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Lettera aperta a coloro che ritengono giusti i bombardamenti all'Iran

di Antonio Catalano - 03/03/2026

Lettera aperta a coloro che ritengono giusti i bombardamenti all'Iran

Fonte: Antonio Catalano

Il generico favore per i bombardamenti sull'Iran è indicativa di un certo umore generale che, spesso inconsapevolmente, riproduce la voce del padrone, lo stesso padrone che mandò nel febbraio 2003 il segretario di Stato Colin Powell ad agitare una provetta a dimostrazione che Saddam aveva le sue armi di distruzioni di massa… bisognava bombardare l’Iraq.

Niente di nuovo sotto il cielo, l’assenza di una voce autorevole e che rappresenti in modo coerente gli interessi dei ceti popolari rende l’opinione pubblica succube delle “narrazioni” di quei padroni del mondo che spesso, purtroppo, sono gli stessi ceti popolari a sostenere.

Se quindi il padrone americano, condizionato (costretto?) dal piccolo ma potente stato israeliano (lui sì che può permettersi di avere un arsenale nucleare senza dar conto a nessuno), decide che è arrivata l’ora di far pagare l’insolenza del calcio in culo che lo cacciò dal suolo iraniano 47 anni fa e che non bastano più sanzioni economiche ed embarghi ma bisogna passare ai bombardamenti, è chiaro che serva condizionare l’opinione pubblica occidentale per averla amica nell’ennesima sporca operazione di aggressione a uno stato sovrano. La famosa democrazia occidentale ha bisogno di questo consenso.

In modo che l’opinione pubblica – i popoli occidentali cioè – inorridiscano al racconto menzognero che si fa di quell’antica nazione, così che diventi paladina di una “guerra santa” contro la barbarie incarnata da selvaggi barboni che indossano lunghe vesti e strani turbanti in testa. Barboni che spadroneggiano in modo brutale su un popolo che non vede l’ora di liberarsi del malefico giogo e che minacciano il candido, democratico e libero mondo occidentale.

Stessa procedura usata per giustificare l’aggressione Nato alla Russia… la quale minacciava addirittura di invadere l’Europa fino a Lisbona… interruzione dei rapporti commerciali, imposizione del divieto di approvvigionamento delle preziose risorse energetiche russe… crisi economica non nella cattiva Russia ma nei Paesi affiliati all’UE... finanziamenti a getto continuo e invio di armi strategiche all’Ucraina di Zelensky… che – guarda caso? – ora si rende disponibile per offrire carne da cannone nello scenario mediorientale.

Niente di nuovo. Al popolo-toro si indica un nemico esterno dipingendolo a tinte oscure e minacciose, dicendo di lui pesta e corna. Mentre al popolo-toro si agita in faccia un drappo rosso in modo che si infuri e parta alla carica… non curandosi del fatto che chi agita il drappo è lo stesso che poi lo “matarà”. Così come si vuol “matar” il popolo iraniano che per colpa ha quella d’essere governato da un potere che non ne vuole sapere di offrire senza contropartita ai padroni del mondo la propria sottomissione insieme alle preziose risorse energetiche.

Ma nei confronti dell’Iran (diversamente che della Russia) è più facile attizzare odio, odio viscerale, lì accadono cose feroci e crudeli. Come se dalle nostre parti, nel mondo cosiddetto civile e democratico, avessimo carenza di orrori. Come l’orrore, di cui si sapeva da anni, delle orge pedo-porno-sataniche nella famosa isola di Epstein, dove la stessa classe dirigente che indica nell’Iran il Male Assoluto era solita abusare di bambini spingendosi in rituali satanici con tanto di sacrifici umani.

Di queste macabre quanto criminali storie i nostri tg non fanno menzione, quando invece sarebbe suo dovere parlarne. Dell’Iran invece si racconta di violenze, di esecuzioni sommarie, di persecuzioni, di brutale oppressione e quant’altro ancora possa suscitare lo sdegno dell’opinione pubblica occidentale, fatti dei quali l’autenticità è garantita… dalla stessa informazione che invece tace dei crimini di cui prima.

Molti sono indignati dal fatto che in Iran non ci sia democrazia, che lì viga una dittatura teocratica retta da famigerati Ayatollah. Io non andrei a vivere in Iran, come in molti nei commenti mi hanno invitato a fare, non perché mi faccia schifo quella nazione ma semplicemente perché la mia patria è qui. Comunque, che piaccia o meno, quella forma di governo non può essere definita dittatura, perché, come scrive il prof. Andrea Zhok, si tratta di una complessa struttura istituzionale, con meccanismi di sostituzione per elezione o cooptazione delle proprie classi dirigenti.

Ma poi, a proposito di democrazia, parliamo proprio noi dove ormai alle elezioni va a votare il 40%, che abbiamo un’UE i cui vertici sono eletti da poteri non democratici e che addirittura nella gerarchia delle fonti questa è sopra la stessa Costituzione?  L’Iran di oggi ha dietro di sé una storia millenaria, lì hanno inventato molto prima di noi (figuriamoci degli americani!) lo Stato, non tocca quindi a noi stabilire come debba strutturarsi quel popolo e quale forma di governo darsi. Ma come mai nei confronti di altri regimi teocratici c’è non solo tolleranza ma si stringono con essi solidi rapporti di alleanza?

