Dovrebbe valere per voci discordanti su temi che, stando alla nostra stampa, sarebbero in cima alle preoccupazioni della civiltà contemporanea come la cosiddetta "ideologia gender" o il cambiamento climatico ad origine antropica, ecc. ecc.
Ecco, dunque non posso che ribadire il mio caloroso sostegno alle parole del presidente Mattarella, ed augurarmi che si riconominci a prendere sul serio il rispetto di questo principio di pluralismo e libera espressione. Ovunque nella società, a partire dalle istituzioni di istruzione superiore. Giacché - e questo forse al nostro Presidente è sfuggito - tale principio è violato con impressionante frequenza da anni.