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Il partito del generale

di Diego Fusaro - 14/06/2026

Il partito del generale

Fonte: Diego Fusaro

Si è tenuta ieri a Roma l'assemblea costituente del neofondato partito "Futuro nazionale" del generale Vannacci. La partecipazione è stata elevatissima. Il partito è in crescita e molto probabilmente non sarà fatto secondario nelle prossime elezioni politiche. In un passaggio nodale del suo intervento, il generale ha dichiarato senza perifrasi "siamo la feccia e siamo fieri di esserlo". Con ciò, intendeva sostenere che il suo partito raccoglie tutti coloro i quali sfuggono alle categorie del pensiero unico politicamente corretto e che, a cagione di ciò, sono presentati dagli araldi dell'ordine dominante come feccia e come plebaglia non ortopedizzata in senso liberalprogressista. Vi è, in ciò, un genuino elemento populista, dove per populismo dobbiamo sostanzialmente intendere la rivendicazione di protagonismo delle masse popolari e la loro indisponibilità a farsi manipolare dall'ordine simbolico dominante. In sintesi, la feccia a cui fa riferimento il generale è quella che ha compreso o, comunque, avvertito che quello della globalizzazione neoliberale è un mondo al contrario, degno di essere contestato e non supportato. Se così fosse, allora il partito del generale sarebbe autenticamente un partito oppositivo rispetto al sistema dominante. Ma per esserlo autenticamente dovrebbe allora far seguire alla denunzia del mondo al contrario una terapia in grado di "raddrizzarlo", ed è ciò che, allo stato dell'arte, mi pare manchi nel partito del generale, soprattutto se si considera che i tre capisaldi del mondo al contrario, da cui derivano tutte le sue contraddizioni, peraltro in larga parte evidenziate dallo stesso generale, sono il libero mercato sovrano, l'imperialismo atlantista e l'alternanza senza alternativa tra una destra e una sinistra ugualmente organiche all'ordine egemonico. Allo stato dell'arte, non risulta che il nuovo partito voglia opporsi a questi tre pilastri. Insomma, la contestazione dell'ordine dominante da parte del nuovo partito riesce solo a metà: dice, sì, che vi è un mondo al contrario e in ciò ha perfettamente ragione; ma non ne svolge compiutamente la critica teorica e pratica, nella misura in cui resta incagliato nelle tre contraddizioni fondamentali da cui scaturiscono tutte le altre. Il fatto che in generale abbia apertamente dichiarato di non voler fare da stampella al centro-destra liberale e atlantista è indubbiamente un buon segnale: è condizione necessaria ma non sufficiente per poter costituire un partito autenticamente oppositivo all'ordine egemonico. Il passo ulteriore dovrebbe consistere nel riaffermare il primato dello Stato e della politica sul mercato e sull'economia, nel propugnare il multipolarismo e l'opposizione all'imperialismo a stelle e strisce e, in ultimo, nel superare la dicotomia di destra e sinistra per proporre un'unione trasversale delle classi lavoratrici e dei ceti medi contro il blocco oligarchico neoliberale.