In Iran c’è una popolazione che nella sua stragrande maggioranza è dalla parte delle istituzioni che governano la nazione (anche quando le contesta, come per esempio nelle settimane passate contro il carovita). Ma le nostre tv non ci fanno vedere le oceaniche manifestazioni di popolo dei giorni scorsi in seguito ad azioni preordinate da paesi stranieri (Israele) con agenti armati finalizzate a creare scompiglio sparando e uccidendo poliziotti e manifestanti… i famosi morti (tremila, non trentamila) riguardano sia quelli colpiti da agenti armati sia gli stessi agenti rimasti uccisi in seguito ai legittimi interventi di difesa delle forze dell’ordine. Azioni terroristiche messe in atto per disarticolare il potere di Teheran.

Come hanno fatto a Kiev nel 2014, nelle rivoluzioni arancioni, nelle primavere arabe… niente di nuovo, gli americani ai primi di questo secolo coniarono addirittura l'espressione “strategia del caos” per indicare tutti quegli interventi tesi a mettere a soqquadro le nazioni che rischiavano di prendere una “brutta” strada” (Egitto, Libia, Siria…).

Due paroline a proposito degli iraniani che festeggiano dalle nostre parti per la morte di Khamenei, sventolano la bandiera di Israele e invocano la fine del regime degli Ayatollah. Solitamente si tratta di iraniani delle classi medio-alte bene integrati nei meccanismi del nostro sistema, spesso figli di quelle famiglie legate agli ambienti del dittatore (quello sì dittatore) scià Reza Pahlavi, messo sul trono contro la volontà del popolo dai neocolonialisti occidentali (britannici in particolare). Quei giovani che saltellano eccitati dalle bombe sganciate su Teheran sono semplicemente dei traditori della propria nazione. E sono proprio queste minoranze “privilegiate” a essere usate dalla propaganda nostrana per indicare l’impopolarità del regime iraniano, utilizzati un po’ da tutti, sia a destra che a sinistra.

A proposito di destra e sinistra. Se tanta gente, spesso in buona fede (lasciando stare gli algoritmi), si agita, si allarma, interviene furiosamente contro il sottoscritto perché questi ha osato difendere il popolo iraniano e addirittura proporre una manifestazione popolare contro l’aggressione americana dicendomi spropositi di ogni genere, dandomi della zecca, del propal, del flottiglista, scioperatore del venerdì e cose del genere (il livello è questo) è perché è messa fuori strada. (Se solo gli stessi avessero letto solo alcuni miei post avrebbero capito un po’ di cose, ma lasciamo stare.)

Fuori strada da chi? Tanta parte di questi “arrabbiati” sono preda della propaganda di destra, in particolare di quella leghista (il fuoriuscito Vannacci ha detto cose un po’ anomale) che sul tema specifico assume la parte in gioco più dura. Si tratta di una propaganda (sottomessa al 100% al punto di vista sionista) che fa breccia per il semplice motivo che tanta parte della popolazione è davvero stanca della sinistra (che comunque è d’accordo con l’attacco all’Iran, ma lo fa in modo subdolo) che in questi anni ha attizzato un odio verso chi non aderisce a certe “narrazioni”.

Tutti omofobi quelli che non accettano la “narrazione” transgender. Tutti complici dei femminicidi quelli che non accettano la “narrazione” anti-patriarcale. Tutti ecocidi quelli che non accettano la “narrazione” della crisi climatica. Tutti mafiosi quelli che non accettano la “narrazione” di un SI al referendum che rappresenta l’ennesima minaccia della solita destra alla nostra Costituzione. Tutti fascisti quelli che non accettano le devastazioni urbane compiute dalle sociopatiche bande anarcoide. Tutti razzisti quelli che non accettano l’immigrazionismo impulsato dall’accoglientismo del capitale finanziario anti ed extra nazionale. Tutti negatori del diritto alla libertà sindacale quelli che non accettano la “narrazione” di un Landini furioso contro la Meloni ma tanto dolce e inclusivo con gli Elkan. Tutti…

L’esasperazione di questo radicalismo estremistico di aree (mal) politicizzate e strumentalizzate è stato un determinate (non l’unico) fattore di radicalizzazione condotto sul binario morto di una ri-polarizzazione che riproduce l’eterno scontro destra-sinistra, ma fuori di quel contesto storico che dava senso sociale a quello scontro.

In sedicesima è un po’ quello che è successo negli Usa, dove una grande insofferenza del popolo trattato da pezzente (i redneck) e offeso nei suoi valori tradizionali dalle élite della finanza globalista ha aderito con entusiasmo al movimento Maga, che poi nei fatti Trump ha tradito mettendosi dalla stessa parte di quel mondo che detestava quel movimento.

La polarizzazione destra-sinistra oggi è solo un grosso fattore di distrazione di massa, l’arma usata dal nemico rappresentato da un potere che odia profondamente il popolo (demofobia), che usa destra a sinistra per indirizzare la popolazione su falsi bersagli, che sostiene e incita ai criminali bombardamenti sull’Iran sempre e comunque contro l’autodeterminazione dei popoli.